davide buscaglia

365STRANGERS

365strangers è un progetto psicologico e fotografico sviluppato nel 2015.
A partire dal 01.01.2015 ho incontrato, conosciuto, fotografato e raccontato 365 sconosciuti: uno al giorno per 365 giorni.
Gli obiettivi erano molteplici: migliorare l'approccio fotografico al ritratto, riflettere sulle conseguenze relazionali di incontri quotidiani con lo sconosciuto, mettermi in gioco per affrontare alcune delle mie paure, contrastare la solitudine, impormi un obiettivo quotidiano. Verificare le possibili applicazioni terapeutiche dello stesso. Non si trattava di un reportage, ma di una sorta di auto-terapia vissuta in contatto con la fotografia e con l'Altro.
Ciò che mi sorprese immediatamente dopo i primi scatti furono due aspetti connessi agli incontri: l’intimità del contatto e la reciprocità degli scambi. Tornando a casa dopo l’incontro osservavo lo scatto e rimanevo profondamente colpito da ciò che provavo. A volte commosso. Provavo affetto, per ognuno di loro. Era un po’ come se le persone incontrate mi avessero donato una parte di loro, ed ero grato. In questo caso è vero che la fotografia non si fa, ma si prende. È un gesto intimo, puro, poetico. E così ho scoperto che Fotografare significa entrare in relazione, in contatto con le persone. L’ho sperimentato sulla mia pelle. O sulla nostra pelle. Non ero centrato sui soggetti che fotografavo, non avevo interviste, non ero del tutto centrato su di me: ero in una zona di confine tra me e loro. È qui che avveniva l'incontro.
Giorno dopo giorno incontrando 365 sconosciuti mi resi conto che ciò che facevo infatti era contattare ed esplorare 365 parti di me, attraverso sguardi, storie ed emozioni che condividevamo. Tutto si giocava, come spesso accade, introno all'empatia. E ciò che è accaduto dopo mi ha sorpreso ancora di più: non ero il solo a riconoscermi in questi sconosciuti, anche le persone che mi seguivano sui social sperimentavano qualcosa di simile. A tal proposito un ruolo fondamentale lo hanno giocato le didascalie: ad integrazione delle fotografie allegavo una descrizione del vissuto emotivo e relazionale degli incontri. Non si tratta però di descrizioni di sconosciuti, l’intento era quello di focalizzare il vissuto relazionale, emotivo e umano di ciascun incontro. Cosa mi ha colpito? Come mi sono sentito con lui/lei? Che tematica si è attivata durante l’incontro? Cosa ho contattato? Cosa è stato importante? Cosa ho imparato da questo incontro? Con che cosa rimango?
Erano queste alcune delle domande che mi ponevo una volta terminato l’incontro. Ed è attraverso queste riflessioni che ogni giorno ho imparato qualcosa di nuovo su di me, e su chi mi sta intorno.
In fin dei conti sappiamo chi siamo attraverso gli occhi delle persone che ci circondano.
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31st Dec, 2015 | 365
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31st Dec, 2015 | 365
Da bambino passavo molte giornate in un parco giochi. Eravamo io, mio fratello e un amico. Il gioco era questo: tutte le volte che un bambino sconosciuto passava da lì uno di noi aveva il compito di incontrarlo e conoscerlo, scoprire quante più cose possibili su di lui. Volevamo scoprire chi erano, e dire chi eravamo. Solo ora mi accorgo della connessione. Lui è Christian. L’ho notato mentre giocava con il proprio monopattino insieme ad altri 3 bambini. È stato il Natale più bello della mia vita. Ho ricevuto cose bellissime, forse addirittura esagerate. Non me le aspettavo. Con lui mi colpisce la chiara sensazione di essere preso sul serio: siamo insieme, ha smesso per un attimo di giocare con gli altri bambini per dedicarsi a noi, pienamente presenti e in contatto. Nessuno sforzo, nessuna difficoltà, è stata la cosa più naturale del mondo, vissuta senza pensare a come fare, semplicemente vivendola. In questa sua modalità, nel suo prenderci sul serio trovo di nuovo me stesso. Quest’anno per la prima volta mi sono messo in gioco. E mi sono preso sul serio. Ho finito. E iniziato

When I was a child I used to spend many days in a park. There was me, my brother and a friend. The game worked like this: every time an unknown kid passed by one of us had to go and meet him, get to know him and find out as many things as possible. We wanted to know who they were, and say who we were. It’s only now that I notice the connection. He’s Christian. I noticed him while he was playing with his scooter with 3 other kids. It’s been the best Christmas of my life. I received wonderful things, maybe even excessive. I didn’t expect it. With him I’m struck by the clear impression of being taken seriously: we’re together, for a bit he stopped playing with the other kids so that he could focus on us, fully present and in touch with one another. No effort, no difficulty, it was the most natural thing in this world, experienced without thinking about how to do it, but simply experiencing it. In this modality, in his way of taking us seriously, I find myself again. This year, for the first time, I put myself on the line. And I took myself seriously. I finished. And started.
30th Dec, 2015 | 364
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30th Dec, 2015 | 364
Lei è Maria. Ho voglia di lentezza e scelgo lei, per la camminata un po’ stanca e fragile. Tra pochi mesi proverà a fare la dietista con specializzazione in veganesimo. Ed è qui che ci incontriamo, in una consulenza fatta per strada a cavallo tra etica e salute. Dire che mangiare vegano sia mangiare sano è un autogol da parte dei vegani. Non ci cono certezze assolute nell’alimentazione, anche se limitare insaccati e carne rossa è ormai una cosa risaputa. Con lei sento un po’ di freddo, e l’incontro scorre soprattutto su un piano professionale, in un’anteprima dell’attività che conta di aprire nei prossimi mesi.

This is Maria. I want slowness, and I choose her for her way of walking, a bit tired and fragile. In a few months she’ll try to be a dietitian specialized in veganism. And it’s here that we meet, in a consultation in-between ethics and health. To say that eating vegan means eating healthily is an own goal on the part of vegans. There’s nothing certain in nutrition, even though limiting red meat and cured meats is a commonly known thing nowadays. With her I feel a bit cold, and the encounter is spent mostly on a professional level, a preview of the business she plans to start in a few months.
29th Dec, 2015 | 363
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29th Dec, 2015 | 363
Lei è Linda. Mi colpiscono i suoi occhi. Sembrano doloranti. Ha un tono di voce caldo e molto basso. Il suo suono sembra arrivare da altrove, originato da un luogo distante ma dentro di lei. Glielo dico, e mi risponde sorridendo all’inizio è così, quando prendo confidenza lo abbasso ancora di più. Non sembra evitare lo sforzo, è qualcosa di più viscerale e accogliente. Studia scienze della comunicazione ma spera di specializzarsi in scienze dell’investigazione. La saluto con la sensazione di esserci incontrati sottovoce.

This is Linda. I’m struck by her eyes. They seem to be in pain. Her voice is warm and low. The sound seems to come from somewhere else, originating from a distant place, but within her. I tell her, and she replies, smiling, at first it’s like this, when I get comfortable I lower it even more. She doesn’t seem to avoid the effort, it’s something more visceral and welcoming. She studies Communication but hopes to get a specialization in Investigation. I leave with the impression that this encounter has taken place under our breaths.
28th Dec, 2015 | 362
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28th Dec, 2015 | 362
Lui è Susanthan. Lo noto tra i banchi del mercato. Viene dallo Sri Lanka. Incontrarlo mi porta ad un’impressione comune quando incontro il sud-est asiatico. Sembrano operosi, instancabili, impegnati in ogni attività. È perché abbiamo fame. È la fame che sostiene e motiva il nostro impegno. Studia Economia, l’obiettivo è quello di raccogliere abbastanza denaro da investirlo e non lavorare più. Un anziano mi ha rivelato che sommando le lettere del mio nome alla mia data di nascita ottengo 1, 1. Il massimo che si possa ottenere. E che cosa significa? Significa che ogni cosa che farò dovrebbe andarmi bene. Me lo dice così, sorridendo modestamente come pochi minuti prima. Lo saluto, mentre mi allontano la sensazione è che sarà davvero così. Troverà il modo di investire quella somma di denaro in modo da non lavorare più. Perché ha ottenuto 1 e 1. E per l’entusiasmo e la bontà che accompagna ogni sua parola. E perché non si arrenderà.

This is Susanthan. I spot him among the booths at the market. He’s from Sri Lanka. From this encounter I get the same impression I always get when I meet someone from South-East Asia. They seem to be hard-working, tireless people, always working on any kind of activity. It’s because we’re hungry. It’s hunger that motivates and supports us. He studies Economics, the goal is to earn enough money to invest and quit working altogether. An old man told me that if you add the letters of my name to my date of birth you get 1, 1. The maximum you can get. And what does it mean? It means that whatever I’ll do, it should go well. He tells me smiling humbly, as he did a few minutes earlier. I say goodbye, and leaving I have the impression that it’s going to be as he says. He’ll find a way to invest that money and quit working. Because he got 1 and 1. And because of the enthusiasm and the goodness within each of his words. And because he won’t give up.
27th Dec, 2015 | 361
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27th Dec, 2015 | 361
Lui è Massimo. Lo noto mentre si allena sullo skateboard. È solo, in una zona della città che sembra aver deciso di rimanere un po’ in disparte, piuttosto che stare nel centro. È un angolo prezioso, dove le macchine non arrivano. Accetta, ma è minorenne. Chiamo mia mamma e glielo chiedo, ma sono sicuro che accetterà. Preferisco stare da solo piuttosto che con chi non mi piace. Gli chiedo se condivida quella solitudine con qualcuno e mi risponde sì, ho un'amica con cui studio. Mi ha aiutato molto in questi anni. E poi finiamo sullo skate. Sai, lo skate è tutto un gioco fra tecnica e paura. A volte arriva prima la paura, altre volte la tecnica, ma è necessario accogliere la paura. Hai paura di cadere? No, cadere significa imparare. Se cado so di essere sulla buona strada. E lì mi perdo, non so più se ciò che descrive sia l'esperienza dello skate o l'esperienza della vita. Se hai paura non cadi, non rischi, rimani nella zona di sicurezza. Immobile e costante, fino all'ultimo scalino. A volte sapere come fare non basta. A volte cadere significa imparare.

This is Massimo. I notice him while he’s training on his skateboard. He’s alone, in a part of the city that seems to be intentioned to remain out of the way, rather than in the center. It’s a precious corner, where cars don’t go. He accepts, but he’s a minor. I call my mum and ask her, but I’m sure she’ll say yes. I’d rather be on my own than with people I don’t like. I ask him if he shares his solitude with someone else, and he says yes, the friend I study with. She’s helped me a lot these past few years. And then we end up talking about skateboarding. You know, it’s like a game between technique and fear. Sometimes it’s the fear that comes first, others it’s the technique, but it’s important to welcome the fear as well. Are you afraid to fall? Yes, but falling means you’re learning. If I fall I know I’m on the right track. And here I’m lost, I don’t know anymore if he’s talking about skateboarding or life. If you’re not afraid, you won’t fall, you won’t risk, you’ll always remain in your comfort zone. Motionless and constant, until the last step. Sometimes knowing how to do is not enough. Sometimes falling means you’re learning.
26th Dec, 2015 | 360
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26th Dec, 2015 | 360
Lui è Omar. Lo noto mentre si dirige verso la stazione. Dice di avere un treno dopo cinque minuti, ma finisce che passiamo insieme mezz'ora, rimandando il rientro suo e della fidanzata che lo accompagna. Così scopro che il suo esempio è Steve Jobs e che ha in programma di iscriversi all'Università. Vorrei studiare Economia e Marketing. Mi affascina la possibilità di intuire in anticipo ciò che può piacere alle persone. Dicono che alcuni prodotti Apple in uscita siano stati progettati anni fa da Steve Jobs. Me lo dice così, sostenuto dalla passione e dalla forza dei sogni di quell'età. Mi allontano e penso a questo: oggi, negli ultimi giorni in generale, sento qualcosa di diverso, sono più in figura gli aspetti fotografici piuttosto che altri.

This is Omar. I notice him while he’s approaching the station. He tells me he has a train leaving in five minutes, but we end up spending half an hour together, thus postponing the return of him and his girlfriend. So I discover that his model is Steve Jobs, and that he’s going to enroll to university. I’d like to study Economics and Marketing. I’m fascinated by the possibility to foresee what people might like. They say that some of the Apple products that are about to be launched were developed years ago by Steve Jobs. He’s supported by the passion and the strength of the dreams typical of his age. I leave with these thoughts: today, and more in general in the past few days, I feel something different, the photographic elements are more in focus than the others.
25th Dec, 2015 | 359
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25th Dec, 2015 | 359
Lui è Lasitan. Ti dico di sì, ma devi scrivere della mia collera, del freddo che soffriamo in queste stanze senza riscaldamento, dell'acqua che dalla doccia sgorga fredda, del cibo che non somiglia affatto a cibo. Fatto. Quando protesto la risposta che ricevo è sempre la stessa: se non ti va bene, vai via. Ho sentito la sua rabbia, le sue lamentele, il furioso desiderio di dare voce a quel sentimento. Il tutto immersi nel buio della stanza comune del centro di accoglienza che lo ospita. È la luce di una stufa a definire il suo volto. Non trovavo la parola francese per dirgli fiamme. Me la ricorda lui. Flume, quasi uguale. Alla fine siamo sempre la stessa cosa.

This is Lasitan. I agree, but you have to write about my rage, about the cold we are forced to endure in these rooms with no heating, about the cold water pouring from the shower, about the food that doesn’t taste like food at all. Done. When I speak my mind the answer I receive is always the same: if you don’t like it, feel free to go. I felt his rage, his complaints, his angry desire to express that feeling. All of this in the darkness of the common room at the shelter where he’s a guest. It’s the light from a stove that defines his face. I couldn’t remember the French word for “flames”. He tells me. Flume, almost the same. In the end, we’re all the same.
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Lei è Martina. Ho voglia di colore in questi giorni e incontro lei, che sa di albicocca. Studia giurisprudenza a Torino, ma la mamma ha fretta e nella fretta rimane con noi, a una distanza di sicurezza che non ci sostiene. Eppure lei è maggiorenne. Eppure avrebbe potuto dirle aspettami in macchina. Invece no. In questa dinamica milioni di possibilità, il suo stile ne suggerisce solo alcune. Che non verifico, e quindi volano via. L’energia è alta, provo a dimenticare lo sguardo materno e così lascio per strada pezzi di noi, pur sentendo pienamente ogni sorriso con cui ci incontriamo: una rapida occhiata a ciò che sarebbe potuto essere. Me ne vado e penso a questo, al fatto che la fretta faccia perdere un sacco di tempo.

This is Martina. These days I want colors, and I meet her, who reminds me of apricots. She studies Law in Turin, but her mom is in a hurry and in a hurry she remains with us, at a safe distance that doesn’t help our encounter. But she’s not a minor. And yet, she could have asked her to wait for her in the car. But she didn’t. This dynamic opens millions of possibilities, her style suggests only some of them. Which I don’t ascertain, so they slip away. The energy is high, I try to forget the maternal gaze and so I leave behind pieces of us, still fully feeling every smile in which we meet: a quick look at what it could have been. I leave thinking about it, about how being in a hurry makes us lose so much time.
23rd Dec, 2015 | 357
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23rd Dec, 2015 | 357
Lui è Federico. Lo noto mentre fluidamente percorre i reparti del negozio presso cui lavora. È un movimento naturale e disinvolto, la sensazione è che quello sia il suo ambiente. Amo il mio lavoro. Ho 23 anni sono fortunato ad avere questa opportunità. Diventerò Visual. Pieno di energia e movimento, sento la passione che lo sostiene e costituisce, così da esprimere un vivere appassionato anche in altri contesti. Lì con me, per esempio. Ha un tatuaggio sulle dita. Hope. Speranza. È la mia fede. Me lo dice proprio mentre scrivo le prime quattro lettere del suo nome su un foglio bianco. Fede.

This is Federico. I notice him while he’s smoothly passing through the departments in the store where he works. It’s a natural and casual way of moving, the impression is that he’s in his environment. I love my job. I’m 23 and I’m lucky to have this opportunity. I’m going to be a Visual. Active and full of energy, I can feel the passion that supports and constitutes his being, it expresses a passionate way of living in other contexts as well. There with me, for one. He’s got a tattoo on his fingers. Hope. It’s my faith. He tells me as I write the first four letters of his name on a blank paper. Fede. (ndt. “Fede” in Italian means “Faith”).
22nd Dec, 2015 | 356
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22nd Dec, 2015 | 356
Lui è Manuel. Mi colpisce il suo modo di parlare: muove su e giù le spalle parola dopo parola. Viene dalla Nigeria, sogna di lavorare nel mondo dello spettacolo. Yes, I can rap. È un messaggio rivolto a me e a se stesso, accompagnato dalla corporea danza che ammorbidisce uno sguardo duro e a tratti sfuggente. Si guarda intorno, lasciandomi in sospeso tra quella che appare un’attesa o un sospetto. Me ne accorgo soprattutto dopo, quando lo saluto in contatto con la necessità di concludere l’incontro e dedicarmi al resto della giornata. Altro chilometro percorso. Ne mancano 9.

This is Manuel. I’m struck by the way he talks: his shoulders move up and down, word after word. He’s from Nigeria and dreams of working in show business. Yes, I can rap. It’s a message directed at me and himself, combined with the corporeal dance which softens a hard and at times elusive look. He looks around, leaving me suspended between what appears to be wait or suspicion. I realize it later, when I say goodbye in touch with my need to end the encounter and dedicate my energy to the rest of the day. Another kilometer covered. 9 to go.
21nd Dec, 2015 | 355
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21nd Dec, 2015 | 355
Lei è Cleo. Mi colpisce all’interno della mostra. Osserva ognuno dei volti prendendosi il proprio tempo. Stavo pensando a chissà come dev'essere essere tra loro. Così. Studia Lingue all’Università, vicino a Parigi, e vorrebbe imparare il linguaggio dei segni. Con lei sento tensione, mi ha conosciuto come artista e finisco in un vortice di aspettative proiettate che non servono a nulla, se non a mettermi in difficoltà. Sto cercando di essere bravo, non semplicemente me stesso. Decido di allontanarmi dalla mostra e di dirigermi per strada. Qualcosa cambia, qualcosa rimane. La tua energia è intensa, è strano guardarti negli occhi. Non so se era la stessa tensione che sentivo io, sta di fatto che tra noi c’era qualcos’altro, espresso in un’energia fatta di tensione e di respiri interrotti. Mai pieni. Come se l’incontro fosse stato vissuto a due livelli. C’eravamo noi e c’era qualcos’altro al di là di noi, che con noi si è divertito.

This is Cleo. I notice her at the exhibition. She observes each face, taking her time. I was thinking about how it would be to be among them. Just like this. She studies Modern Languages at a university near Paris, and she would like to learn the sign language. With her I feel tension, she’s met me as an artist and I end up in a vortex of projected expectations of no use, other than that of putting me in a difficult position. I’m trying to be good, rather than simply being myself. I decide to leave the exhibition and go to the street. Something changes, something remains. Your energy is intense, it’s strange to look into your eyes. I don’t know if it was the same tension I also felt, the fact remains that between us there was something else, expressed by a kind of energy made of tension and broken breaths. Never fully exhaled. As if this encounter had been lived on two different levels. There was us, and there was something beyond, which had some fun with us.
20th Dec, 2015 | 354
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20th Dec, 2015 | 354
Lui è Demis. Artigiano di Aosta, lavora il legno e la cera. Legno e cera, il fascino della storia in entrambe. Prediligo il legno: è vivo, la cera invece ha una fine. Mentre si racconta la sensazione è che viva una profonda relazione con questo materiale. Si sente da come lo descrive e nel guardarlo penso agli alberi. Ti avevo notato anche io, mi piace guardarmi intorno ed essere in contatto con ciò che mi circonda. Per farlo ho bisogno di momenti di assenza che vivo attraverso la musica e persone con le quali posso permettermelo. Ha un tono di voce che somiglia al silenzioso rumore del vento che si infila tra le fronde degli alberi. Radicato. Il legno sono le nostre radici, e la parola radice non credo sia casuale. Ero emozionato per l'esame appena concluso, incontrarlo mi riporta in contatto con il terreno. Nessuno sforzo con lui, tutto liscio come la cera. Oggi divento Psicoterapeuta.

This is Demis. A craftsman from Aosta, working with wood and wax. I prefer the wood; it’s alive, instead the wax has an end. As he tells me about himself, the feeling is that he is living a deep and conceptual relationship with this material. I noticed you too, I try to be in touch with the surroundings. It has a voice that reminds me the silent sound of the wind that slips between the trees. Between wind and roots, he brings me back to the ground. No effort. I greet him with a word: rooted. The woods are our roots, and I do not think the root word is random. Today I become Psychotherapist.
19th Dec, 2015 | 353
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19th Dec, 2015 | 353
Lei è Sara. Lavora in un negozio di abbigliamento vintage e ha tre colori: rosso, bianco e nero. E funzionano un sacco. Ho 5 minuti, non di più. Mi trovo nel conflitto di scegliere se accontentarmi oppure proseguire oltre. Scelgo di incontrarla nei pochi minuti che ha, coinvolto nella sua energia frizzante a cui non ho saputo resistere. È stato un incontro breve che con delicatezza spalanca le porte di una nuova e serena consapevolezza: sono in chiusura, sto tornando a casa. È stato uno splendido viaggio iniziato 353 giorni fa, ho vissuto esperienze indimenticabili e incontrato una parte centrale piena di energia e movimento. Ora sono pieno e soddisfatto sulla via del ritorno. Come quando dopo una bella vacanza si torna a casa con la voglia di farlo, certi di avere vissuto al massimo ogni respiro. Salgono a braccetto rispetto e commozione. Sento la fine del processo che si avvicina, e la mia fine sa di questo.

This is Sara. I only have five minutes, no more. I’m in a conflict: should I choose her or continue? I choose to meet her in the few minutes she has, involved in the sparkling energy I did not want to resist. And so, the doors of a serene awareness are now wide open: I’m closing it, I’m coming home. It has been a wonderful journey began 350 days ago; I lived intense and unforgettable experiences. I got, I gave, and I go home. Like when, after a trip, you come back with the desire to do it again, sure to have lived every breath at the most. I feel respect and emotion. I feel the end of the trial coming up, and my end tastes of this.
18th Dec, 2015 | 352
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18th Dec, 2015 | 352
Lei è Jessica. Mi colpiscono i suoi colori, invernale nel verde degli occhi, nel bianco del volto e nel cappotto. Ha un volto dell'est, provo a indovinare dicendo prima Lettonia, poi Ucraina. Sbagliato. Parla perfettamente inglese, non ci sono accenti e mi arrendo. Just english, del nord. Ma mio nonno è ucraino e mia nonna calabrese. L’incontro tra Calabria e Ucraina si è espresso così, in lineamenti gentili a tratti interrotti da colori più scuri. Sono inglese, ma quando sono con mia nonna credo di essere anche calabrese. La saluto e poco dopo amici mi chiedono se mi fossi divertito. Oggi, e in generale. È la prima volta che mi avvicino a questo vissuto in relazione al progetto. E così scopro di essermi divertito moltissimo, avevo bisogno di qualcuno che me lo facesse notare.

This is Jessica. I am struck by her winter-like colours: green eyes, pale face and white coat. She has a East European face: Latvia? Ukraine? She speaks fluent English, there are no accents in her words and I give up. Just English, from the North. But my grandfather is Ukrainian and my grandmother is Calabrian. The meeting between Calabria and Ukraine has expressed in that way, with gentle features sometime interrupted by darker colors. When I’m with my grandmother, I think I’m very Calabrian. Then I greet her, and some friends ask me if I enjoyed it. Today, and in general. It’s the first time that I approach this experience in relation to the project. Yes, I had fun. I knew it, but I didn’t notice it.
17th Dec, 2015 | 351
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17th Dec, 2015 | 351
Lei è Ilaria. Incrocio il suo sguardo intenso alla fermata del bus. Spinge un passeggino: dentro c’è sua figlia, è minuscola e ha 15 giorni. È immersa nel suo sonno, nel momento della vita in cui si notano solo gli stimoli rilevanti. Siamo nel caos, per farmi sentire devo gridare, passa un'ambulanza e lei resta immobile. A guardarla tutto si fa silenzioso. Nessun rumore. Torno a lei, Ilaria, nel suo corpo i segni del parto non ci sono già più ma finisco lì, chiedendole dell’esperienza. Dolorosa ma fantastica. Per un attimo ho pensato “chi me l'ha fatto fare?”, poi quando l'ho sentita in braccio il dolore è sparito. Tanto che lo rifarei presto, così potranno crescere insieme.

This is Ilaria. She is pushing a stroller: inside there is her daughter, who is very tiny and has just 15 days. She is immersed in her sleep; at that moment of life, you can only feel the relevant stimuli. We are in chaos; in order to be heard, I have to shout. An ambulance is passing by and she remains motionless. Looking at her, everything becomes silent. No noise. I come back to her, Ilaria; on her body the childbirth’s marks are already gone, but I end up there anyway, asking about her experience. Painful but fantastic. For a moment I thought “who made me do that?”, then when I felt her in my arms, the pain was gone. I’d do it again and soon, so that they can grow up together.
16th Dec, 2015 | 350
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16th Dec, 2015 | 350
Lui è Stefano. Mi colpiscono il viso, dolce, e il tono di voce, soave. Sono paraplegico da quando avevo 14 anni. Sono caduto da un pontile. Ricordo tutto, non c'era dolore, ci sono solo io a pancia in giù che affogo. Provo terrore e lui me lo racconta così, come una storia vissuta migliaia di volte e che non spaventa più. Beh, è passato molto tempo. Stimolo e sostegno, per questo devo ringraziare i miei genitori. Nei loro occhi non ho mai visto parole come “poverino”. Posso dire di aver vissuto al meglio. Lavora nel settore della formazione per la sicurezza. Credo di avere un compito in questa vita, far sì che le persone non si facciano male. Prima di salutarmi mi introduce la sua passione: l’aeronautica. Fa parte del gruppo dei baroni rotti. Con questo cielo sarebbe impossibile volare. C'era un cielo alto e bianco. Oggi è il suo compleanno.

This is Stefano. […] I fell from a pier, I remember everything; there was no pain, there was just me, face down, drowning. I feel terror, he tells me so as it was a story lived thousands of times that does not scare any longer. Well, it’s been a long time. Encouragement and support, I have to thank my parents. Through their eyes I never felt a “poor guy”, even if I am paraplegic since I was 14.. […] He works in the field of safety training. I think I have a responsibility, to ensure that people do not get hurt. He has a passion: aviation. With this sky it would be impossible to fly. There was a high and white sky. Today is his birthday.
15th Dec, 2015 | 349
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15th Dec, 2015 | 349
Lei è Giovanna. Sono nella corte, si avvicina una signora, mi prende per mano e mi dice: gli occhi. Sono quelli che ti prendono proprio. Complimenti. Ti auguro il meglio, hai fatto qualcosa di speciale. Me lo dice così, battendo il suo pugno sul mio petto. Vicino al cuore. 4 volte. Ciao caro. Una carezza con la stessa mano e se ne va, così come era arrivata. È lì che la scelgo. Ha 90 anni, vive in un centro diurno. È mia nuora…dopo 40 anni ha tirato fuori che nel passato non la volevo, così ha fatto domanda e mi hanno portata nel centro. Mi colpisce come lo dice: non c’è rimorso, il suo volto racconta accettazione. Accettare il proprio sacrificio. Sono felice di averti detto di sì. Ora i miei occhi saranno insieme agli altri, così da rimanere per sempre qui. So di non avere molto tempo.

This is Giovanna. […] The eyes. They are the ones that get you. You did something special. She tells me so, beating her fist on my chest. Close to the heart. Four times, as if she wanted to better impress those words. Bye dear. A caress and she leaves. That’s when I choose her. 90 years old, she lives in a day care center. It was my daughter-in-law… she applied, and they brought me to the center. I’m fine there. I am struck by the way she tells it: there is no remorse, her face tells acceptance. I’m glad I said yes. Now my eyes will be together with the others, so to stay here forever. I know I don’t have much time.
14th Dec, 2015 | 348
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14th Dec, 2015 | 348
Lei è Gabriela. La noto tra i banchi del mercato. Mi colpisce la sua presenza. Ha qualcosa di evanescente, sembra stanca e un po’ distante. Somiglia un po’ a come sto io in questo momento. Dopo alcuni vani tentativi di incontrarla il compagno le scrolla la mano, come a dirle ei, tocca a te. E così arriva, lasciando il luogo che fino a quel momento l’aveva ospitata. Ho abbandonato presto i miei sogni. Non volevo pesare sui miei e ho iniziato a lavorare. Me lo dice tra sorrisi amari che sanno di rammarico e responsabilità. Sa di sacrificio, e mi trovo a pensare che a volte col tempo le ferite si fanno più vive. Sono graffi silenziosi che lacerano la pelle a distanza di anni. A volte. Sognavo di studiare giurisprudenza. So di non avere più tempo per questo ma voglio ritrovare la mia passione.

This is Gabriela. She’s got something evanescent, she seems tired, distant. Or maybe it’s me. After vain attempts to meet her, I spot out of the corner of my eye that her companion is shaking her hand, as if he wanted to say “hey, it’s up to you”. Then she comes, leaving the place that until that moment hosted her. I abandoned my dreams soon. I did not want to bother my parents so I started working. She tells me so between bitter smiles that taste of regret and responsibility. […] I walk away thinking about those silent scratches burning the skin only after many years. I dreamed about studying law. I know I don’t have time for that anymore, but I want to find again my passion.
13th Dec, 2015 | 347
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13th Dec, 2015 | 347
Lui è Massimo. Conosce il progetto, apprezza soprattutto la costanza riconoscendo lo sforzo. Ripercorro l’anno fra un passo e l’altro, accorgendomi che in fin dei conti l’abitudine a volte rende le cose difficili più semplici. Appassionato di viaggi e d’arte, da 20 anni dipinge con la china e gli acquerelli. Lo faccio per non dimenticare. La prima volta ero a Roma, l’ultima a Cuba. Ora mi trovo con 20 anni di lavori. Chissà, un giorno magari li esporrò. Mentre si racconta intorno a noi tutto è grigio, dal cielo alle persone. E poi c’è lui, tra la folla, vestito di giallo. È nella folla che sento la necessità di fermarmi e fotografarlo: l’impressione è che quella dimensione in qualche modo lo contraddistingua anche in altri contesti. Immersi in un fiume grigio che scorre accanto ma che non travolge. Nella vita fa l’architetto, ama sciare e camminare. L’ho intuito, e mi risponde sorpreso …tu non sei un fotografo, sei un indovino. In realtà credo che i corpi parlino molto più delle parole.

This is Massimo. He loves art and travels; for 20 years he has been painting with ink and watercolors. I do that not to forget. The first time I did it, I was in Rome, the last I was in Cuba. While he tells me about himself, everything around us is gray, from sky to people. And then there’s him, in the crowd, dressed in yellow. And I feel the need to stop and photograph him: the impression is that that dimension distinguishes him also in other contexts. Immersed in a gray river flowing next to him, but that doesn’t overwhelm him. He is an architect. You’re not a photographer, you are a fortune-teller. Actually, I think bodies tell much more than words.
12th Dec, 2015 | 346
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12th Dec, 2015 | 346
Lei è Beatrice. La noto all’ingresso di un negozio. Mi colpisce lo stile, forte e curato, anche se dice sono le poche cose che ho messo in valigia da Milano. Studia Scenografia all’accademia di Brera. L’università mi ha permesso di scoprire di non essere poi così sola. Ci sono persone come me, e ironicamente aggiunge, con i miei stessi problemi. I miei genitori sono entrambi rossi e con le lentiggini. Forse è per questo che osservandola mi rendo conto che il suo è un rosso più rosso, le sue lentiggini sono più lentiggini. I geni con lei non hanno dovuto trovare un accordo, si sono semplicemente incontrati ed espressi in una bellezza piena di colori. Seguo l’istinto e glielo dico, guardandola dritta negli occhi. Lo senti che sono parole sincere? Sì, e si commuove. Ho sempre avuto un pessimo rapporto con la mia bellezza. Non c’è spazio per altre parole, giusto il tempo per un affettuoso abbraccio, vero ed emozionante. Se disveli la bellezza, facilmente incontri la vita.

This is Beatrice. […] The University allowed me to find out I am not so alone. There are people like me, and ironically she adds with my same problems. Both my parents have red hair and freckles. Actually, her red hair is redder, hes freckles are more freckles. With her, genes did not have to find an agreement: they met, loved and expressed naturally in an intense and saturated beauty. I follow the instinct and I tell her. I insist. Do you feel those are sincere words? Yes. She tells me yes with excitement in her eyes, borrowing a little color from the one she inherited. I always had a bad relationship with my beauty. There is no room for other words. We felt eachother, I’m sure. The embrace with which we greet tastes of this. If you disclose beauty, you meet life.
11th Dec, 2015 | 345
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11th Dec, 2015 | 345
Lei è Ilaria. Dipingo, ma mi vergogno. È la prima cosa che dice di sé. Alcune parole le perdo, sono più in contatto con le innumerevoli smorfie che esprime il suo volto. Sono bravissima a non ridere. Me lo dicono in tanti. Eppure sorride, mentre affrontiamo temi quali imbarazzo, sessualità, amore, religione, vita. Ci incontriamo sfiorandoli, senza correre il rischio di immergerci in nessuno di essi. Li nominiamo, una dopo l’altra le sensazioni scorrono come pagine di una rivista che incuriosisce, ma che richiede più tempo per essere letta. Sono buddista, dopo un periodo buio quella filosofia mi ha salvata. Io sono la persona più buona che abbia mai incontrato. È la prima volta che sento pronunciare questa frase, me lo dice come se mi avesse appena detto un’ovvietà. Mi e le domando quale forma abbia la cattiveria che ha incontrato, ma un attimo dopo siamo già altrove. Inafferrabile presenza, frenetica e magnetica, è una calma tempesta. In qualche modo i contrasti si concretizzano in lei. Sembra che tu voglia provare più esperienze possibili. Vero.

This is Ilaria. I paint, but I feel ashamed. That’s the first thing she says about herself. I lose some of the words she says, I am more in touch with the various smirks that bloom on her face. I am very good at not laughing. Many people tell me that. Still she smiles while we lightly talk about embarrassment, sexuality, love, religion, life. Those and other issues, in sequence, are just sensed, without immersing in any of them. They show up like shooting stars, brief but true. I am Buddhist, I believe in the founding principle, that of cause and effect. And I’m the kindest person I’ve ever met. It’s the first time I hear this sentence pronounced; she tells me that as it was a common thing. I wonder what form should have the wickedness she met, but a moment later we’re already somewhere else. It’s time for other stars. Elusive presence, she tastes of calmness, but I can glimpse storms. Somehow, contrasts are realized in her. It seems that you want to try as more experiences as possible. True.
10th Dec, 2015 | 344
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10th Dec, 2015 | 344
Lui è Hector. Lo noto seduto su una panchina, ha le cuffie e ascolta qualcosa. Accetta facendomi segno di sedermi. Operaio in centrali idroelettriche e termiche, è qui per imparare come funziona l’energia eolica. E tornare in Venezuela con mas competencia. Mi racconta che la prima volta che ha visto una pala eolica è rimasto inerme a guardarla. Si esprime così, guardando in alto di fronte a lui, descrivendone la mole con passione e trasporto. Come quando un bambino descrive il suo giocattolo preferito. Sono silenziose e girano sempre alla stessa velocità, un soffio di vento o un uragano non modificano la rivoluzione impostata. Tornerai? Tra due anni, quando imparando l’energia eolica avrò completato anche io la mia rivoluzione. Me lo dice così, mentre ripassiamo il verbo essere sul suo libro di grammatica italiana. Voi siamo. È un errore ma non così tanto.

This is Hector. […] I am here to learn how the wind energy works, in order to return to Venezuela con mas competencia. The first time he saw a wind turbine, he remained motionless, suspended in the silent movement of those blades. He tells me so solemnly, like a child describing his favourite toy. They are silent, they always run at the same speed. A puff of wind or a hurricane do not alter the set up motion. He tells me so, while we review the verb “to be” on his Italian grammar book. Voi siamo. It is a mistake, but not that much.
9th Dec, 2015 | 343
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9th Dec, 2015 | 343
Lui è Paola. La incrocio mentre passeggia con il cane. Ha qualcosa di nuovo, forse tempo fa non mi sarei fermato. Ha pochi minuti, ma decido comunque di andare avanti. Così scopro che lavora in una farmacia e che arrossisce in un attimo. Non si tratta di un arrossire lento, sembra più un’esplosione. L’emozione si fa pelle con velocità, nessun filtro, nessuna resistenza. Dopo alcuni giorni mi scrive, le sue parole definiscono le sensazioni già provate in quei brevi istanti tra sorrisi e rossori. È stato bello sentirsi importanti.

This is Paola. I bumped into her while she was walking with her dog. She’s got something new, perhaps long time ago I would not have stopped. She has just few minutes, but I decide to go ahead anyway. So I find out that she works in a pharmacy. She blushes in a moment. But it’s not a slow blushing, it’s more a kind of an explosion. The emotion becomes skin quickly, with no filter, with no resistance. After few days she writes to me, and her words define the feelings felt in those brief moments, between smiles and blushes. It was nice to feel important.
8th Dec, 2015 | 342
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8th Dec, 2015 | 342
Lui è Vincenzo. Oggi è il giorno peggiore dall’inizio del progetto. Ho bisogno di distrazione, di una chiacchierata scacciapensieri. Passeggiando tra rabbia e dispiacere noto lui. Sta spiegando la filosofia di Architettura in saldo, una piattaforma web dove vengono presentate idee e condivisi progetti delle nuove generazioni di Creativi. La condivisione è alla base di uno sviluppo sano e sostenibile ed è la strada da percorrere. E in questa condivisione mi distraggo.

This is Vincenzo. Today is the worst day since the beginning of the project. I need distraction, I need a light and carefree chat. While walking among anger and displeasure, I spot him. He is explaining the philosophy of “architettura in saldo” (architecture on sale), a web platform where ideas and projects of the new generation of designers are introduced and shared. Sharing is the basis of a healthy and sustainable development, and that’s the way to go. In this sharing, I get distracted.
7th Dec, 2015 | 341
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7th Dec, 2015 | 341
Lei è Evie. Mi colpisce tra i banchi del mercato, ha un cartellino identificativo e una divisa bordeaux. Viene dallo Utah, è una mormona in missione in Italia da un anno e mezzo. Porto la parola di Gesù tra le strade. Per come la vedo io, la mano di Dio è presente in me ogni volta che sento di voler aiutare gli altri. Me lo dice così, con il suo forte accento americano e con il candore con cui continua a descrivere il proprio sentire in relazione a Dio e agli uomini. E poi c’è qualcosa di diverso. Non si tratta solo di purezza. Appare immacolata, mai toccata. Prende forma dopo, mentre la osservo allontanarsi nel parco. Ogni mia risposta viene ascoltata e accolta da immobili sorrisi. Come mi dicesse: sì, ti capisco. Prima di dormire prenditi un momento per te, non recitare, ma dialoga con il padre celeste. Le risposte arriveranno. È così che ho scoperto la funzione relazionale della preghiera. Se dialoghi, invece che recitare, va a finire che incontri qualcuno. L’impressione è che non valga solo in questo caso.

This is Evie. […] She comes from Utah, she is a Mormon and she is on a mission. I bring the word of Jesus on the streets. I am struck by her strong American accent and by the candor with which she tells me I fell God every time I help the others. And then there’s something different. It’s not just about purity. She looks immaculate, never touched. Before going to bed, take a moment for yourself, do not act, but talk with the Heavenly Father. The answers will come. That’s how I discovered the relational function of the prayer. If you dialogue, instead of acting, you end up meeting someone.
6th Dec, 2015 | 340
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6th Dec, 2015 | 340
Lei è Diana. Ha un cappotto grigio e lungo fino a coprirle i piedi. Porta il nome di una dea ma è allergica all’ambrosia. Passeggiamo velocemente, come le frasi con cui viene verso di me. Sono frasi che vanno al punto, dette tutte d'un fiato e senza giri di parole. Mi colpisce l’energia che la muove, mi riporta senza sforzo ad altri incontri simili vissuti quest’anno. Credevo che la velocità fosse inafferrabile, in realtà va sfiorata così com’è. Con rapidità. Glielo dico, e mi risponde che …è Milano, o così o non sopravvivi.

This is Diana. She has a long grey coat that covers her feet, and she’s named like a goddess. She is allergic to the ragweed. We walk fast, fast as the sentences with which she comes towards me. Those are sentences that get to the point, pronounced in one and only breath, and bluntly. I am struck by her energy, and, effortlessly, she brings me back to other similar meetings I had during this last year. I thought that speed was elusive, but actually you can touch it. Quickly. I tell her so, and she replies… it’s Milan: you live this way or you don’t survive​.
5th Dec, 2015 | 339
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5th Dec, 2015 | 339
Lei è Alice. Ha qualcosa di inafferrabile. La seguo e non sembra realmente qui. Conosco il tuo progetto, accetto. Ma perché hai scelto me? Io non ho niente da raccontare! Ti ho notata perché era chiaro per me che non fossi qui, camminavi tra la folla ma la sensazione è che fossi altrove, in un posto migliore per te, e avevo voglia di conoscerti. Per questo ti ho scelta. Passiamo insieme mezz'ora e non smettiamo un secondo di incontrarci, in un mondo familiare ad entrambi. Tra qui e altrove. E mi sorprendo nel vederla illuminarsi raccontando dei suoi libri, della sua passione. I miei amici mi dicono che dovrei scendere dal mio mondo per stare in quello reale. Quando mia hai vista ero lì, pensavo a una storia che mi ricorda mia sorella più piccola. Darei la vita per lei. Per come lo dice sembra crederci. Se ti dicessi che non ci vedo nulla di sbagliato nell’abitare quel mondo, che quello “stare” potrebbe essere il tuo talento come descriveresti ciò che sei? Consulente scenografica. Me lo dice così, non c’è nulla di strano o di sbagliato. E nel dirmelo ne assapora la bontà.

This is Alice. […] Why did you choose me? I have nothing to tell! You are elusive: you were walking through the crowd, but it seemed you were somewhere else, and I wanted to meet you. They tell me I should get off my world in order to be in the real world. When you saw me, I was there, I was thinking about a story that reminds me of my younger sister. I would give my life for her. If I told you that I do not see anything wrong in living in that world, that could be your talent, how would you describe what you are? Scenographic consultant.
4th Dec, 2015 | 338
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4th Dec, 2015 | 338
Lui è Stefano. Prima di lui 4 no e il fastidio per uno sguardo che si nasconde dietro ad un altro volto. Stanchezza, stress, ansia: le trascino con me e ricevo 4 no. Poi incrocio lui. Ha un soprannome: l’uomo dell’ammmore. Con lui tutto sembra meno pesante, meno serio e drammatico. L’apice lo raggiungiamo nel finale. Mi saluta con il tipico gesto dell’heavy metal, o del rock ’n roll. Mi colpisce la potenza con cui mi arriva. Sa di approvazione, complicità, e di chiusura. Oltre quel gesto non c’è spazio per ulteriori esplorazioni. Ma qualcosa rimane. Quel gesto ha tolto drammaticità alla giornata, al percorso, al dicembre che mi aspetta. Rimane in me per giorni, fino a scoprire che nell’esoterismo è un gesto che allontana il male. L’atmosfera negativa che trascinavo spazzata via da 3 dita. Pollice, indice, mignolo. Rock’n’roll!

This is Stefano. […] Tiredness, stress, anxiety: I am at the mercy of these feelings, and I get 4 no. Then I meet him. Everything seems lighter, less serious and less dramatic. We reach the peak at the end, when he greets me with the gesture of heavy metal or rock and roll. It smacks of approval, complicity and closing. Besides that gesture there is no room for further exploration. But something remains with me for the following days, and I discover that in esotericism that’s a gesture that pushes away the evil. The negativity I dragged with me has been wiped out by 3 fingers. Thumb, pointer, and pinkie. Rock'n'roll!
3rd Dec, 2015 | 337
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3rd Dec, 2015 | 337
Lui è Adriano. Passeggia con la moglie. Davvero difficile scegliere. Si tengono per mano, si muovono alla stessa velocità emanando una lieve e piacevole energia che sa di leggerezza, spiritualità e un po’ di spaesamento. Attraversano la strada, la surreale impressione è che siano appena arrivati da un bosco fatato, o dal mondo delle fiabe. Siamo terapisti. Me lo dicono all’unisono scambiandosi una complice e orgogliosa occhiata. Vivo il momento della foto some una separazione forzata, tanto da trovarmi più volte a chiedergli: rimani con me, non mi scappare. No no, ci sono. Perché non ci fotografi insieme? Siamo una cosa sola.

​​This is Adriano. He is walking with his wife, holding her hand. He is releasing a mild and pleasant energy that call to mind spirituality and a bit of disorientation. I have the surreal impression that they have just pop out of an enchanted wood, or a fairy tales world. We are therapists.​ ​They say it in unison, exchanging a proud glance. I live the period of the shooting as a forced separation, in fact several times I have to ask him to stay with me, and not run away towards her. No no, I’m here. Why don’t you take a picture of us together? We are one thing.
2nd Dec, 2015 | 336
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2nd Dec, 2015 | 336
Lui è Sergej. Lo incontro seduto su una panchina mentre osserva il mare. O le onde. È Lettone, vive in una tenda tra gli scogli e alcune barche di legno lasciate lì a riparo dal mare. Per anni ha vissuto nella società, ora ha deciso di starne fuori. Anche se si tiene informato attraverso i quotidiani. Non è sempre stato così. Si è sposato, 3 volte, ha avuto figli, molti soldi, ma ad un certo punto …ho salutato tutti, e mi sono ritirato. Ho girato il mondo, sempre vissuto per strada. Fino a qualche mese fa vivevo su quell’albero, sui rami appendevo i libri. Erano i miei comodini. Ora sono sceso e sto qui tra queste barche. Lo ascolto immerso in un silenzio che interrompo solo per annuire, e lì, in contatto con le sue parole, con la storia che si origina dal suo corpo come fumo dalla brace, contatto un pervasivo e silenzioso senso di libertà. Sono rilassato nel suo silenzio e non lo voglio interrompere. Vivo così. Senza sapere cosa succederà domani. Come i gabbiani. Lo saluto, mentre mi allontano mi chiama ancora una volta dicendomi: non sparire.

This is Sergej. I spot him sitting on a bench: he is watching the sea or the waves. He is Latvian: he lives sheltered from the sea and the wind in a tent between the cliffs and some wooden boats. For many years he has lived in the community, but now he has decided to stay away from it; he keeps himself updated and informed through the newspapers. It has not been like this since ever. He got married three times, he had children, a lot of money, but at some point ...I greeted everyone, and I retired. I traveled around the world, always living on the street. Until few months ago, I have been living on that tree; I used to hang books on the branches. They were my night stands. Now I got off and I’m here, among these boats. I listen to him absorbed, in silence, and I just interrupt the silence in order to nod. In contact with his words, with the story that originates from his body like smoke from the fire, I perceive a material and quiet sense of freedom. I am laid back and I do not want to interrupt him. I live this way: not knowing what will happen tomorrow. Like the seagulls. I greet him, and as I walk away, he calls me again and he tells me: do not disappear.
1st Dec, 2015 | 335
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1st Dec, 2015 | 335
Lei è Daniela. Ho voglia di un volto lontano e noto lei. Passeggia con il marito spingendo il passeggino. No, ciao. Senza neppure guardarmi. È lui a sbattermi la porta in faccia. Mi fa male non essere neppure ascoltato, così insisto nel tentativo di spiegare di cosa si tratta. Mi avvicino e lui senza esitazione si dirige verso di me con fare minaccioso, infrangendo quello che è il mio spazio personale. Ti ho già detto di no, è un momento di merda, non vogliamo niente. 340 incontri fa mi sarei arreso dietro al timore, oggi no. Spiego e dopo due prepotenti no ottengo un sì. Così scopro che è tedesca, vive a Monaco, è qui in vacanza. Non molto, ma la soddisfazione per aver affrontato e sconfitto la paura vale tutto l’incontro. Mi allontano chiedendomi perché io abbia deciso di insistere. La risposta arriva naturalmente senza neppure cercarla: per imparare a non arrendermi più.

This is Daniela. I’m looking for a faraway face, and I spot her. I get closer, and her husband, with no hesitation, jumps on me full of anger, getting just few centimeters far from my body. Too few. I said no, it’s a shitty moment, we do not want anything. 340 meetings ago I would have given up. But not today. She is German and she lives in Munich. When leaving, I can feel the satisfaction for having faced the fear and I wonder why I decided to insist. The answer comes without even looking for it: I did it to learn not to give up anymore.
30th Nov, 2015 | 334
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30th Nov, 2015 | 334
Lui è Michele. Lo noto seduto al tavolo insieme ad altri ragazzi. Sembrano attivi in ambito artistico. Mi avvicino e scopro che sono una compagnia teatrale e che lui è il tecnico delle luci. Dopo aver compreso il progetto mi confida che il 2015 è stato un anno significativo anche per lui. È stato un anno difficile, mi sono confrontato per la prima volta con la parte dolorosa dell’amore e con la morte. Ne sto uscendo, sto tornando nella mia confortevole bolla di noia. Coinvolto nel fluire delle sue parole sento un’energia piacevolmente soporifera. Per me è così. C’è una sfumatura della noia che scandisce le mie giornate. E per come ne parla, sembra gli fornisca anche protezione. Si interrompe solo un attimo, facendomi notare che molte finestre intorno a noi sono chiuse. Un po’ come le persone.

This is Michele. I notice him while sitting at the table with other guys. They seem to belong to the artistic environment. I walk over and I find out that they represent a theatre company and he is the lighting technician. After, understanding the project, he tells me that 2015 has been a significant year for him too. It has been a difficult year, for the first time, I confronted myself with the painful part of love and with death. I’m coming out of it, I’m coming back to my comfortable bubble of boredom. Involved in the flow of his words, I feel a pleasant and soporific energy. For me it is so. A nuance of boredom marks my days. And as he talks, it seems that boredom also provides him protection. He interrupts only for a moment, making me notice that many windows around us are closed. A little as people.
29th Nov, 2015 | 333
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29th Nov, 2015 | 333
Lui è Fabio. Oggi sono molto stanco. Cerco un viso familiare, una chiacchierata amichevole. E noto lui. È siciliano ma vive a Milano, dove studia marketing internazionale, che non so cosa sia. Inizialmente sento un po’ di diffidenza, passeggiamo tra più silenzi del solito: li riempio di domande, ma serve a poco. Poi, pochi istanti prima della foto, scopro che fa il ballerino e che non essendosi potuto lavare dopo la performance della sera prima si sentiva un po’ a disagio. Non hai un cattivo odore. Glielo dico introducendo un ironico dialogo surreale che ci fa sorridere. Bene così.

This is Fabio. Today I’m very tired. I am looking for a familiar face, for a friendly chat. And I note him. He is Sicilian but he lives in Milan, where he studies International Marketing, which I do not know what is. Initially, I feel a little mistrust; we walk between more frequent silences than usual: I fill them with questions, but it’s of little use. Then, few moments before the photo, I find out he is a dancer and he was feeling uncomfortable because he couldn’t wash himself after the performance of the night before. He doesn’t have a bad odour. I tell him so introducing an ironic and surreal dialogue that makes us smile. That’s good.
28th Nov, 2015 | 332
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28th Nov, 2015 | 332
Lui è Juan. Mi colpisce mentre passeggia con altre due persone. È lui che decide dove andare. Gli altri semplicemente lo seguono. Decido di incontrarli così, rimandandogli quello che ho notato e mi dicono sorridendo che è così. Me lo dice soprattutto lui, con una dolcezza e delicatezza che scegliendolo avevo del tutto perso di vista. Credevo fosse arrabbiato, andare oltre alla prima impressione mi ricorda che quell'emozione in realtà era mia, apparteneva ad un altro ambiente e ad un’altra persona. La sua energia me l'ha ricordato. Così scopro che fa il coreografo e l’Art Director per artisti di fama internazionale, Pitbull fra tutti. Ora vive a Torino con la moglie. Ha il ritmo nel sangue e mi accoglie con un lento e accogliente modo di parlare. Chissà quando balla. Lo saluto e mi rimane una parola: godersela.

This is Juan. He strikes me while he is walking with two other people. He is the one who decides where to go. Others simply follow him. I decide to meet them and tell them what I noticed, and they confirm to me, with a smile, that my impression is true. Above the others, he is the one telling me so, with a sweetness and delicacy that, when choosing him, I had completely lost of sight. I thought he was angry; going past the first impression reminds me that actually that emotion was mine, and that it belonged to another environment and another person. His energy reminded me that. Then I find out that he is a choreographer and Art director for internationally known artists, Pitbull among the others. Now he lives in Turin with his wife. He has the rhythm in his blood and he greets me with a slow and friendly way of speaking. Who knows how he is when dancing. I greet him and I have a word in my mind: enjoy.
27th Nov, 2015 | 331
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27th Nov, 2015 | 331
Lei è Cristina. Vive a Otranto ma lo stile sa di nord. Finisco là nella luce chiara di una giornata passata tra quelle mura qualche tempo fa. Mi colpiscono i suoi occhi, grandi e distanti. Studia Filosofia. Le chiedo cosa la filosofia le abbia dato di buono da applicare alla vita di tutti i giorni e mi risponde lo spirito critico. Credo che le persone siano un po’ come il pensiero di alcuni Autori, per comprenderle è necessario applicare un ragionamento critico. Me lo dice mentre beviamo un caffè, indossando un cappellino color senape. Lo toglie poco prima della foto e mi sorprendo nello scoprire un volto molto più giovane di quello che avevo intravisto fino a poco prima.

This is Cristina. She lives in Otranto but her style smacks of North. I end up there, in the clear light of a day spent within those walls some time ago. Her large and distant eyes hit me. She studies Philosophy. I ask her what Philosophy has given her to apply to the everyday life, and she answers the critical spirit. I think people look a bit like the thought of some Authors: to understand them, you need to apply a critical reasoning. She tells me so while we drink a coffee, and while she is wearing a mustard-coloured hat. She takes it off shortly before the shooting and I am surprised to discover a much younger face than the one I had seen until recently.
26th Nov, 2015 | 330
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26th Nov, 2015 | 330
Lui è Luca. Ti dico di sì perché incontrare sconosciuti per strada è qualcosa che faccio anche io. Dirige un’azienda che organizza eventi e studia Scienze della Comunicazione. Dopo poco mi chiede quale approccio utilizzi, cosa spinga le persone a dirmi di si. Preferisco lasciare rispondere a lui, dicendogli di recuperare la ragione per cui lui stesso poco fa ha accettato. E mi risponde citando quella che per me è l’essenza del progetto: perché ho riconosciuto in te me stesso. Lo sconosciuto è molto più familiare, basta guardarlo. L’ho detto spesso quest’anno, l’ha detto lui poco fa.

This is Luca. I tell you yes because meeting strangers on the street is something that I do too. He runs a company that organizes events and studies Communication Sciences. After a while, he asks me what kind of approach do I use, what brings people to tell me yes. I prefer he is the one to answer, and I ask him to retrieve the reason why he accepted few moments ago. And he answers quoting what for me is the essence of the project: because I recognized myself in you. Strangers are much more familiar, you just need to watch them. I have said it quite often during this last year; he said it just a little while ago.
25th Nov, 2015 | 329
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25th Nov, 2015 | 329
Lei è Maria. La noto tra gli scogli. Accetta e mi porge un mandarino. Che fai di bello? Fluisco. La mia vita è un fluire di momenti. Mi basta il tempo tra un’onda e l’altra per sentire ciò di cui parla. Così passeggiamo in riva al mare, cerchiamo il suo cane che nel frattempo si è perso. Non appena ritrova Maria, le corre incontro felice. Mi sento pieno e presente, tanto da scoprire giochi di colori e ombre che non avevo mai notato prima. Hic et nunc. Qui ed ora. È questo il modo per essere sereni. La gente pensa al passato e al futuro. È per questo che il mondo va male. Peccato che la vita sia ora. Solo ora. È un vivere in contatto con il presente, seguendo il fluire delle sensazioni. L’abbiamo fatto, mezz’ora in quell’energia. Mi porto via un sorriso stampato sulle labbra, freschezza, sabbia sulle scarpe e il freddo sotto le piante dei piedi. Freddo perché ad un certo punto, durante gli scatti, ci è venuta voglia di continuare l’incontro a piedi nudi. Sconosciuti, scalzi sull’asfalto, l’uno di fronte all’altro. Scrivo e ne sento il sapore. Sa di vita e di umanità.

This is Maria. I note her between the rocks. She accepts to be photographed and she hands me a tangerine. What are you doing? I flow. My life is a stream of moments. I just need the time between a wave and another to hear what she is talking about. We walk by the sea and we look for her dog, which, in the meantime, got lost; when he finds her, he runs towards her full of happiness. I feel full and present, so much that I discover games of colours and shades that I had never noticed before. Hic et nunc. Here and now. This is the way to be calm. People think about the past and about the future. This is why the world is going wrong. Too bad that life is now. Just now. It is about living in contact with the present and following the flow of sensations. We did it: half an hour into that energy; and I bring with me a smile, freshness, sand on the shoes and cold on the soles of my feet. Because at a certain point, while shooting, we had the wish to continue our meeting barefoot. Barefoot strangers on the asphalt, facing each other. I write it, and I can taste it. It tastes of life and humanity.
24th Nov, 2015 | 328
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24th Nov, 2015 | 328
Lei è Lucilla. Nata all'alba. Mi colpisce mentre canta, ha una voce calda e accogliente. Decido di proseguire, non voglio interromperla. Sono ormai distante ma continuo a pensare alla sua voce e a quella canzone. Torno indietro. Si è appena laureata e sono di nuovo felice, libera da una settimana. Ho ripreso a leggere, finalmente, e a cantare. Mentre me lo dice la sensazione è che lì, di fronte a me, sia nuovamente Lucilla. Cantava Che vita di merda e lo faceva con assoluta leggerezza e ironia. La vita spesso è così, forse il segreto è riderci su.

This is Lucilla. Born at the dawn. She strikes me when she sings; she has a warm and welcoming voice. I decide to go ahead; I don’t want to interrupt her. When I am far, I keep thinking to her voice and to that song. I go back. She has just graduated and I am happy again, free since a week. I restarted to read, finally, and sing. While she tells me so, the feeling is that there, in front of me, she is Lucilla again. She was singing Che vita di merda (What a shitty life, by the Italian singer Levante) with absolute lightness and irony. Life often is so; perhaps the secret is laugh about it.
23rd Nov, 2015 | 327
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23rd Nov, 2015 | 327
Lui è Gian Luigi. Giornata fredda e ventosa. Avevo dimenticato di quanto il freddo fosse nemico del progetto. Poi incontro lui. Camminata veloce, mani in tasca e corpo contratto, quasi a formare uno scudo. Per fortuna solo contro il freddo. Scopro che sta finendo il liceo classico e che probabilmente si iscriverà a Medicina. Non ho incontrato medici per strada, ma è il secondo ragazzo che probabilmente intraprenderà questo percorso. Qualcosa vorrà dire. A causa del lavoro dei miei mi sono trasferito diverse volte. Ho vissuto molti anni a Roma. Mi racconta degli amici che ha lasciato là e nel descriverli, in sottofondo, ascolto sfumature di un accento romanesco.

This is Gian Luigi. Cold and windy day. I had forgotten how cold is an enemy of the project. Then I meet him. He is walking briskly: hands in his pockets and contract body, as if he was forming a shield. Fortunately, it was only against the cold. I find out he is finishing the high school and he will probably enrol in Medicine. I did not meet doctors, but he’s the second guy who will probably take this path. It should mean something. Because of my parents’ job, I moved several times. I lived many years in Rome. He tells me of the friends he left there and when describing them, in the background, I can listen to nuances of a Roman accent.
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Lui è Davide. Passeggia sul lungomare, centrale rispetto alla strada asfaltata. O meglio, centrale rispetto a tutto il resto. In quel momento esiste solo lui, diverso e di passaggio. Glielo dico, in un attimo diversità diventa sinonimo di solitudine. Ti confido che un po’ di solitudine mi accompagna sempre…è strano dirlo ma credo che alla fine un po’ il male mi faccia bene. Non lo trovo strano, ho usato parole simili alcuni giorni fa. Ho passato un periodo difficile da ragazzino, ero un po’ più grasso degli altri, mi sentivo solo. La libertà con cui si esprime oggi sa di rivincita. Sento vicinanza, mi riconosco in molti dei suoi momenti. Anche se indosso questo stile non significa che io ricerchi attenzione. È che mi piace, questo sono io. Finalmente. Prima di salutarlo mi sorprende un’impressione particolare: appare incontaminato. Era chiaro per me mentre dal centro della strada passeggiava con le mani in tasca e con le cuffie alle orecchie e lo è ancora di più durante gli scatti: lo fotografo e mi sento a disagio. Provavo dispiacere, quasi volessi proteggerlo, quasi volessi mantenerlo nella solitudine che lo descrive. Non volevo attirare l'attenzione su di lui. Ma era impossibile non notarlo.

This is Davide. He walks at the centre of the promenade. Or rather, at the centre of everything else. At that moment there is only him, different and passing. I tell him, and in a moment, diversity becomes synonymous with solitude. I confide to you that a little of loneliness always accompanies me…it’s weird to say, but I think that in the end a bit of evil is good for me. I do not find it weird; I used similar words few days ago. I went through a difficult period when I was a kid; I was a bit fatter than the others, I was lonely. The freedom with which he expresses himself today smacks of revenge. I feel close, I recognize myself in many of his moments. Even if I wear this style, it does not mean that I seek attention. It’s just that I like it, that’s me. Finally. Before I greet him, a particular impression surprises me: he looks pure. It was clear to me when, in the middle of the street, he was walking with his hands in his pockets, with the headphones in his ears and it is even clearer now, when I am shooting him: I photograph him and I feel uncomfortable. I felt sorrow, as if I wanted to protect him, as if I wanted to keep him in the solitude that describes him. I did not want to draw attention on him. However, it was impossible not to note him.
21st Nov, 2015 | 325
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21st Nov, 2015 | 325
Lei è Manuela. Vive a Torino, l'accento con cui si presenta è familiare e sa di buono. So che non è finita con quella città. Scopro che ama la natura, che ha due occhi penetranti, che lavora in un supermercato e che fotografa paesaggi. Ha un volto da attrice, vero? Me lo dice il compagno, altissimo e molleggiato. Vero. Rimango subito coinvolto dalla libertà con cui si accompagnano. Quando glielo faccio notare si scambiano un’occhiata complice; si sono detti qualcosa, ne sono sicuro. Le chiedo come ci riescano, lei mi dice poco e tanto: amore. Insisto e scopro che nonostante siano insieme da alcuni anni hanno deciso di non convivere, liberi di scegliere di amarsi a modo proprio, finché la convivenza non sarà una necessità. Trasportano un’energia piacevole e familiare, nel silenzio sembrano lontani fino a quando per un istante lei si avvicina e sfiora con il proprio mento la guancia di lui. Qualcosa simile a fusa, qualcosa che sa di casa.

This is Manuela. She lives in Turin; her accent is familiar and tastes good. I know it is not over with that city. I find out she loves nature, she has two penetrating eyes, she works in a supermarket and she photograph landscapes. She looks like an actress, right? Her very tall and springy partner tells me so. It is true. I am very involved by the freedom with which they accompany each other. When I tell them, they take a complicit quick look; they told each other something, I’m sure. I ask her how they succeed in that, and her answer is at the same time little and much: love. I insist and I find out that, despite being together for some years, they have decided not to live together, feeling free to choose to love each other in their own way, as long as the living together will not be necessaire. They carry a pleasant and familiar energy; in the silence, they seem far until when, for a while, she comes up and touches his cheek with her chin. Something similar to the purr, something that smacks of home.
20th Nov, 2015 | 324
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20th Nov, 2015 | 324
Lui è Mauro. Lo noto per strada, è insieme ad altre 4 persone vestite di grigio. Sono croceristi diretti a Marsiglia. Lui è rosso e blu. Gli propongo di fare un tour della Savona che conosco io. Accetta, e mentre passeggiamo gli racconto delle “fette”, piatto tipico della zona, della farinata e delle vie che preferisco. Per me è un’occasione per sentire di più questa città, che in qualche modo quest’anno mi ha accompagnato e ospitato giorno dopo giorno. Ormai i volti intorno a me sono sempre più familiari. La piacevole sensazione è un senso di radicamento più concreto rispetto a 323 incontri fa. Al di là di questo, scopro che ha lasciato a casa moglie e due figli, che lavora in un sindacato di agricoltori e che ha deciso da poco di mettersi l'apparecchio per i denti. E adesso come lo racconto quello mi è appena capitato? Me lo dice mentre sorridendo, sorpreso e divertito si allontana. Lo saluto, torno a casa sereno per averlo visto andare via felice.

This is Mauro. I notice him on the street, he’s with 4 other people wearing gray, he’s red and blue. They’re on a cruise, heading to Marseille, so I offer him a tour of the Savona I know. He accepts, and, walking, I tell him about fette, a typical local dish, about farinata and about my favorite streets. This attitude allows me to better feel this city, which somehow over the last year has accompanied me and welcomed me day after day. Now the faces around me look more and more familiar, I feel a sense of rooting stronger than 323 encounters ago. Besides this, I discover that he left a wife and two children home, that he works for a farmers union, and that he has just decided to get braces. And now how do I tell what has happened? He tells me leaving, smiling a bit surprised. I say goodbye, content to have seen him leave happy.
19th Nov, 2015 | 323
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19th Nov, 2015 | 323
Lui è Luca. Ha un cappotto lungo quasi fino ai piedi. E una clessidra tatuata sul profilo di un dito. L’ho fatto quando ho lasciato il lavoro e ho deciso di trasferirmi a Milano. Ora scrivo per Yahoo e studio editoria e moda. Non è stato semplice, il tempo passava, passava, ero bloccato e non riuscivo a mollare. Poi ho capito che a 24 anni non aveva senso vivere come vivevo. Non era il mio binario. Come hai trovato la forza? Sorridendo mi dice …beh, è un po’ strano. Un giorno mentre ero a lavoro mi è caduto un braccialetto. Si è staccato ed è finito per terra. L’ho preso come un segno, è lì che ho deciso di dimettermi. Non lo trovo strano, sembra un pezzo di te che si stacca, segno del tempo che scorre. Un po’ come una clessidra. È un vissuto che conosco, ogni volta che rinunci a te stesso è un pezzo di te che se ne va. Non basta sentirlo, a volte è necessario un evento all’apparenza fortuito, come un braccialetto che si spezza per fartelo davvero notare. Passiamo insieme alcuni minuti, non c'è traccia in lui di frustrazione. Si sente da come cammina; un attimo prima che lo fermassi ha anche ballato, in contatto con la musica delle sue cuffie. Non credo se ne fosse accorto. Balli se sei felice.

This is Luca. He has a long coat that almost reaches his feet. And an hourglass tattooed on the side of a finger. I got it when I quit my job and decided to move to Milan. Now I write for Yahoo and I study publishing and fashion. It wasn’t easy, the time went on and on, I was stuck but I couldn’t let go. Then I realized that at 24 it didn’t make any sense to live as I was living. It wasn’t my rail. Where did you find the strength? Smiling, he tells me: well, it’s kinda strange. One day when I was at work I dropped a bracelet. It broke off and fell on the floor. I took it as a sign, and I decided to quit. I don’t find it strange, it’s like a piece of you that breaks off, a sign of the passing of time. Just like an hourglass. It’s a feeling I know, every time we give up ourselves, it’s a piece of us that goes away. Feeling it isn’t enough, sometimes you need an event, seemingly accidental, like a bracelet that breaks, to really see it. We spend some minutes together, in him there’s no hint of frustration. One can sense it from the way he walks; a moment before I stopped him he’d even broken into a little dance, in touch with the music from his headphones. I don’t think he was aware of it. You dance if you’re happy.
18th Nov, 2015 | 322
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18th Nov, 2015 | 322
Lei è Iolanda. Oggi cerco un volto over 40. E incontro lei. Mentre racconto del progetto noto subito il suo interesse, prima di riuscire a concludere mi chiede …perché lo fai? Potrei parlarne per ore ma seleziono quelle che oggi sento di più. Credo che nelle relazioni si possa crescere. L’hanno scorso ho deciso di vivere un anno in relazione, una volta al giorno. E vedere cosa mi sarebbe accaduto. E perché mi parli di solitudine? Perché è qualcosa che conosco. Ora tocca a lei però. Così scopro che è uno storico dell’Arte, che vive a Milano e che presto si trasferirà a Monaco di Baviera per seguire il marito. Con lei contatto una strana sensazione di attesa, come qualcosa che deve avvenire, ma che stenta ad arrivare. Sensazione da …ci sono ma non del tutto, voglio capire prima di sentire. E mentre è con me non smette di tenere d’occhio la figlia, su una giostra poco più in là. Sento che l’incontro sta finendo, prima di salutarla seguo una curiosità relativa ad una frase detta da lei poco prima. Quando un movimento, un’espressione può essere definita Arte? Quando nasce dal bisogno di fare. E di essere, aggiungo io. Me lo dice così, guardandomi negli occhi, rafforzando le parole affidandosi al gesto della mano destra che sfiorandosi la pancia si dirige aprendosi verso di me. Dalla pancia all’ambiente. Dalla pancia verso di me. È in quella sensazione che sento di incontrarla, per me è sufficiente. Non c’è più niente da capire. Foto.

This is Iolanda. Today I’m looking for a face over 40. And I meet her. While I tell her about the project I immediately notice her interest, before I can finish she asks me: why do you do it? I could go on for hours, but I choose the reasons I feel the most, today. I believe that one can grow through relationships. Last year I decided to live a year in relationships, once a day. And see what would happen. And why are you telling me about loneliness? Because it’s something I know. But today it’s her turn. So I discover that she’s an Art Historian, that she lives in Milan and that soon she’ll move to Munich to follow her husband. With her I feel a strange sense of waiting, for something to happen, but it’s something that struggles to arrive. A sense of… I’m here but not completely, I want to understand before I can feel. And while she’s with me she never stops looking at her daughter, on a carousel not far from us. I feel the encounter is coming to an end, before I say goodbye I follow something she’s said a bit earlier. When can a movement, an expression, be defined as Art? When it generates from the need to do. And to be, I add. She tells me looking in my eyes, giving more strength to her words with a gesture of her right hand, which from her stomach opens up towards me. From the stomach to the environment. And in that feeling I feel like I’ve met her, and that’s enough to me. There’s nothing more to understand. Picture.
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Lui è Manuel. Le ferite sono le finestre attraverso le quali passa la luce. È una citazione del suo maestro. Sono un attore, lo sono da quando ero un ragazzino. Me lo dice poco dopo avermi chiesto se mi sentissi a mio agio con lui. Lo sono. Ritorno all’inizio, alla citazione, vera nella recitazione, vera nella vita. Non gli ho chiesto quale fosse la ferita più in superficie e quindi la sua fonte di luce. Ci concentriamo sull’incontro fra terapia e teatro. Riprendo la sua citazione, e gli rimando qualcosa di simile, osservato però da un altro punto di vista: qualcuno mi ha detto che le ferite sono il terreno su cui si sviluppano i talenti. Non è la prima volta che incontro questo tema, ma è la prima volta nel terreno artistico della recitazione. Lo trovo affascinante. Mi allontano ripensando al lavoro dell’attore come opera esperienziale. Maggiore è la consapevolezza, maggiore è la libertà di espressione. Libero anche da te stesso. Somiglia un po’ a quello che spesso accade nella vita. Torno a casa, il cielo è nuvoloso tranne che in un punto, dove passa il sole. Succede sempre ma oggi lo noto di più.

This is Manuel. Wounds are windows through which the light filters. It’s a quote by his Maestro. I’m an actor, I’ve always been, since I was a child. He tells me just after he asked me if I felt comfortable with him. I did. Back to the start, to that quote, true for acting and true for life. I didn’t ask him what his most superficial wound was, his source of light. We talk a lot more about the encounter between therapy and theatre. And I tell him something similar, but seen from another point of view: someone told me that wounds are the ground where talents can develop. It’s not the first time that I encounter this theme, but it’s the first time it’s related to the artistic ground of acting. I find it fascinating. I leave thinking of acting as an experiential work. The more one is self-aware, the greater the freedom of expression is. Free from oneself, as well. It reminds me of what often happens in life, too. I go back home, the sky is clouded except for one spot, where the sun is coming through. It happens all the time, but today I’m more aware.
16th Nov, 2015 | 320
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16th Nov, 2015 | 320
Lui è Hany. Da alcuni giorni mentre cerco stranger sto pensando a Parigi. E con tutto ciò che ne consegue. Poi, calato nella realtà dell’incontro, quel sanguinoso terrore finisce sullo sfondo. Oggi rimane in figura, di fronte a me, ho bisogno di fare qualcosa e non lo allontanerò. Ho deciso di passeggiare nella zona del centro culturale islamico della città. Parcheggio e noto lui. Mi avvicino, gli spiego del progetto e accetta subito. Sono un Imam, il prete dei mussulmani. Posso anche insegnare la Religione agli allievi che vogliono intraprendere questo percorso. Me lo dice mentre ci dirigiamo verso l’interno della Moschea. Condivido la mia rabbia, il fatto che io sia lì per fare un po’ di chiarezza, in contatto con la voglia di contrastare un senso di impotenza che mi accompagna da venerdì. Tempo fa non l’avrei fatto, la cosa mi piace. Così gli chiedo che cosa sia per lui l’Isis, l’Islam, cosa significhi essere musulmano in questi giorni. E lì, seduto di fronte a me, inizia a raccontarmi storie del Corano, più di una, partendo da qui: il primo insegnamento, la base di tutto l’Islam è questa: non uccidere bambini, non uccidere donne, non uccidere uomini, non bruciare case, non bruciare alberi. Me lo racconta pieno di sconforto, il suo sguardo fisso nei miei occhi sfuma i gesti in una parola: disarmato. È così che appare, carico di parole ma disarmato e sconfortato. Il nostro profeta ci ha insegnato a non reagire con violenza. Isis non è Islam. Il profeta ha sempre agito attraverso il dialogo. Ci salutiamo, ho seguito un bisogno e sto meglio. In qualche modo questo incontro mi ha permesso di stare un po’ più attivamente in questa vicenda. E per ora mi va bene così.

This is Hany. Over the last few days in my search for strangers I’ve been in touch with Paris. And with all that this implies. But then, immersed in the reality of the encounter, that bloody terror is pushed to the background. Today it’s in frame, in front of me, I need to do something and I won’t push it away. I’ve decided to walk in that part of the city where there’s the Islamic cultural centre. I park and notice him. I approach him, I tell him about the project and he immediately accepts. I’m an Imam, the Muslims’ priest. I can also teach religion to the students who want to take up this journey. He tells me while we enter the Mosque. I share my rage with him, the fact that I’m there to get some answers, in touch with the will to fight a sense of powerlessness that I’ve been carrying with me since Friday. A while ago I wouldn’t have done it, I like it. So I ask him what Isis and Islam are to him, what being a Muslim means in these days. And there, sitting opposite me, he begins to tell me tales from the Quran, more than one, starting from here: The first teaching, the foundation of the whole of Islam, is this: Do not kill children, do not kill women, do not kill men, do not burn down houses, do not burn down trees. He tells me filled with discouragement, his eyes fixed into mine blurs the gestures into one word: disarmed. This is how he looks: full of words but disarmed and discouraged. Our prophet has taught us not to respond with violence. Isis is not Islam. The prophet has always operated through dialogue. We say goodbye, I followed my need and I feel better. Somehow this encounter allowed me to be in this situation a little more actively. And for now this is enough.
15th Nov, 2015 | 319
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15th Nov, 2015 | 319
Lei è Marika. Accento sulla prima a. È oscura nell'abbigliamento, ma a differenza di molte altre persone con il suo stile l'energia che la circonda è frizzante e luminosa. Suona la viola, a breve inizierà il conservatorio. Se dovessi ascoltare qualcosa che sa di te cosa mi consiglieresti? Eppur si muove. Ha grinta, alcuni momenti sono grezzi, altri armonici e puri. Mi colpisce il suo modo muoversi, appare orgogliosa, petto all'infuori, spalle rigide e viso all’insù. Se ci provo io, fatico a respirare. Lei sembra farlo con disinvoltura ed eleganza. Anche da vicino rimango in contatto con la sensazione iniziale: c’è luce intorno a lei, intorno a quel buio. Come se avesse deciso di affidarsi alla luce senza rinunciare all’oscurità. Non si tratta di penombra, ma di un’insolita co-presenza. Mi fa piacere che lo noti. É vero, soprattutto in questo momento della mia vita. Questa frase ha significato, è importante e di valore per me. Prima di salutarmi si prende il tempo di dirmi …mi piace il tuo andare controcorrente. E per un attimo mi commuove, un po’ per il significato che ha, un po’ perché in poche parole racchiude ciò che sto vivendo quest’anno per strada. Nel mezzo di una via, alzo la testa e cammino, generalmente in direzione opposta rispetto alle centinaia, forse migliaia di volti che uno dopo l’altro incrociano il mio percorso. Che oggi, più di sempre, è davvero il mio percorso. Ecco la commozione. Ci siamo detti tante cose, nella sua sinfonia ho dimenticato di chiederle dove la stia trascinando per ora la sua corrente. La musica sta finendo, mi allontano ascoltando la canzone che mi ha appena consigliato. Sa di lei, è vero. E forse una risposta ce l’ho, vicino a lei la sensazione era che in qualche modo avesse già intuito dove la porterà il suo andare. Musica e sinfonia.

This is Marika. Stress on the first a. She’s dark in her clothing, but unlike many other people with the same style, the energy surrounding her is lively and bright. She plays the viola, soon she’ll start studying at the conservatory. If I had to listen to something that reminds of you, what would you suggest? Eppur si muove. It’s energetic, some moments are rough, others harmonious and pure. I’m struck by the way she moves, she looks proud, chest out, rigid shoulders and head high. If I try to do it, I find it difficult to breathe. She seems to be doing it with ease and elegance. From up close I still remain in touch with my initial impression, there’s light surrounding her, surrounding that darkness. As if she decided to give herself to light, without forgoing the darkness. It’s not half-light, it’s an unusual co-existence. I’m glad that you noticed. It’s true, especially at this moment of my life. Time for a feedback, important and valuable to me. Before leaving she finds the time to tell me. I like that you’re going against the flow. And for a moment I’m moved, partly for its meaning, partly because in a few words she encapsulated what I’ve been experiencing on this journey on the streets. In the middle of a street, I raise my head and walk on, usually against the flow of the hundreds, or maybe thousands, of faces that one after the other cross my path. Which today, more than ever, is truly my path. Here’s my emotion. We talked about many things, in her symphony I forgot to ask her where her flow is currently carrying her. The music is ending, I leave listening to the song she’s just suggested. It reminds me of her, it’s true. And maybe I’ve got an answer, with her the impression was that somehow she already knew where her path would bring her. Music and symphony.
14th Nov, 2015 | 318
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14th Nov, 2015 | 318
Lei è Cecilia. Parigi. Passeggio per strada in contatto con l’inquietudine di ciò che è accaduto a pochi km da qui. Ma non c’è distanza in questo. Insieme al dolore c’è il fastidio per non poter fare nulla. La noto mentre dal mare si dirige verso un gruppo di amici. Cammina, ma sembra stia cavalcando qualcosa. “Cosa” non lo so. Sotto il braccio trascina una tavola da surf. Accetta e in un attimo finiamo nel suo elemento: l’acqua. È lì che sento di essere davvero me stessa. In che senso? Mi sento libera. Libertà e autenticità, acqua salata che asciuga tutto ciò che non serve. …e la vivo in più aspetti. Ci sono nata, i miei hanno uno stabilimento balneare, ho imparato a nuotare molto presto. Poi ho iniziato a fare immersioni e adesso surf. Passeggiamo sul lungo mare, in contatto con il suono delle onde e della sua cavalcata, forte e decisa. Tacco-punta-tacco-punta. La sensazione è che non abbia smesso un secondo di surfare. Era libera ed autentica. Le chiedo in quale modo viva ognuna delle sue esperienze acquatiche e mi confida che…L’immersione è relax assoluto, sono lì sotto, l’impressione è quella di vivere in un'altra dimensione; nuotare invece mi purifica, elimina lo stress; surfare mi permette di sentire la forza del mare. La sento in ogni parte di me. Studia scienze motorie all'Università. Rimango agganciato a ciò che provo nel sentirla raccontarsi. Così ci torno, deciso a confidarle ciò che mi arriva senza ambiguità: l’impressione è che il suo rapporto con l’acqua sia davvero significativo per il suo state nel mondo: le fornisce terreno. E mi sorprende il paradosso: acqua che fornisce terreno. Pur essendo un elemento etereo, che risucchia e accoglie, la sensazione è che il mare le dia quella sicurezza stabile e matura con la quale può entrare in contatto con il mondo e con me in quel momento. Glielo dico, sorride e in qualche modo mi fa capire che è così. Lo trovo poetico, un’eterea e bagnata potenza.

This is Cecilia. Paris. I’m walking down the street in touch with a sense of uneasiness for what has happened a few kilometers away from here. But there’s no distance in this. With the pain, there’s the anger of not being able to do anything. I notice her while she’s moving from the sea to join her friends. She’s walking, but she looks like she’s riding something. What, I don’t know. She’s carrying a surfboard. She accepts, and we immediately end up talking about her element: water. It’s there that I feel really myself. In what way? I feel free. Freedom and authenticity, salt water that dries up all that’s useless. And I live water in different ways. I was born in it, my parents own a beach resort, so I learned to swim very early. Then I took up diving, and now surfing. We walk down the seafront, in touch with the sound of the waves and of her ride, strong and assertive. Toe-heel-toe-heel. The impression is that she hasn’t stopped surfing for a second. She was free and authentic. I ask her about the way she lives each of her aquatic experiences, and she tells me that …diving means absolute relax, I’m down there, I feel like I’m living in another dimension; swimming is purifying, it reduces stress; surfing allows me to feel the strength of the sea. I feel it in every part of me. She studies Sport Sciences at university, but I’m still on what I feel when she tells her story. So I go back there, wanting to tell her what I’m getting, with no ambiguity: the impression I get is that her relationship with water is hugely significant for her being: it gives her some ground. And I’m surprised by the paradox: water providing ground. Despite being an ethereal element, sucking in and welcoming, the impression is that the sea gives her that solid and adult confidence with which she gets in contact with the world and with me, in that moment. I tell her, she smiles, and somehow she confirms it. I find it poetic, an ethereal and wet power.
13th Nov, 2015 | 317
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13th Nov, 2015 | 317
Lui è Federico. Sono al campus universitario, lo noto fumare una sigaretta appoggiato ad una parete. La cosa mi interessa ma spostiamoci da qui, per ora ho sentito solo la tua voce controluce. Una silhouette, niente di più. Ci dirigiamo verso la sede della web-radio universitaria. Così scopro che ha vinto da poco il contest come miglior voce delle radio universitarie. È stato un testa a testa; ero lì, di fronte alla giuria, pieno di adrenalina. Mi sono detto: ne ho fatti fuori 40, ultimo sforzo, è quello che vuoi fare nella vita, vai e prendi tutto. Ed è partito il disco-to-disco. Mi risponde così quando gli chiedo come abbia affrontato la prova finale. Ed è soprattutto questo che mi porto via. Insieme alla sua musicalità, al fatto che mentre parlava di sé non stesse fermo un attimo. È stato un tuffo in un livello di energia diverso dal mio, con lui ho respirato musicalità e frenesia, per tornare rivitalizzato.

This is Federico. I’m on the university campus, I notice him smoking a cigarette leaning against a wall. I’m interested, but let’s move somewhere else, for now I’ve only heard your voice, backlit. A silhouette, nothing more. We head to the building where the university’s web-radio is recorded. So I discover that he’s just won the contest for best university radio voice. It’s been a head-to-head; I was there, standing in front of the jury, adrenaline kicking. I told myself: I’ve beaten 40 people, one last effort, this is what you want to do in life, go and take it all. And so began the final round. This is what he replies when I ask him how he faced the final round. And it’s this that I take away with me. Together with his musicality, how when he was telling his story he never stopped moving. It’s been a dive in a different kind of energy, with him I breathed musicality and frenzy, and I came back reinvigorated.
12th Nov, 2015 | 316
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12th Nov, 2015 | 316
Lei è Vanessa. Secondo giorno di riprese. Tosta questa eh? È il feedback di Marco, film maker che cura le riprese. La noto sul lungo mare, ha i colori del sole che tramonta. Gioca con la figlia e non sembra italiana. Accetta, ma precisa che avremmo dovuto iniziare una volta ottenuto il suo sì. Quella reazione mi coglie di sorpresa, così decido di dirle semplicemente hai ragione, ma la formalità avrebbe compromesso l’autenticità dell’incontro. Sento davvero quelle parole, mentre le pronuncio, vedo il suo volto ammorbidirsi, segno di una diffidenza che cala, di ossigeno che torna a rassicurare. È vero qui ed è vero sempre: questo mi riporta a tutte le volte che il pensare a come fare una cosa interrompe la spontaneità di un movimento unico e irripetibile. Così nel rischio cogliamo la sua espressione, vera e sorpresa. E un primo incontro non è replicabile, anche se lei ironicamente ne mima una possibilità. In questa sorpresa mi accorgo subito del forte accento, le parole sembrano incastrarsi l’una nell’altra come fossero pesanti ingranaggi, le consonanti sono dure e marcate. Continuo a sbatterci contro, sento di aver superato la difficoltà iniziale, ma sento ancora il dispiacere di aver deciso di violare la sua privacy prima ancora che mi dicesse di sì. Così il nostro incontrarci avviene da un po’ più lontano del solito, sono lì a pochi passi da lei, ma sento di non volermi avvicinare troppo. Non prendo e non chiedo il permesso. Nonostante questo scopro che fa l’educatrice per una cooperativa della zona e che il momento non è dei migliori. Sorride ma mantiene le distanze. La saluto e mi trovo a pensare che ci siamo incontrati in una zona di confine, non troppo vicina ma neppure troppo lontana. In equilibrio su questa fune, rimango in contatto con il forte suono delle sue consonanti e con il mio stomaco, un po’ più costretto e contorto del solito. Più mi allontano più torno a sentire.

This is Vanessa. Second day of shooting. She’s tough, isn’t she? This is Marco’s feedback, he’s the film maker who’s shooting the video. I notice her on the seafront, she has the colors of the setting sun. She’s playing with her daughter, and she doesn’t look Italian. She accepts, but she points out that we should have started only after she said yes. That reaction catches me off guard, so I decide to simply tell her you’re right, but that formality would have compromised the authenticity of this encounter. I really feel these words, and while I’m telling this to her I see her face relaxing, a sign that her diffidence is fading away, and the oxygen is again reassuring. It’s true here, and it’s true always: this reminds me of all the times when thinking about how to do something ruins the spontaneity of a unique and unrepeatable moment. So, risking, we catch her expression, real and surprised. And a first encounter cannot be replicated, even if ironically she simulates a possibility. In this surprise I immediately notice her accent, the words seem to interlock in one another as if they were heavy gears, the consonants are hard and pronounced. I keep bashing into it, I feel I’ve overcome the initial difficulty, but I also still feel sorry for violating her privacy before she could accept. So our encounter takes place at a greater distance than usual, I’m there, a few steps away from her, and I feel I don’t want to get too close. I don’t take or ask for permission. Despite all of this, I discover that she’s an educator for a local Cooperative and that this is not a very good time. That she smiles but keeps a distance. I say goodbye, and I find myself thinking that we’ve met on a border zone, not too close, but not too far either. In equilibrium on this rope I remain in touch with the hard sound of her consonants and with my stomach, twisted into knots. The furthest I go, the more I feel.
11th Nov, 2015 | 315
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11th Nov, 2015 | 315
Lei è Sara. La noto mentre abbraccia e bacia il compagno. È un bacio intenso e forte, di quelli che escludono tutto il resto del mondo. Ha gli occhi chiusi, non socchiusi, proprio chiusi, strizzati. Chiudersi per sentire di più: è strano. In qualche modo dev’essere un chiudere gli occhi per concedere alle labbra, al tatto, l’energia che di solito è intensa nel vedere. È un modo per sentire di più. Vi avrei fotografati, ma avrei interrotto la purezza del momento. Non credo, non ti avremmo mai notato. Me lo dicono così, sorridendo imbarazzati e felici. Incontro lei, ma come altre volte anche il suo compagno. Stanno insieme da tre mesi. E li vedo lì, all’inizio del percorso di una storia d’amore: le prime giornate insieme, la prima vacanza, i primi sguardi, scoprirsi nell'intimità. Identificato in questo è un regalo incontrarli. E sento una leggera nostalgia per quei momenti, vividi sulla mia pelle. All'inizio di qualcosa che per definizione non tornerà mai più. Come ogni cosa. Ma parte integrante di ciò che rende infinita una relazione d’amore. Prima di andare via, mi chiedono com’è la convivenza? Gli rispondo così, con ciò con cui sono in contatto in questo momento della mia vita di coppia. Uno degli aspetti più preziosi, per quello che ne so, per quello che è stato, è incontrarsi e sostenersi anche nei momenti di difficoltà. Che arrivano sempre. Crescere insieme. È come camminare mano nella mano. E nel rispetto sostenersi. Me ne vado in contatto con tutto questo. Torno a casa.

This is Sara. I notice her while she’s hugging and kissing her boyfriend. It’s a strong and deep kiss, one of those kisses that keep the rest of the world out. She has her eyes closed, not just half-closed, but squeezed shut. To shut oneself in order to feel more: it’s strange. Somehow, it must be a gesture that allows lips to use the energy that normally is spent on seeing. It’s a way to feel more intensely. I wanted to take a picture of you, but it would have disrupted the purity of that moment. I don’t know. We wouldn’t have noticed. They tell me, smiling embarrassed and happy. My encounter is with her, but just like other times there’s the boyfriend, too. They’ve been together 3 months. And I see them, at the beginning of the journey of their love story: the first days together, the first holiday, the first looks, discover each other intimately. In touch with this, meeting them is like a gift. And I feel a hint of nostalgia for those moments, vivid on my skin. The beginnings of something that, by definition, will never come back. Like any other thing. But in-between, everything that makes a love story infinite. Before I leave, they ask me: What’s it like, living together? My answer draws from what I’m currently feeling in my relationship. One of the most precious aspects, from what I know, from what was my experience, is to meet and support each other in the difficult moments as well. Which always come. To grow up together. It’s like walking hand in hand. And in that respect, to support each other. I leave in touch with all of this. I go back home.
10th Nov, 2015 | 314
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10th Nov, 2015 | 314
Lei è Franca. Incrocio il suo sguardo pieno e intenso di un blu che a volte si fa grigio, come l’acqua di un torrente. È così che mi sono sentito con lei: trasportato su un fiume in piena. …ti ho detto di sì perché mi piace sostenere le iniziative dei giovani. E credo di avere fatto questo anche con i miei figli. Sai, un tempo le buone fanciulle dovevano fare quello che volevano i genitori. Non è stato facile uscire da quei meccanismi, ma mi ha permesso di crescere liberi i miei figli. Me ne vado ripensando a una frase che mi ha detto. Non ho bisogno di ascoltare le persone per capirle. Con lei ho parlato pochissimo e le poche parole che sono riuscito ad inserire si sono confuse tra il blu e il grigio del suo torrente pieno di energia e trasporto. Ma mi ha sentito. Di questo sono sicuro. …non credo molto al potere delle parole. Per come sono fatta, è sufficiente osservare una persona per capire chi ho di fronte.

This is Franca. I meet her eyes, full and intensely blue, a blue that fades into gray, as water in a river. It’s how I felt with her: carried away by an overflowing river. I accepted because I like to support young people’s initiatives. And I believe this is something I’ve done with my children, too. You now, one time nice girls had to do what their parents wanted them to do. It wasn’t easy to let go of those habits, but it let me raise my children free. I leave pondering on something she told me: I don’t need to listen to people to understand them. With her I spoke very little, and the few words I managed to bring in blurred into the blue and gray of that river, in her energy and enthusiasm. But she heard me. I’m sure of it. I don’t really believe in the power of words. For me, it’s enough to observe attentively to understand who I’m talking to.
9th Nov, 2015 | 313
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9th Nov, 2015 | 313
Lui è Piero. Primo giorno di riprese. Con me c’è Marco, film maker e stranger di settembre. Documenterà alcuni incontri per il video promozionale del progetto. Sono carico e curioso, sentirò di sicuro la sua presenza ma non prevedo l’effetto che mi farà. Siamo appena scesi dall’auto quando incrocio lo sguardo di un ragazzo, esile ed eccentrico. Ma non abbiamo ancora iniziato con le riprese. Lo ritrovo dopo dieci minuti, tra i banchi del mercato. Accetta subito. Sì all'incontro, sì alle riprese. …faccio il fotografo, a Torino. Mi vedi vestito così, con queste scarpe particolari…mi fa piacere che tu mi abbia notato, sono estroverso, mi piace comunicare. Spesso per esprimere se stessi è necessaria una forza particolare, mi incuriosisce la sicurezza con cui si racconta, gli chiedo dove abbia origine la sua forza. Da bambino venivo isolato. Sai…il fatto che fossi peruviano, i capelli rossi, l’accento spagnolo…rimanevo solo. Poi crescendo ho trovato la forza di diventare quello che sentivo, smettendo di cercare di essere quello che gli altri avrebbero voluto fare di me. E quindi? …Credo che la mia forza arrivi dai miei genitori. Mi hanno sempre sostenuto nelle scelte che ho fatto. Guardandolo mi accorgo in atteggiamenti delicati e rassicuranti, come se mi trovassi di fronte ad un ragazzo molto più giovane di me, quando invece si apre a me riconosco il nostro essere coetanei. Glielo rimando e un po’ come se mi stesse raccontando un’abilità professionale mi dice …so plasmare il mio carattere in base all'interlocutore. Dipende molto da chi incontro. Chi hai di fronte ora? La persona che vorrei essere io in una vita alternativa. Ci incontriamo così, con occhi sinceri, salutandoci con un abbraccio. …nelle foto mi piace scoprire cosa c'è dietro agli occhi che incontro, dietro a quello sguardo, che storia c'è dietro a quegli occhi tristi. Dice quegli, guardando nello spazio apparentemente vuoto tra me e la folla. Lo indica con così tanto trasporto da riempirlo. Sono lì quegli occhi, tra noi. Chissà a chi appartengono.

This is Piero. First day of shooting. With me there’s Marco, film maker and stranger from September. He’s going to film some of the encounters for a promo video of the project. I’m ready and curious, I will surely sense his presence, but I don’t know what effect it’ll have on me. We’ve just got off the car when I meet the eyes of a young man, thin and eccentric. But we haven’t started shooting yet. I find him again 10 minutes later, among the market’s stands. He immediately accepts. Yes to the encounter, yes to the filming. I’m a photographer, in Turin. You see me in these clothes, wearing these peculiar shoes… I’m pleased that you noticed me, I’m an extrovert, I love to communicate. Often to express yourself, you need a particular strength, I’m fascinated by the self-confident way he tells his story, I ask him where his strength comes from. When I was a child I got isolated. You know… I’m Peruvian, I’ve got red hair, a Spanish accent… I was left alone. Then, growing up, I found the strength to become what I felt, I quit trying to be what others wanted me to be. And? …I think my strength comes from my parents. They’ve always supported the choices I’ve made. Looking at him I realize I’m behaving reassuringly and delicately, as if I had a much younger person in front of me, but when he opens up to me I discover we’re the same age. I tell him, and as if he was revealing one of his professional skills he tells me: I can shape my nature depending on who I’m with. Who are you with, now? The person I’d like to be in an alternative life. We meet like this, through honest eyes, hugging each other goodbye. In my photos I like to discover what’s behind the eyes I meet, behind those gazes, what’s the story behind those sad eyes. He says those, looking at the space seemingly empty between me and the crowd. He looks at it with so much ardor that he fills that emptiness. Those eyes are here, between us. I wonder who they belong to.
8th Nov, 2015 | 312
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8th Nov, 2015 | 312
Lui è Eric. Lo noto in una zona di pieno sole nel centro di Torino. Nella luce è sovraesposto, tanto da sparire per un attimo nel bianco dei suoi colori. Accetta, così scopro che fa il fotografo a Milano. Mi colpisce il suo modo di parlare, …è vero, strascico le parole. Ma per me è qualcosa di diverso, durante la conversazione sembra intento in un processo mentale di ordine, selezione e scelta delle parole migliori, quelle che più di altre trasmettono ciò che vuole esprimere in quel momento specifico. Vista così, somiglia ad una parte del lavoro del fotografo, che tra i diversi scatti sceglie i migliori, quelli più adatti ad esprimere ciò che vuole comunicare. …è importante per me questo tipo di selezione, lo faccio per sopravvivere: i miei pensieri sono molto più confusi. Lo sa fare benissimo. Ne escono discorsi chiari puliti e in qualche modo freschi. Un po’ come i sui colori e le sue foto.

This is Eric. I notice him in a sunlit place in Turin’s city centre. In the light he’s overexposed, so much that for a moment he disappears in the white of his colors. He accepts, so I discover that he’s a photographer in Milan. I’m struck by the way he talks it’s true, I drawl. But to me it’s something else, in our conversation he seems to be focused on a mental process, organizing and selecting the best words, those that best express his thoughts at that moment. From this point of view, it resembles a part of a photographer’s job, who among the many pictures taken chooses the best ones, the ones that best describe what he wants to communicate. To me this kind of selection is important, I do it to survive: my thoughts are much more confused. He does it very well. His speech is clear and neat, somehow fresh. A bit like his colors and his photos.
7th Nov, 2015 | 311
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7th Nov, 2015 | 311
Lui è Gabriele. Lo noto in Via Garibaldi. Mi colpisce il suo modo di camminare. Lo si nota nella folla, un po’ più spavaldo degli altri, mani in tasca, sguardo sereno che sembra ammirare ciò che lo circonda. L’impressione è che avrebbe accolto qualunque cosa, se fosse crollato il mondo si sarebbe semplicemente spostato, osservando l’accaduto, per poi riprendere il cammino. Colleghiamo questo atteggiamento a ciò cha sta affrontando in questo periodo Bologna, la città in cui vive e che forse non ha più la stessa forza di reagire di un tempo. Fa il giardiniere ma ha origini lucane. …ho un cognome uguale a una città etrusca della mia regione. Probabilmente il suo volto esprime parte di quel popolo: sotto gli occhiali da sole intravedo un taglio orientale. È a Torino per un weekend di vacanza e ha sentito parlare di una parte della città esoterica e oscura. È una parte che conosco, provo nostalgia nel ricordare il giorno che l’ho scoperta e decido di accompagnarlo dove quel viaggio ha avuto inizio. Ci sono una chiesa, una meridiana e lo zodiaco.

This is Gabriele. I notice him in Via Garibaldi. I’m struck by the way he walks. You notice him in the crowd, a bit smugger, hands in his pockets, peaceful eyes that seem to be cherishing what’s surrounding him. The impression is that he’d have welcomed anything, if the world crumbled down, he’d just move to the side, observing what was happening, and then he’d be on his way again. We link this behavior to what’s happening in Bologna, the city where he lives and that maybe hasn’t got the strength to react anymore. He’s a gardener and has Lucanian roots. My surname is the name of an Etruscan city of my region. Probably in his face there are traces of that people: under his sunglasses I catch sight of oriental traits. He’s in Turin for the weekend off, and he’s heard of an esoteric and dark side of the city. It’s a sideI know, I feel nostalgic remembering the day I discovered it, and decide to bring him where that journey had started. There are a church, a meridian and the zodiac.
6th Nov, 2015 | 310
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6th Nov, 2015 | 310
Lei è Alice. È la scelta difficile. Giornata di formazione, tema del giorno sessualità e dipendenza. Esercitazione proposta dal conduttore: scegliere il compagno con cui sarebbe difficile incontrarsi sul tema della sessualità. E scelgo lei, che oltre a condividere l’esperienza accetta di far parte del progetto. Si tratta di guardare o non guardare. Oggi guardo. E inizia un incontro fatto di timori ed eccitazione: il tema è enorme e non l’ho ancora incontrato in questo percorso fra gli sconosciuti. So che sarà difficile, ma ormai ho scelto. Da vicino noto i suoi occhi grandi e i due orologi, uno a ciondolo, che segna il tempo come vuole lui e l’altro al polso, ormai scarico. Mi piace pensare che siano stati loro a dettare i tempi del nostro incontrarci: un orologio che descrive il tempo facendolo sembrare un po’ più tardi di quello che è e uno che si sta fermando. Ritorno al presente, oppure no, e noto il modo gentile con cui si accarezza i capelli: a volte, in un gesto all’apparenza casuale e sensuale li sposta di lato, raccogliendoli dal profilo destro del volto verso quello sinistro, mostrando un po’ di più il collo. O coprendolo un po’ di più, questione di prospettive. È un gioco tra scoprire e coprire…è in questo terreno che ci incontriamo. Sta per laurearsi in Psicologia, è friulana e dopo tre anni di convivenza è tornata a vivere da sola, senza però interrompere la relazione. Dev’essere difficile, ci vuole coraggio, è il tempo che torna indietro. Che ore sono? È presto. Una volta ero in difficoltà su una scelta…temevo potesse essere troppo tardi per prendere una decisione…così mi sono confrontata con una persona, che mi ha detto: non essere impaziente, quando sarà davvero troppo tardi incontrerai per la strada un coniglio bianco. E la cosa incredibile è che dopo un po’ di tempo, a distanza di pochi giorni, ne ho visti due. Me lo dice così, per strada, passeggiando in compagnia dello sguardo furtivo di un coniglio attento a non farsi scovare. Mi chiedo di che colore fosse. Incontro pulito, intenso e confrontante. Siamo stati la scelta difficile, vissuta nel fragile e scomodo incontro fra tempo e sessualità, dimensioni legate per natura, a volte nemiche ma inevitabilmente compagne. Oggi a distanza di tempo rintraccio il nostro sentire, per certi aspetti sorprendentemente simile. Che ore sono? Ora è tempo di andare, l’orologio si sta fermando: smetto di guardare, come dice lei alcune cose vanno mantenute nell’intimità all’interno della quale sono state vissute.

This is Alice. It’s the difficult choice. Training day, today’s subject: sexuality and addiction. Exercise suggested by the host: to choose the partner you’re least likely to confront about the theme of sexuality. And I choose her, who, besides sharing this experience with me, accepts to be part of my project. I have to decide between looking and not looking. Today I look. And so begins an encounter of fears and excitement: the theme is huge, and I haven’t touched it yet on this journey among strangers. I know it’s going to be difficult, but I’ve made my choice. Up close, I notice her big eyes and two watches, one as a pendant, telling a time of its own, and the other, almost dead, on her wrist. I like to think that it was them that set the flow of our encounter: one watch that made it seem later that it actually was, the other slowing it down. I go back to the here and now, or maybe I don’t, and I notice her gentle way of stroking her hair: at times, with a gesture apparently casual and sensual, she moves it on one side, gathering it from her right profile to the left, showing her neck a little more. Or covering it a bit more, a matter of perspective. It’s a game of veiling and unveiling… it’s in this field that we meet. She’s about to get her degree in Psychology, she’s from Friuli and after three years living with her boyfriend, she went back living on her own, without terminating the relationship. It must have been difficult, it takes courage, it’s the time moving backwards. What time is it? It’s early. One time I was having trouble with a choice… I was afraid it was too late to make a decision… so I talked to a person, who told me: don’t be impatient, when it’ll really be too late you’ll meet a white rabbit. And the incredible thing is, after a while, a couple of days later, I did see two of them. She tells me walking down the street, under the stealthy gaze of a rabbit, careful not to be seen. I wonder what was its color. A neat encounter, intense and confronting. We’ve been the difficult choice, experienced in that fragile and uncomfortable encounter between time and sexuality, two dimensions bound by nature, at times enemies but inevitable companions. Today, some time later, I trace back our feeling, similar for the both of us, in some ways. What time is it? It’s time to go, the watch is dying down: I stop looking, as she says some things need to be kept in the intimacy where they’ve been experienced.
5th Nov, 2015 | 309
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5th Nov, 2015 | 309
Lui è Matteo. Lo noto seduto sul poco spazio lasciato da una vetrina prima di diventare marciapiede. Mi colpisce il suo sguardo dolce, parla una lingua a sé stante, con accento spagnolo, ritmo francese e vocaboli italiani. Vive per strada dal 2012; da vicino l’impressione è che ci viva da molto più tempo. Glielo rimando e mi racconta che è così perché quando sei per strada tutto è più intenso e in qualche modo vivi di più. Il tempo funziona in maniera diversa…lavoravo, avevo un buon stipendio. Ad un certo punto mi sono reso conto che tutto questo tempo passato alle dipendenze di altri non faceva che privarmi del mio tempo. Vivere per lavorare non ha senso per me: ho lasciato e sono partito. Ora la mia vita è fatta di 24 ore al giorno. Mentre si racconta la sensazione è che ciò che fa la differenza per lui sia la sensazione di possedere ogni istante della propria esistenza: la vita è sua. Ne è convinto, si sente nella leggera semplicità con cui mi fa notare che …ogni secondo mi appartiene: è questo l'insegnamento più grande che ho appreso per strada. Fa la spesa tra gli scarti dei supermarket trovati nei cassonetti della spazzatura. E la parola denaro non lo sfiora più, tanto da non riuscire a pronunciarla in italiano. Non se la ricorda, così prende in prestito un po’ di francese, confidandomi ciò che rappresentano le persone che ha incontrato in giro per l’Europa: …vous êtes mon argent.

This is Matteo. I notice him sitting on that narrow space left by a shop window before it turns into a pavement. I’m struck by his sweet eyes, he speaks a language of his own, with a Spanish accent, a French cadence and Italian words. He’s been living on the streets since 2012; if you get closer you get the impression that he’s been living like this for a much longer time. I tell him, and he replies that it’s true, because when you’re on the street everything is more intense, so somehow you live more. Time works differently… I used to have a job, the pay was good. At one point I realized that all this time spent working for someone else did nothing but deprive me of my own time. Living to work doesn’t make any sense to me: I quit and I left. Now my life is lived 24 hours a day. While he’s telling his story I get the impression that what really makes a difference to him is the feeling of owning each moment of his existence: his life is his. He’s sure of it, you can sense it in the simple way he points out to me that …each second belongs to me: this is the greatest lesson I’ve learned on the street. He gets his groceries from the garbage bins, food wasted by supermarkets. And the word money doesn’t interest him anymore, so much that he can’t even pronounce it in Italian. He doesn’t remember, so he borrows a bit of French, and tells me what the people he met across Europe mean to him: …vous êtes mon argent.
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Lei è Valery. La scelgo per gli occhi. Pazzeschi. Ha fretta, decido comunque di insistere per avere il suo sì: ho in mente la fotografia e mi sorprendo osservandola nel domandarmi se non fosse già una stranger. Accetta, mi accorgo di andare ai 200 all’ora. Siamo lì, per strada, in un vortice di frenesia e velocità. Le chiedo se le cosa le appartenga e mi dice: sì è la mia vita. Andare di corsa non mi permette di assaporare a fondo l’incontro, ma solo di sfiorarla. E scoprire che un anno fa ha conosciuto un uomo, che dopo 6 mesi l'ha sposato, nel caldo di un’isola deserta: proprio come volevo io. E non riesco a non notare la velocità, anche in questo. Me ne vado con la sensazione di essere stato su un razzo, rapido e diretto, carburante le nostre parole che bruciano e lasciano un po’ di scia. Mentre scrivo ritorno a quella energia, a quella sensazione che mi guidava anche nella scelta delle parole, una specie di selezione per non sprecare tempo e arrivare al dunque. Non mi appartiene, ma un salto nella frenesia ci sta. Solo se posso uscirne. Ci saltiamo di corsa, tra le tracce di un incontro accelerato rimango con la soddisfazione di aver insistito, superato le resistenze e ricevuto il suo sì.

This is Valery. I choose her for her eyes. Amazing. She’s in a hurry, I decide to insist anyway to get her yes: I see the picture in my mind and while I’m looking at her I ask myself if she’s already a stranger. She accepts, I realize I’m going 200 km/h. We’re there, on the street, in a vortex of frenzy and speed. I ask her if this is something that belongs to her, and she replies: yes, it’s my life. Being in a hurry, I can’t savor this encounter to the fullest, I can only brush her. And find out that one year ago she met a man, that after 6 months she married him, on an hot desert island: just like I wanted. And I can’t help noticing her speed in this, too. I leave with the feeling of having been on a rocket, quick and direct, fuelled by our words that burn and leave a trace behind. As I’m writing I go back to that energy, to that sensation that led me in choosing my words, a sort of selection in order not to waste any time and go straight to the point. It’s not like me, but a quick immersion in a vortex of frenzy can be ok. Only if I can get out of it. We say goodbye in a rush. With what remains of this accelerated encounter I’m left content to have insisted, overcome her resistance and got her yes.
3rd Nov, 2015 | 307
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3rd Nov, 2015 | 307
Lui è Michele. Mi colpisce lo stile, passeggia con la compagna. Non sembrano di qui, si accompagnano elegantemente nella via centrale di Savona. Ho in mente questo: stile che accoglie e impreziosisce ogni secondo passato insieme. Ho deciso di non fare più niente. Sorride dicendomelo, carico di soddisfazione e di qualcos'altro. Incuriosito da quel sorriso, gli chiedo cosa abbia fatto posto al niente. Mi risponde …ho lavorato per 43 anni in ambito di business informatico, introducendo l'informatica in paesi in via di sviluppo. Potrei ancora lavorare, ne ho le forze, ma non mi va. Voglio godermi il golf, la nuova avventura podistica e mia moglie. Che ha uno sguardo puro e dolce. Ed è bellissima. Contatto l’energia e la positività con cui ci incontriamo: lo sguardo interessato e curioso di un uomo come lui mi sostiene motivandomi. Non lo dice, ma la sensazione è che mi ascolti con rispetto, comunicandomi parole quali …credi in te stesso. Tra le righe mi suggerisce alcune potenzialità del progetto, alle quali sono cieco e che entrano nel mio campo visivo solo come possibili opportunità sprecate. E tra le righe rimangono tali, trovandomi affascinato dalla forte sensazione di aver incontrato un uomo che in qualche modo sa e ha saputo individuare e seguire le proprie necessità, per ritrovarsi a 61 anni pieno di energia, forza e vitalità. Lo saluto e gli auguro il meglio.

This is Michele. I’m struck by his style, he’s walking with his partner. They don’t seem to be from round here, they’re elegantly strolling together down the main street of Savona. I’ve got this in mind: style welcoming and enriching every second spent together. I’ve decided to never do anything again. He smiles when he tells me this, filled with pride and something else. Intrigued by that smile, I ask him what had made room for this nothing. He replies: I worked for 43 years in IT business, I brought IT to developing countries. I could keep working, I’d have the strength, but I don’t feel like it. I want to enjoy playing golf, my new adventure as a runner, and my wife. Who has pure and sweet eyes. And who’s beautiful. I’m in touch with the energy and positivity of this encounter: the interested and curious look of a man like him supports me, motivates me. He doesn’t say, but I get the impression that he’s listening with respect, communicating words like…believe in yourself. Between the lines he suggests to me some potential developments for my project, a potential I hadn’t considered, and that enters my field of vision just as possible wasted opportunities. And between the lines they remain as such. I find myself fascinated by the impression to have met a man who, somehow, has been able to find and follow his needs, and at 61 is full of energy, strength and vitality. I say goodbye wishing him all the best.
2nd Nov, 2015 | 306
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2nd Nov, 2015 | 306
In alto, in cima a un monte. Lei è Marta. Sono in macchina immerso nella nebbia umida quando noto una figura scura, che si fa forza controvento e contro il freddo. È lei. Accetta e in quel vento decide di dirmi perché ha accettato. Forse il vento, forse la fatica in quella bianchissima luce, forse l’umidità…forse tutto questo e tutt'altro, sta di fatto che mentre mi dice di sì sembra commuoversi. Scopro che è appassionata di cinema e lettura: sono a quota 70 libri. Ha lasciato il lavoro, non riconoscendosi nelle fastidiose dinamiche di questa società, nel denaro. Così vive quassù a 1000 metri, tra la nebbia che spesso confonde e divora tutto, senza neppure permetterti di distinguere tra il cielo e il mare. Da lassù a volte si vede la Corsica. Chissà se ci vedono mentre li guardiamo. Ha 25 anni e mi sembra molto più adulta. Poi, bevendo un tè caldo nella sua casa, la vedo meglio e in quel viso non sento né più né meno degli anni che ha. …Il mio compagno è la cosa più bella che mi sia capitata al mondo, avevo 12 anni quando me ne sono innamorata. Stiamo insieme da 10. Ci incontriamo così, in parte nel gelido vento d'alta montagna, in parte nel caldo silenzio di casa sua, tra pareti di legno, mura basse e minuscole porte. È uno splendido rifugio, entrando mi colpisce la sensazione di accedere a un altro mondo. È la materializzazione del fascino della solitudine, che sento da sempre. Quella solitudine che fa un po’ male, ma che non uccide. Un dolore che se ne sta sullo sfondo e in qualche modo mi dice che ci sono. E che come un graffio mi fa compagnia. Non è condizione imposta ma una scelta esistenziale, dove il calore arriva dalla compagnia di pochi, dai libri, dal cinema, dagli animali e dalla natura. E anche da sconosciuti che ti fermano per strada. Sembrava felice, mi piace pensare che gli occhi umidi con cui mi ha accolto fossero altro rispetto ad un anonimo fenomeno fisico. Ho visto lei lassù, che ha deciso di confondersi nella nebbia, ma che per un attimo con la sua figura interrompe la continuità fra cielo e mare. L’ho vista, lassù, anche se lei ha deciso di scappare da chi sta nel vortice.

Up, on a mountain. This is Marta. I’m in my car immersed in a damp fog when I notice a dark figure struggling against the wind and the cold. It’s her. She accepts, and in the wind she decides to tell me why she did it. Maybe it’s the wind, maybe the struggle in that white light, maybe the humidity… maybe it’s all of it or nothing but it, but regardless of this, when she accepts she seems moved. I discover that she loves movies and books: I’m currently at 70 books. She quit her job, not identifying with the bothersome dynamics of our society, with money. So she lives up here, at 1000 meters, in the fog, which often blurs and devours everything, making it impossible to tell the sky from the sea. From up there sometimes you can see Corsica. I wonder if they see us looking at them. She’s 25 and she seems a lot more mature. Then, drinking hot tea at her house, I see her more clearly, and in her face I don’t see anything more or less than her age. My boyfriend is the best thing that has ever happened to me, I was 12 when I fell in love with him. We’ve been together for 10 years. We meet like this, partly in the freezing high-mountain wind, partly in the warm silence of her home, between wooden walls and tiny doors. It’s a beautiful chalet, when I go inside I feel like I’m entering another world. It’s the materialization of the allure of loneliness I’ve always felt. That loneliness that hurts you a bit, but never kills you. A pain that remains on the background, and that somehow tells me that I exist. And that keeps me company like a scratch. It’s not a forced condition, but an existential choice, where warmth comes from the company of few, from books, movies, animals and nature. And also from strangers stopping you on the street. She looked happy, I like to think that her wet eyes she welcomed me with were something more than an banal physical phenomenon. Up there I saw her, who decided to melt into the fog, but who for a moment with her silhouette disrupted the continuity between the sky and the sea. I saw her, up there, even though she decided to run away from those in the maelstrom.
1st Nov, 2015 | 305
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1st Nov, 2015 | 305
Lui è Fabrizio. La domenica, il silenzio lo riconosci se hai conosciuto il rumore. E se c'è vento si sente ancora di più, è un silenzio che si fa sensazione. Lo noto mentre insieme ad Artù, il suo cane, compra barattoli di miele. Così scopro che lavora come rappresentante di vini e liquori e che …Sono sempre stato uno che pensava a guadagnare molti soldi. L’ho fatto per anni. Poi non ne potevo più, ho ristrutturato un rustico e da 3 anni non ho più la TV, ho lasciato il lavoro e sono tornato a respirare. Dopo questo periodo di disintossicazione sono tornato a lavorare, molto più consapevole di prima. Mentre me lo dice il volto gli si distende, si fa più sereno e in qualche modo sembra comunicarmi libertà. Glielo rimando e mi dice: sì, è così. Ora sono tornato a lavorare, ma con molto più ossigeno. E ho imparato che il mio tempo è importante. Queste parole rimbalzano dentro di me ad ogni mio passo, le ripeto, ancora ancora ancora. Il mio tempo è importante.

This is Fabrizio. On Sundays you recognize silence if you experienced noise. And if the wind is blowing you hear it even more, it’s a kind of silence that becomes a sensation. I notice him while, with his dog Artù, he’s buying honey jars. So I discover that he works as a sales representative of wines and liqueurs and that… I’ve always been someone who wanted to make money. I’ve done it for years. But I couldn’t take it anymore, so I refurbished an old house and it’s 3 years that I don’t own a TV, I quit my job and I can breathe again. After this period of detoxification I went back to work, more self-aware than before. While he’s telling me this his face softens, he becomes more serene and somehow he seems to communicate his freedom. I tell him, and he replies yes, it’s true. Now I’m back to work, but with more freedom. And I’ve learned that my time is important. These words bounce inside of me at every step, I repeat them, again and again and again. My time is important.
31st Oct, 2015 | 304
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31st Oct, 2015 | 304
Lui è Carlo. Torno in via San Lorenzo a Genova. Che mi avvolge e coinvolge sempre di più. Saluto Elio, il pittore della settimana scorsa. Oggi ho bisogno di un volto sereno e amichevole. Incontro lui, che è vestito di verde e ha un cavalletto in spalla. Mentre scrivo mi rendo conto di aver incontrato per la terza volta in dieci giorni questo colore. Forse perché tra gli alberi in questo periodo si trova di meno. O forse per altro. Sono un artista, dipingo. Gli chiedo se vive di questo e mi risponde pieno di soddisfazione …sì, ho due o tre figli Come due o tre? Il terzo sta arrivando. Mentre me lo dice rimango coinvolto dall’entusiasmo: sa di libertà, di pulizia e serenità. Mi ricorda molto un amico d’infanzia: la sua energia, il suo entusiasmo, il suo sincero coinvolgimento: lo guardi e sai che ce la farà, in ogni caso. Ovunque mi trovi, in macchina, in ascensore, sul bus, porto con me la macchina fotografica. E se qualcosa mi colpisce la fotografo: uno scorcio, una particolare prospettiva. Una volta a casa, nel laboratorio, la trasferisco su tela. Volevo un volto sereno e amichevole, ho incontrato il passato, il presente e il futuro.

This is Carlo. I go back to Via San Lorenzo in Genoa. Which I find more and more captivating and embracing. I greet Elio, last week’s painter. Today I need a peaceful and friendly face - I meet him, who’s wearing green and carrying an easel on his shoulders. While I’m writing this, I realize that it’s the third time in ten days that I come across this color. Maybe it’s because at this time of the year you don’t see it as much on the trees. Or maybe for some other reason. I’m an artist, I paint. I ask him if he makes a living out of it, and proudly he replies …yes, I’ have two or three kids - What do you mean, two or three? The third is on the way. While he’s telling me this I get caught in his enthusiasm: it feels like freedom, neatness and serenity. He reminds me of a childhood friend of mine: his energy, his enthusiasm, his sincere participation: you look at him and you know he’s going to make it, no matter what. Wherever I go, my car, a lift, the bus, I’m always carrying my camera with me. And if there’s something that strikes me, I take a picture: a view, a peculiar perspective. At home, in my lab, I put them on canvas. I wanted a friendly and serene face, I met the past, the present and the future.
30th Oct, 2015 303
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30th Oct, 2015 303
Lui è Mohammed. Lo noto all’interno di un negozio. È appoggiato alla cassa, ascolta gentilmente ciò che gli sta dicendo la commessa. Lo scelgo e accetta in uno strano modo: …ti dico di sì, ma ti chiedo scusa in anticipo, non credo di avere molto da raccontarti. Ha lo sguardo pieno di sconforto mentre me lo dice: credo a quell’emozione, ma non alle parole che mi ha appena detto. E faccio bene. Dice di essere noioso, eppure abbiamo riso insieme, riso di gusto per almeno venti minuti. Perché dici di non essere divertente? …perché oggi funziona così: o ti piace ciò che piace alla massa, la discoteca, le feste, il casino, oppure rimane poco per te, e rischi di essere solo. È per questo che mi sento noioso. Eppure ha 28 anni, ha girato l'Europa, ha lavorato e vissuto a Marsiglia fino a qualche mese fa. Ora studia all'Università, l’impressione è che a 28 anni sia un po’ stanco di questo girovagare, un girovagare mentale alla ricerca del proprio ruolo vissuto sull’instabile terreno di conflitti interni. …sono uno che ha un sacco di idee…purtroppo spesso non le porto a termine. Per esempio, l’anno scorso volevo entrare nella legione straniera. Credevo mi avrebbe reso più forte, più sicuro e determinato. Poi ho cambiato idea e mi sono messo in testa di diventare modello. Ci incontriamo nell’ironico contrasto di queste possibilità, ma non solo. Sento la fatica di giorni vuoti vissuti cercando di capire cosa fare. E mi accorgo che i miei sorrisi sono rivolti a trasmettergli un po’ di coraggio. Lo saluto, non prima di avergli confidato ciò che è stato importante per me per riempire quelle giornate: smettere di cercare di capire, comprendere, e sentire. So che rappresenta anche l’origine di questo progetto.

This is Mohammed. I notice him inside a shop. He’s leaning on the cashier’s counter, gently listening to what the shop assistant is telling him. I choose him, and he accepts in a strange way: I say yes, but I apologize in advance, I don’t think I have much to tell you. His eyes are full of discouragement when he tells me this: I believe that emotion, but not the words he’s just told me. And I’m right. He says he’s boring, yet we’ve laughed together, out loud, for twenty minutes. Why do you say that you’re not fun? Because this is how it works today: either you like what the masses like, discos, parties, chaos… or you are left with very little, and you risk to find yourself alone. This is why I feel boring. And yet he’s 28, he has traveled across Europe, he’s worked and lived in Marseille until some months ago. Now he studies at university, the impression is that at 28 he’s a bit tired of his meandering, a mental meandering in search of a role, lived on the unstable land of his internal conflicts. I have a lot of ideas, unfortunately often I don’t fulfill them. For example, last year I wanted to join the Foreign Legion. I believed it’d have made me stronger, more confident and determined. Then I changed my mind and I set my mind on becoming a model. We meet in the ironic contrast of these two possibilities, but there’s more. I can feel the struggle of empty days lived trying to understand what to do. And I realize my smiles want to give him some courage. I say goodbye, but before I do, I reveal to him what has been important to me to fill those days: stop trying to understand, and feel. I know that it’s also the origin of this project.
29th Oct, 2015 302
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29th Oct, 2015 302
Lei è Mila. La noto mentre chiacchiera con amici. Mi colpiscono i capelli lunghissimi e l’abbigliamento sportivo. …li ho così da quando sono cresciuta. Prima erano cortissimi. Poi ho deciso di cambiare. Mentre si racconta mi colpisce l'energia che trova spazio tra il ritmo delle sue parole. Distende. Glielo dico e mi risponde che …ho imparato ad essere così. Se dentro senti un equilibrio, lo puoi trasmettere fuori, condividendo il tuo stare con chi ti circonda. Ed è quello che cerco di fare con i miei ragazzi a scuola. Sono un’insegnante di sostegno. I ragazzi sanno: sentono subito come stai, a volte prima di te. Mentre si racconta rimango davvero colpito dalla sua calma, dall’equilibrio che sembra aver raggiunto. E seguo una curiosità, chiedendole del suo rapporto con la rabbia. …sì, un tempo non mi arrabbiavo. La inibivo. Poi mi sono resa conto che mi faceva stare male e da allora mi concedo momenti di rabbia. La devo salutare, giusto il tempo di confidarle che per me non è ancora così in alcuni ambienti soffoco la rabbia, per non ferire, per proteggere, per paura e per altri perché. Mi allontano in contatto con tutto questo. Altro step per me.

This is Mila. I notice her while she’s talking with some friends. I’m struck by her long hair and her sportswear. My hair’s been like this since I was young. When I was little it was very very short. Then I decided to change. While she’s telling me this I’m struck by the energy flowing out in-between her words. It’s relaxing. I tell her, and she replies that I’ve learned to be this way. If you fell harmony inside you, you can communicate it on the outside, sharing it with the people around you. And this is what I try to do with my pupils. I’m a special aid teacher. Kids know: they can immediately sense how you feel, sometimes even before you do. While she’s telling me her story I’m really impressed by the composure and harmony she seems to have reached. And I follow up with a question to satisfy my curiosity, asking her about her relationship with rage: yes, I used not to get angry. I inhibited rage. Then I realized it was painful to me, and now I allow myself moments of rage. I have to say goodbye, I just have the time to tell her that for me it’s still like this, in some environments I suffocate my rage, to avoid hurting who’s with me, to protect them, because I’m afraid, and because of other reasons. I leave in touch with all of this. Another personal step.
28th Oct, 2015 301
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28th Oct, 2015 301
Lei è Erica. Oggi sono all’Expo. E noto lei, tra le migliaia di persone mi colpiscono i suoi occhioni blu, sembrano fari alla ricerca di qualcosa. …sono un'antropologa. Passeggiamo verso una zona di buona luce, così scopro che è si specializzerà in antropologia delle migrazioni o del lavoro. Per alcuni minuti siamo soprattutto su un piano narrativo, ci raccontiamo in superficie, sfiorandoci con leggerezza. E non mi sorride ancora. Ci incontriamo per la prima volta poco prima dello scatto, mentre la invito ad assumere l’atteggiamento che ormai da 301 giorni condivido con chi incontro: cercami ma non ti dimenticare di te. E mi rendo conto che ciò che faccio ha un termine in antropologia: osservazione partecipante. …mi sono avvicinata alla fotografia perché vorrei occuparmi di video-etnografia: entrare in un ambiente sconosciuto con atteggiamento curioso e accogliente, diventare parte di quell'ambiente senza però dimenticarsi della propria individualità. Risvolti antropologici di 365strangers. Bello così.

This is Erica. Today I’m at the EXPO. And I notice her, among thousands of people I’m struck by her big blue eyes, they look like beacons in search of something. I’m an anthropologist. We walk to a place with good light, so I discover that she will major either in anthropology of migrations or in anthropology of work. For some minutes we mainly engage on a narrative level, we only tell the surface of our stories, just a light brush. And she isn’t yet smiling at me. We meet for the first time just before I take the picture, when I encourage her to take on that same attitude I’ve been sharing with the people I’ve been meeting for 301 days now: look for me, but don’t forget about yourself. And I realize that what I’m doing has an anthropological definition: participant observation. I took up photography because I’d like to do video-ethnography: go into an unknown environment with a curious and welcoming attitude, become part of that environment without giving up your individuality. 365strangers’ anthropological implications. Nice.
27th Oct, 2015 300
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27th Oct, 2015 300
Lei è Maria. La noto mentre passeggia sotto i portici di Via Paleocapa a Savona. È dalla parte opposta, ha un viso brillante. Accetta, e lo fa con un sorriso e una voce sottili: quasi non sento il suo sì, devo richiederglielo. …insegno italiano, latino. Mi trovo nella mia ora buca. Sarà un incontro veloce, rosicchio più minuti che posso spingendomi fino all’ultimo secondo della sua pausa. E in questo rosicchiare scopro che questa brillante signora, dall’aspetto serio e per certi versi impeccabile, ha esplorato anche altre possibilità: …ho avuto un’adolescenza mistica. Me lo dice così, donando sapore di confidenza condivisa a denti stretti, in un leggero imbarazzo, un po’ come il sì con cui mi ha accolto. La vita e la personalità come costruzioni e strutturazioni del sé: un sé che cresce attraverso esperienze, e che modella la nostra immagine. A pensarci bene se avessi dovuto descrivere il passo dell’insegnate avrei descritto il suo. Il passo dell’insegnante: senza il titolo di un libro, o di una storia. La porta si apre…il corridoio, urla e voci. Si tratta di entrare in una micro-realtà quotidiana: puoi scegliere un passo deciso, incerto, delicato, coinvolto. Oggi, nel corridoio di via Paleocapa il suo è un passo deciso, accompagnato dal rumore dei tacchi. Fino alla prossima porta.

This is Maria. I notice her while she’s walking under the porticoes of Via Paleocapa in Savona. She’s on the opposite side, and she has a bright face. She accepts, with a timid smile and a low voice: I almost can’t hear her yes, I need to ask her again. I teach Italian, Latin. This is my free hour. This is a quick encounter, I nibble as many minutes as I can until the very last second of her break. And in my nibbling I discover that this brilliant lady, with a serious and somewhat impeccable appearance, has explored other possibilities as well. I had a mystical adolescence. She tells me like this, with a taste of confidence with gritted teeth, slightly embarrassed, just like her yes before. One’s life and personality as constructions and structures of one’s self: a self growing through experiences, shaping our image. Thinking about it, If I’d had to describe the teacher’s step I’d have described hers. The teacher’s step: without the title of a book, or a story. The door opens… the hallway, voices and shouts. Entering a daily micro-reality: you can choose an assertive, uncertain, delicate, resolute, engaged step. Today, in Via Paleocapa’s hallway hers is an assertive step, accompanied by the noise of her heels. Until next door.
26th Oct, 2015 299
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26th Oct, 2015 299
Lei è Rebecca. Mi allontano pieno di bellezza, e fatico a scrivere. Mi colpisce il suo viso, semplicemente bello, da sottili tratti che mi confondono: credo sia nord-africana, in realtà ha la mamma brasiliana. È giovanissima, ha 17 anni e vuole fare l’estetista. E mi attacco a quello. Siamo sul lungomare, io, lei e il suo compagno. Finisce che ci confrontiamo su uno strano terreno: la valutazione estetica è una valutazione fatta attraverso i sensi. C'è poco spazio per la ragione: percepiamo un evento, ne assaporiamo le qualità, immediatamente in contatto con il gusto dell’esperienza vissuta. Con lei è stato soprattutto questo. Rimangono sensazioni. E la genuinità che porta con sé. Vorrei fare l'estetista. E imparare a fare i massaggi. Mi piace questo, seguire il movimento che origina dal nostro corpo completandolo nel corpo dell’Altro: si tratta di iniziare il movimento da dentro, di sentirlo e portarlo verso l'altro. Ha qualcosa di relazionale e spirituale. Completare il proprio movimento in contatto con il corpo dell’Altro, incontrare se stessi in contatto relazionale con l’Altro. La guardavo, e immaginavo la vita che avrà.

This is Rebecca. I leave filled with beauty, and it’s hard to write. I’m struck by her face, beautiful in its simplicity, by her subtle traits that throw me off: I believe she’s North-African, when in fact her mother is Brazilian. She’s very young, 17, and wants to become a beautician. And I stick to this. We’re on the seafront, me, her and her boyfriend. We end up discussing about a strange subject: aesthetic evaluation is something that we do through our senses. Little space left to reason: we sense an event, we savor its qualities, in direct touch with the taste of the experience we lived. This is how my encounter with her went. What remains are sensations. And the genuineness she carries with her. I’d like to become a beautician. And learn how to massage. I like it: follow the movement originating from our body by completing it in the body of Another person. You start this movement from the inside, you feel it and then carry it to the Other person. There’s something relational and spiritual about it. To complete our own movement in touch with the body of the Other person, to find one’s self coming in a relational contact with the Other person. I looked at her, trying to imagine what her life will be like.
25th Oct, 2015 298
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25th Oct, 2015 298
Lui è Stefano. Lo noto di profilo. Lo noto mentre in macchina mi dirigo verso Savona. Gli orecchini, i capelli lunghi e la serenità con cui osserva la strana esibizione di taglio della legna organizzata dal paese. Nel vocabolario dei sinonimi e contrari ruvido è sinonimo di rude, opposto a cortese e gentile. Eppure in lui c’è tutto questo. Ha uno stile ruvido ma un atteggiamento gentile: la sensazione è quella di aver incontrato un vichingo sensibile. Glielo dico, sorridendo e arrossendo un po’ mi risponde: sono così non per seguire la moda. Non lo so mica se i capelli lunghi vadano di moda. Sono così perché il mio corpo naturalmente si trasforma in questo giorno dopo giorno. Mentre si racconta noto il tatuaggio sulle dita: Leon. L’ho fatto 8 anni fa. È il mio cane. Ma la cosa divertente è che leggendolo al contrario diventa Noel. Che sarebbe lei, la mia compagna. Ci conosciamo da 2 anni. La casualità gioca a dadi con gli esseri umani. E poi li fa incontrare. Mi colpisce l'amore e la dolcezza con cui guarda e sfiora le guance della compagna: hanno un legame intenso, vivo e pieno di rispetto. Lui la guarda con occhi pieni di riconoscenza, sa di avere accanto qualcosa di prezioso. Ci salutiamo così, mentre contatto la sensibilità e delicatezza che ha accompagnato quel suo sguardo intenso mi chiede un inaspettato e piacevole abbraccio. Ama andare nel bosco da solo, o con Leon, e dormire in tenda. Lavora come carpentiere, costruisce navi e yatch. Da lei ho imparato la pazienza. Lei da me ad essere più libera. E meno rigida. Me ne vado felice, soddisfatto e armonioso. Genuinità.

This is Stefano. I notice him from the side. I notice him from my car while I’m going to Savona. His earrings, his long hair, the serene way he’s watching the strange wood-cutting show organized in my town. According to the Synonyms and Antonyms Thesaurus, ‘rough’ is synonym to rude, as opposed to kind or gentle. Yet, in him there’s all of this. He’s rough-looking, but has gentle manners: the impression is to meet a sensitive viking. I tell him, smiling and blushing a little he replies that …I don’t look like this because it’s fashionable. I don’t even know if long hair is fashionable. I look like this because this is how my body naturally become, day after day. While he speaks I notice a tattoo on his fingers: Leon. I got it 8 years ago. It’s my dog. But the funny thing is, if you read it backward it spells Noel. Who’d be her, my girlfriend. We’ve been together for 2 years. Chance rolls the dice with human beings. And then it makes them meet. I’m struck by the way he looks at and brushes the cheeks of his girlfriend, lovingly and sweetly: they have a deep connection, lively and respectful. He looks at her with grateful eyes, he knows he has someone very valuable beside him. So we say goodbye, while I get in touch with the sensitivity and delicacy of his intense look he asks for an unexpected and pleasant hug. He loves going into the woods by himself, or with Leon, and sleeping in a tent. He works as a carpenter, he builds ships and yachts. From her I’ve learned to be patient. From me she’s learned to be freer. And less rigid. I leave happy, content and harmonious. Genuineness.
24th Oct, 2015 297
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24th Oct, 2015 297
Lei è Teodora. Mi colpisce mentre fuma la sigaretta seduta nel chiosco soleggiato di un bar. Appare in un intenso momento libero di piacere, presente ad ogni chimica del suo corpo che le provochi piacere. E forse anche ad altro. È carica di fascino e profonda eleganza, ne sono ammagliato: è un gesto che se ripetuto uccide ma in alcune persone dona fascino e incanto. La scelgo, e nell’avvicinarmi contatto un po’ di timore: desidero il suo sì, la sua energia è avvolgente, la voglio incontrare, il gusto con cui assaporava quell’attimo di vita mi ha colpito profondamente. E mi dice di sì. Poi in qualche modo si affida. E ci incontriamo. Sono del segno dei pesci, e come la loro immagine alcuni giorni sono su, altri completamente giù. Lavora come fisioterapista sulla Costa Fascinosa, è appena arrivata dalla Romania e domani si imbarca. Mi hai incontrata nel mio ultimo giorno libero da qui ai prossimi otto mesi. In qualche modo si carica di significato quel suo “sostare” nel piacere che mi ha condotto a lei. Sulle navi si sta come nell’esercito: senti tutto in maniera più intensa. In qualche modo cresci. Spiritualmente e professionalmente. Le chiedo quale sia il maggiore insegnamento che ha imparato sulle navi. Ho imparato ad apprezzare i piccoli momenti liberi in maniera essenziale. Ancora una volta ritorno all'atmosfera che emetteva quando l'ho notata. L’ha imparato davvero bene.

This is Teodora. I’m struck by her while she’s smoking a cigarette sitting in the sunny kiosk of a bar. She appears to be living an intense free moment of pleasure, present to every chemical reaction in her body that brings her pleasure. And maybe to other things, too. She’s deeply charming and elegant, I’m bewitched: it’s an act that can be lethal, if repeated, but to some people it gives allure and charm. I choose her, and in approaching her I detect some fears: I want her ‘yes’, her energy is captivating, I want to meet her, her gusto in savoring that moment really struck me. And she accepts. Somehow she trusts me. And we meet. I’m a Pisces, and just like the sign some days I’m up, some others I’m way down. She works as a physiotherapist on Costa Fascinosa, she’s just arrived from Romania and tomorrow she’ll embark again. You’ve met me on my last free day for eight months. Somehow this confers more meaning on that “moment of break” that has led me to her. On board it’s like in the army: you feel everything more intensely. You grow, somehow. Spiritually and professionally. I ask her what’s the most important lesson she’s learned on the ship. I’ve learned to appreciate the few moments of free time in an essential way. Again I’m reminded on the vibes surrounding her when I met her. She’s learned it very well.
23rd Oct, 2015 296
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23rd Oct, 2015 296
Lui è Abel. Come gli altri ragazzi con cui è, non sembra della zona. In realtà sono nati e cresciuti qui, ma se ne sono andati. Ho origini argentine, sono appena tornato da là, dopo aver vissuto tre anni a Malta. Ma presto ripartirò. Ho bisogno di un lavoro e di fare esperienza. Con lui, la sensazione è che sia un ragazzo in costante movimento, come costanti e musicali sono i gesti che accompagnano le sue parole. Così mi ritrovo a chiedergli quale sia il suo prossimo step, immaginando di dover procedere in avanti quale sarebbe la sua direzione. Prendere tutta la mia famiglia e tornare in Argentina. Li vedo tristi qui, e non mi piace. Ti ho detto di sì perché mi piace pensare che ognuno di noi oggi sia alla ricerca di qualcosa e il tuo cercare mi ha colpito. Cosa stai cercando tu? …il mio posto.

This is Abel. Like the other boys he’s with, he doesn’t seem to be from here. In fact, they were born and raised here, but then they left. I’ve got Argentinian blood, I’ve just come back from over there, after living three years in Malta. But I’ll leave again soon. I need to work and to gain some experience. With him, the impression is that he’s a young man constantly on the move. Constant and musical are also the gestures accompanying his words. So I ask him about his next step; having to move forward, what would his direction be? Take all my family to Argentina. Here, I see they’re sad, and I don’t like it. I told you ‘yes’ because I like to think that today everyone is looking for something, and your search struck me. - And you, what are you looking for? …my place.
22nd Oct, 2015 295
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22nd Oct, 2015 295
Lei è Irene. La noto con il compagno nella via più buia del centro storico di Savona, di fronte a un negozio di oggettistica e fumetti. Mi avvicino, racconto del progetto e per 3 volte alza la mano, come si fa a scuola per chiedere la parola. Come se per esprimersi dovesse chiedere il permesso. Accetta, ma solo dopo aver cercato e ottenuto lo sguardo del suo compagno, più silenzioso e morbido. Da questo momento in poi tutto cambia, inizia un gioco fatto di sfide, pericoli, lontananze e dinamiche personali. Si presenta da distante, sollevando un muro che inutilmente provo a scavalcare, smontare, raggirare. Cerco delicatamente una crepa, uno spiraglio per vederla e sentirla un po’ di più, ma non serve a niente. Ogni volta ci sbatto dentro, e un po’ fa male. Scopro che studia biologia ambientale, e la tesi sarà sull’astore, un rapace simile alla poiana. Le chiedo di raccontarmi in poche parole di questo animale, perché è così che mi sento con lei, osservato da lontano, dall’alto, con sospetto e diffidenza, tenuto sotto controllo: …rapace, predatore, notturno. Non ti dico di più, non voglio che tu prenda parole dette in pochi minuti rendendole più importanti di quelle che non ti dirò. Mentre me lo dice provo dispiacere, sento la sfida, ma anche il pericolo che in qualche modo rappresento per lei. Anche sul piano intellettuale, come se con le mie parole potessi ferirla, come se le mie parole valessero più delle sue. E così mi ritrovo di nuovo allontanato, imbrigliato nel suo efficace tentativo di tenermi lontano, che sa di passato ed è pieno di storia. Così decido di svelarmi, di condividere il mio stare con lei. Respiro, faccio un passo indietro e una splendida scoperta: cercavo uno spiraglio in quel muro, ma in realtà quel muro era già lei. Quella diffidenza, quel tentativo di tenermi distante erano importanti manifestazioni di sé. Glielo rimando, e per la prima volta, finalmente, mi sorride …è vero, sono diffidente e sospettosa. Sono poche parole, ma la sensazione è che si tratti di un risultato enorme. Mi sono sentito come su un’altalena, come se mi avesse sfidato in un gioco di forza: tanto non scoprirai nulla di me. In fondo non cercavo nulla di più di quello che mi stava mostrando. Ma per buona parte dell’incontro l'avevo perso di vista. La saluto, e nonostante i suoi tentativi di tenermi distante, di sfidarmi, ritornando a lei provo affetto e tenerezza. Gli animali più diffidenti sono animali feriti.

This is Irene. I notice her with her boyfriend in the darkest alley of Savona’s old town, in front of a novelty and comic books shop. I approach them, I tell them about the project and she raises her hand three times, like you do at school before speaking. As if she needed a permission to express herself. She accepts, but only after searching and meeting her boyfriend’s gaze, he’s quieter and softer. From this moment on everything changes: it’s the beginning of a game of challenges, perils, distances and personal dynamics. She introduces herself from afar, raising a wall that in vain I try to climb, take down, get around. Carefully, I look for a crack, a chink to better see and feel her, but it’s all to no avail. I bash into it each time, and it hurts. I discover that she studies Environmental Biology, her dissertation will be about the goshawk, a bird of prey similar to the buzzard. I ask her to say some words about this animal, because it’s how I feel with her: watched from afar, from up above, with suspicion and diffidence, monitored. A bird of prey, a predator, nocturnal. I won’t say more, I don’t want you to take words spoken in a few minutes and make them more important than those I won’t tell you. While she tells me this I feel sorrow, I can see the challenge, but also the danger, that somehow I represent to her. From an intellectual point of view, too, as if I could hurt her with my words, as if my words were more valuable than hers. And so I find myself rejected, again, bridled in her effective attempt to keep me away, an attempt that has its roots in the past, and that’s full of history. So I decide to reveal myself, to share my being with her. I take a breath, I take a step back and I make a wonderful discovery: I was looking for a chink in that wall, but in fact that wall was already her. That diffidence, that attempt to keep me away were important manifestations of her being. I tell her, and for the first time, finally, she smiles at me. It’s true, I’m diffident and distrustful. Few words, but I feel like it’s a huge result. I’ve felt like I was on a seesaw, like she’d challenged me in a game of strength: you’re not going to find out anything about me. All in all, I didn’t want anything more than what she was already showing me. But for most of the encounter I had lost sight of it. I say goodbye, and in spite of her attempts to keep me away, to challenge me, when I think of her I feel fondness and tenderness. The most diffident animals are the animals who’ve been hurt.
21st Oct, 2015 294
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21st Oct, 2015 294
Lui è Luca. Intorno a me ci sono decine di bikers. Funziona così: un’auto, una montagna, una bici. E poi giù fino al livello del mare. Lui è uno di loro. Accetta e ci incontriamo attraverso quelle bici. …mi piace la parte della salita…ma soprattutto scendere in velocità. Gli chiedo quanto questo valga anche nella sua quotidianità e mi risponde che …sì, vale per tutte le cose che vivo, apprezzo e mi nutro dello sforzo e del sacrificio per poi godermi il piacere, il divertimento. E nel frattempo scopro che il suo anno è suddiviso come un percorso: da marzo a novembre è in salita in uno stabilimento balneare, e a dicembre inizia la discesa a Chamonix. Poco dopo non so come finiamo a parlare del rapporto con la sua ex ragazza. …sono uno che ha molte passioni, le vivo profondamente. Avevo una ragazza…Ad un certo punto mi sono accorto che la mia passione stava diventando un ostacolo alla nostra relazione. Lei ora non c'è più, e io continuo a vivere appassionatamente. Non posso rinunciare alle mie passioni. Spero di trovare una ragazza che comprenda cosa significhi vivere una passione, che condivida e in qualche modo mi sostenga. Mentre si racconta per un attimo sento la fatica e il peso di infinite discussioni e incomprensioni. Per come la vedo io, rinunciare a ciò che ti rende vivo e pieno esclusivamente in base a richieste esterne non ha nulla a che vedere con un gesto d’amore. È una sterile e frustrante rinuncia. Lui ora sorride e non ci sono rimpianti nei suoi occhi.

This is Luca. Around me there are dozens of bikers. This is how it works: a car, a mountain, a bike. And then all the way down to sea level. He’s one of them. He accepts, and we meet via our bikes. I like the ascending part, but most of all I like coming down at high speed. I ask him whether this is also true for his life, and he replies that …yes, it’s true for all the things I experience, I appreciate and feed on exertion and sacrifice, so then I can enjoy pleasure and fun. And I discover that his year is organized like an itinerary: from March until November he’s uphill at a beach resort, and in December he starts going downhill in Chamonix. After a while, I don’t know how, we end up talking about his relationship with his ex girlfriend. I’ve got many passions, and I live them intensely. I had a girlfriend… at one point I realized that my passion was becoming an obstacle to our relationship. Now she’s gone, and I keep on living passionately. I can’t give up my passions. I hope I’ll find a girlfriend who gets what it means to live one’s passion, who shares it with me, supporting me. While he’s telling his story, for a moment I feel the struggle and weigh of endless discussions and misunderstandings. As I see it, giving up what makes you feel alive and full for external reasons only has nothing to do with a love gesture. It’s a fruitless and frustrating sacrifice. He’s smiling now, and in his eyes there’s no regret.
20th Oct, 2015 293
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20th Oct, 2015 293
Lui è Elio. Torno in via San Lorenzo. A sinistra un artista di strada canta Clandestino, canzone di Manu Chao, a destra noto una striscia blu. Sono una serie di quadri raffiguranti mari in tempesta e barche: una barca a quadro, non di più. Clandestino e barca, mi incuriosisce la connessione, e la seguo. Così incontro lui, vestito di eleganza con un volto che sa di esperienza e vita vissuta. Accetta in un attimo, senza esitare. E in venti minuti mi regala anni di esperienza, profondità e consapevolezza. Ci mette poco a mostrarmi un’altra sua opera. È un libro, in copertina ci sono due figure: sono sue. Gli chiedo di descriversi come fosse quelle figure, di diventare quelle figure, e lo fa: …sono giovane, insicuro e senza certezze, perso in un vagabondare incerto…qui invece sono sereno, presente e stabile, finalmente ho trovato il mio terreno: la pittura, la strada. Credo rappresenti il percorso della Vita. Nell'incontrarlo mi accorgo abbandonato alle sue parole, un po’ come fossi su quelle barche che a prima vista parlano di solitudine, ma trascinato sulle onde sento solo comprensione e accoglienza. L’impressione è che si tratti di una solitudine riassaporata attraverso il ricordo. Ri - cor - do= ri do al cuore. Mi piace vederlo come un processo cognitivo di riconsegna al cuore. E lì, tra i passanti, mi dimentico di tutto, nel vedere quel volto che poco prima appariva oscuro, ma che in realtà accoglie e impreziosisce ogni parola. Ho insegnato Architettura all'Università, e ora sono qui, per strada…sai, nella strada incontri il peggio, il disdicevole. Ma anche il sublime. Il fascino della Strada, per come la vedo io incontri la vita. …non ti dimenticare di te, nelle foto che fai. Perché fai una sola foto al giorno? Perché non voglio vivere un solo giorno di quest’anno senza farlo. ah…splendido…un po’ come leggere una poesia: ne puoi leggere una, poi devi respirare. Me ne vado, non ho bisogno di ricordare, è già tutto lì.

Solo voy con mi pena, Sola va mi condena, Correr es mi destino, Para burlar la ley, Perdido en el corazon, De la grande Babylon, Me dicen el clandestino, Por no llevar papel.

This is Elio. I’m back in Via San Lorenzo. On my left a street artist is singing a song by Manu Chao, Clandestino, on my right I notice a blue line. It’s a series of paintings depicting sea storms and boats: one boat per painting, no more. Clandestine and boat, I’m intrigued by the connection, and I follow it. So I meet him, clothed in elegance, with a face reminding me of knowledge and life lived. He accepts right away, with no hesitation. And in twenty minutes he gives me years of experience, depth and self-awareness. It takes him very little to show me another work of his. It’s a book, on the cover there are two figures: he made them. I ask him to describe himself as if he were one of those figures, to become those figures, and he does it: I’m young, insecure and with no certainties, lost in an uncertain meandering… whereas here I’m serene, present and solid, I’ve finally found my field: painting, the street. I believe it represents the path of Life. In this encounter I find myself lost in his words, as if I were on one of those boats, which at a first glance have a lonely look about them, but carried away by the waves I only feel comprehension and welcome. The impression is that it’s a kind of loneliness savored through memories. Memory, Ricordo: Ri - cor - do = Ri do al cuore, I give back to the heart [TN: The word ‘memory’ in Italian is 'ricordo’, from the Latin verb recordari (=to remember): ’re’=back, again and 'cor’=heart, as the heart was considered to be the home of memories]. I like to see it as a cognitive path bringing the memories back to the heart. And there, among the passers-by, I forget everything, looking at that face that just a moment earlier had appeared dark to me, and which is instead welcoming and enriches every word. I’ve taught Architecture at university, and now I’m here, on the street… you know, on the streets you meet the worst, the unseemly. But also the sublime. The appeal of the Street; as I see it, you meet Life. Don’t forget yourself, in the pictures you take. Why do you take just one photo per day? - Because I don’t want to live a single day of this year without doing it - Oh, wonderful… it’s just like reading a poem: you can read one, then you need to breathe. I leave, I don’t need to remember, everything is already there.
Solo voy con mi pena, Sola va mi condena, Correr es mi destino, Para burlar la ley, Perdido en el corazon, De la grande Babylon, Me dicen el clandestino, Por no llevar papel.
19th Oct, 2015 292
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19th Oct, 2015 292
Lei è Ottavia. Sono in un bar, alle pareti ci sono 10 fotografie. Tema: castità. Voto la numero 9, si intitola ti aspetto amore. E noto lei, che se la guardi bene ti accorgi che dietro alla cortesia e ai sorrisi con cui incontra i clienti trapela una essenziale è splendida tristezza. …oggi mi vedi qui, ma ho un altro lavoro, che è anche la mia passione…amo la fotografia, ho sempre lavorato in uno studio fotografico, che per qualche ragione è diventato limitante e costrittivo. Mi commuove la fatica e rapidità con cui mi arrivano queste parole: trovano spazio in sguardi sussurrati tra un caffè e una tisana. Come se la distensione dei suoi vivi sorrisi fosse una naturale mancanza. È forte e glielo rimando, così mi racconta che …sì, in quella situazione mi sento come se trascinassi una zavorra. È una sensazione che in qualche modo conosco. Passiamo insieme un'ora, ancora una volta l’impressione è che abbia imparato a velare parte del sentire più profondo, dal contatto con i clienti, e forse anche a sé stessa. Lo sa fare bene, ma a guardarla bene quell’esperienza la permea come acqua su un k-way: scivola via, ma c’è. …mi rendo conto di sacrificare la mia libertà. Lo faccio per evitare di creare problemi. Non ne vale la pena. Me lo dice così, mentre la voce le si spezza in gola lasciando spazio alla commozione, mia e sua. L'impressione è che sia stanca, affaticata, legata in situazioni e legami difficili da gestire. E che tutto ciò potrà trasformarsi in una nuova creatività: si tratta solo di sentire davvero. Scrivi cosa vuoi, ma non scrivere di cose tristi. E ritorno là. Al velo. No, ma racconterò una meravigliosa tristezza, che non è solo tua, ma che è nata nel nostro stare insieme. Accanto a sorrisi e passioni. La mia foto è la numero 9. Ha il volto radioso mentre me lo dice: mi rendo conto di averla scelta due volte.

This is Ottavia. I’m at a bar, on the walls there are 10 photos. Subject: chastity. I vote for number 9, the title is I’m waiting for you, love. And I notice her; if you look close enough you realize that behind the kindness and smiles with which she welcomes the customers, an essential and splendid sadness transpires. Today you see me here, but I’ve got another job, which is also my passion… I love photography, I’ve always worked in a photo studio, which has somehow become constraining. I’m moved by the struggling and quick way she utters these words: they find their way between whispered looks, while we sip a coffee and an infusion. As if the relaxation behind her lively smiles was naturally lacking. It’s strong, and I tell her, who replies: yes, in that situation I feel like I’m carrying some sort of burden. It’s a feeling that I know, somehow. We spend an hour together and again, the impression I get is that she’s learned how to hide part of her deepest feelings behind a veil, away from her clients, and maybe from herself as well. She’s good at it, but looking closer you realize that this experience permeates her like water on a rain jacket: it slides away, but it’s there. I know I’m giving up my freedom. I do it to avoid problems. It’s not worth it. She tells me, her voice breaks leaving room to emotions, hers and mine. The impression is that she’s tired, weary, caught up in relationships difficult to manage. And that all of this can be turned into creativity: all it takes is to feel, for real. Write whatever you want, but don’t write sad things. And I’m back there. The veil. No, but I’ll write about a wonderful sadness, which is not only yours, it was born by our being together. Together with smiles and passions. “My picture is number 9”. Her face is bright when she tells me: I realize I’ve chosen her twice.
18th Oct, 2015 291
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18th Oct, 2015 291
Lui è Ambrogio. Ha un nome e un volto importante. Da attore, cosa che gli dicono spesso. Lo noto da lontano, sovrasta la folla di persone che passeggiano nella via. Sembra sospeso sulle loro teste. Ha 16 anni e va sui trampoli da quando ne aveva 11. Credo sia qualcosa che piace molto alla gente. Io lo faccio per l'adrenalina. Per fuggire dalla noia. Ma non sono ancora un artista. Per esserlo devi vivere per questo, lavorare sodo e scendere per strada. Per ora è un hobby. Eppure sembra nato per fare quello. L’energia che emana coinvolge tutti i passanti: lassù la sensazione è che sia inserito in una credibile ed amichevole prova teatrale. Dopo poco mi colpisce la sua tendenza a raccontarsi riferendosi ad alcune etichette: lo dice come fossero verità assolute, ma l’impressione è che siano frasi dette da altri. Sono un fannullone. Pigro. E credo di essere più simpatico da quassù che laggiù in mezzo a voi. Per quanto possa valere, io ho sentito un’autentica energia comunicativa. E nel frattempo passeggiamo tra le centinaia di persone, salutando bambini che nel vederlo così alto si spaventano. Eppure il suo è un volto sensibile, comico e sorridente. È solo troppo alto. L’ho notato mentre era alto più di due metri, per averlo alla mia altezza ci siamo dovuti incontrare in ginocchio, sulla strada bagnata dalla pioggia. Ad altezze diverse, stessa energia.

This is Ambrogio. He has an important name and an interesting face. The face of an actor, he’s often told. I notice him from afar, he’s towering over the crowd of people walking down the street. He looks like he’s hanging above their heads. He’s 16, and he walks on stilts since he was 11. I think it’s something that people really like. I do it for the adrenaline. To escape boredom. But I’m not an artist yet. To be one you need to live for it, work hard and go to the streets. For now it’s a hobby. And yet he seems to be born to do it. His energy captivates all the passers-by: he looks like he’s part of a credible and friendly rehearsal from up there. After a while I’m struck by his tendency to speak about himself through labels: he uses them as they were unquestionable truths, but I get the impression that in fact they’re phrases spoken by others: I’m an idler. Lazy. And I believe I’m nicer up here that down there among you. For what it’s worth, I felt an authentic communicative energy. And in the meantime we walk among hundreds of people, greetings children who get scared when they see him so tall. And yet his face is delicate, funny and smiling. He’s just too tall. I noticed him when he was more than two meters tall, to have him at my height we had to meet with him on his knees, on the wet rainy street. At different heights, the same energy.
17th Oct, 2015 290
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17th Oct, 2015 290
Lei è Matilde. Lei è un tuffo nello sconosciuto che vale doppio. La noto entrare in un bar, il cielo è grigio ed il caffè è il più lungo della storia. Accetta così: certo, non ho problemi io, accompagnami solo a fare due commissioni. Mi colpisce subito il suo passo, carico di impegno e decisione. Sembra voler lasciare l’orma sull’asfalto: prima tacco poi punta, tacco…punta. Per starle dietro devo accelerare. La sensazione è che sia una ragazza che difficilmente si ferma. Studio letteratura e filologia europee. Sto scrivendo la mia tesi. Ne approfitto per farmi raccontare il significato di filologia: ricerca della versione che rispecchia la volontà autoriale. Ma non è questo il suo interesse. Si occupa di contemporaneità, del perché alcune figure letterarie vengano interpretate dai lettori in un certo modo. …nella tesi che sto scrivendo analizzo i movimenti empatici verso la figura del bandito presente nella letteratura sull'antagonismo italiano e la funzione che la stessa ha nel definire un'identità sociale e un senso di appartenenza. Il suo modo di raccontarsi, il suo tono di voce, la sua postura, mi suggeriscono che ci stiamo addentrando sul più lontano e sconosciuto terreno fra quelli possibili per me: la politica. Sono curioso e un po’ in difficoltà: doppio incontro nello sconosciuto. Tra le parole con cui si racconta molte sono forbite, appartengono ad un vocabolario diverso dal mio. …mi occupo da quando sono bambina di politica. La mia prima tessera l'ho avuta a 14 anni. In qualche modo la sua energia precede le parole. Arriva dal passato, dall'adolescenza. Tanto da essere divenuta costituzionale. Non nel senso della Repubblica. Le chiedo da dove derivi questo imprinting …da mio papà. Si è fatto accoltellare a 15 anni da fascisti. Per tutto l’incontro compreso il momento della fotografia, al di là delle parole, e della determinazione mi colpisce la forza con cui mi arriva il suo essere pronta all'azione. Glielo rimando e mi dice …sì, ha senso per me. Prima di salutarla, sperando di aver compreso parte del nostro dialogare le chiedo quale sia la figura verso cui sente maggiore empatia, il proprio movimento empatico: …quella del bandito. Decisamente.

This is Matilde. She is a dive in the unknown that is worth double. I notice her entering a bar, the sky is gray and the coffee is the longest in human history. This is how she accepts: sure, no problem, just come with me while I run a few errands. I’m immediately struck by her pace, committed and assertive. It seemed that she wanted to leave her footprint on the concrete: first heel, then toe, heel…toe. To tag along I need to accelerate. The impression is that she’s a girl who rarely rests. I study European Literature and Philology. I’m writing my dissertation. I ask her to tell me the meaning of philology: the search of the interpretation that best represents the author’s will. But this is not where her interests lie. She deals with contemporaneity, she studies why some literary figures are interpreted by readers in a certain way. In my dissertation I’m analyzing the empathic movement towards the figure of the bandit in books about Italian antagonism, and its function in defining a social identity and a sense of being part of the same group. Her way of talking about herself, her tone, her posture, they all suggest to me that we are entering one of the fields I’m most unfamiliar with: politics. I’m curious and a bit uneasy: double encounter with the unknown. Some of the words she uses are very refined, they belong to a different vocabulary. I’ve been into politics since I was little. I got my first membership card at 14. Somehow her energy precedes her words. It comes from her past, from her adolescence. So much that it has become constitutional. Not in the political sense. I ask her the origins of this imprinting. My dad. At 15 he got himself stabbed by fascists. For the entire time of the encounter, including the picture, besides her words and determination, I’m struck by how strongly I feel her sense of being ready for action. I tell her, and she replies: yes, to me it makes sense. Before saying goodbye, and hoping to have grasped part of our discussion, I ask her what figure she feels more empathy for, her own empathic movement: …the bandit. Absolutely.
16th Oct, 2015 289
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16th Oct, 2015 289
Lui è Jacopo. Ci incrociamo all’IKEA, lo scelgo mentre aspetta in coda alle casse. Accetta ma ha pochi minuti. …sono un illustratore. Amo Genova, ma per lavoro devo viaggiare molto. All’estero c’è molta più richiesta. Era appena rientrato da Parigi, dove …ci hanno trattati come star. Me lo dice il suo compagno, che nel frattempo ci ha raggiunti. Noto subito il logo sulla borsa del compagno, è un batuffolo bianco, morbido e rassicurante: l’ha disegnato lui e rappresenta alcuni aspetti di Mattia, il suo compagno. Così gli chiedo quale sia il suo logo. …non ho un logo, sono versatile e difficilmente riesco a identificarmi in qualcosa. O meglio, lo faccio, ma poco dopo ho bisogno di cambiare. È importante per me fuggire dalla noia. Mi colpisce quella che sembra un’inesauribile energia creativa: fa parte di un’associazione culturale, editor presso un’etichetta indipendente che pubblica libri e riviste, organizza mostre e lavora come grafico illustratore. E tutto sembra di un’estrema facilità. Non c’è fatica nelle sue parole, ma tanta contagiosa passione. …credo nelle potenzialità del gruppo di lavoro: se lavori in contatto con molte professionalità e in un ambiente stimolante puoi sviluppare il potenziale creativo di ogni tua iniziativa. Per qualche ragione ha un sapore europeo ciò che mi sta raccontando, glielo rimando e mi risponde che …in realtà credo si tratti delle tracce delle mie origini: la Sicilia. Ha illustrato un libro con Dario Fo.

This is Jacopo. We meet at IKEA, I choose him while he’s queuing at the cashiers. He accepts but he’s got only a few minutes. I’m an illustrator. I love Genoa, but for work I need to travel a lot. Abroad the demand is greater. He had just come back from Paris, where …they treated us like stars. His partner tells me, who’s joined us in the meantime. I immediately notice the logo on his bag: it’s a white cotton ball, soft and reassuring: he drew it, and it represents some traits of Mattia, his partner. So I ask him what his logo would be like: I don’t have one, I’m versatile, and I hardly manage to identify myself in something. Or rather, I do it, but after a while I need to change. To me it’s important to escape boredom. I’m struck by what it seems to be an endless creative energy: he joined a cultural association, he’s an editor for an independent label publishing books and magazines, he organizes exhibitions and works as a graphic illustrator. And everything seems to be incredibly easy. There’s no exhaustion in his words, but a lot of contagious passion. I believe in the potential of a group of work: if you work in touch with several professionals in a stimulating environment you can develop the creative potential of any venture. Somehow I find what he’s telling me very European, I tell him and he replies that …I believe that in fact it’s because of my roots: Sicily. He has illustrated a book with Dario Fo.
288
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288
Lei è Ketty. Avevo voglia di mare e di onde, la noto incrociare il mio sguardo sul molo. Spesso incrociando sguardi pieni di esperienza e vita scelgo di andare oltre. Non capiranno, si insospettiranno, non si fideranno, mi manderanno via. Mi è successo quest’anno, più volte. Oggi voglio rischiare, mi ha guardato, e mi ha convinto. Mi accoglie con un sorriso affettuoso mentre tiene a braccetto il marito. E mentre ripeto per la 288esima volta perché li ho fermati, sorridono. Vengo dalla Sardegna. Sono venuta per la stagione estiva nel 1967. Dovevo tornare a casa, ma ho conosciuto lui, e non me ne sono più andata. Nello stare con loro, mi colpiscono due dimensioni. Da una parte il mio costante atteggiamento rassicurante: mi trovo a comunicare in un modo gentile e premuroso, quasi volessi confermare secondo dopo secondo che hanno fatto bene a fidarsi di me, dall’altra il loro stare insieme. Sembrano sereni, l’impressione è che abbiano percorso mari burrascosi ma oggi, come il mare alla nostra destra, sono sereni. Me lo suggerisce il loro affidarsi, a me, a loro stessi, agli sguardi dei passanti. Passeggiano presenti e sereni. …Ketty non è il mio nome di nascita: eravamo cinque Caterina nella mia classe. La maestra decise di intervenire: scrisse sui fogli 5 varianti del nome, Kate, Kathrine. Io pescai Ketty, e sono rimasta tale. La ricordo con affetto. Anche mio marito mi chiama Ketty. Solo quando lo faccio arrabbiare torna alle origini chiamandomi Caterina. Ci incontriamo così, accompagnati dal rumore del mare e dalla sua simpatica tendenza ad anticipare e completare le mie parole prima di lasciarmi finire di pronunciarle. Quasi come fosse un eco delle mie parole. Quasi mi dicesse: ti ho capito.

This is Ketty. I needed sea and waves, and I notice her when she meets my eyes on the dock. Often when I meet eyes full of experience and lived life I decide to move on. They won’t understand, they’ll get suspicious, they won’t trust me, they’ll send me away. It happened to me this year, several times. Today I want to risk, she looked at me and convinced me. She welcomes me with a loving smile, arm in arm with her husband. And while I repeat for the 288th time why I stopped them, they smile. I’m from Sardinia. I came here in the summer of 1967. I was supposed to go back home, but I met him, and never left. With them I’m struck by two dimensions. On one side my constant reassuring attitude: I find myself communicating in a gentle and thoughtful way, as if I wanted to prove, instant after instant, that they were right to trust me; on the other side by their being together. They look content, the impression is that they’ve gone through troubled waters but today, just as the sea on our right, they’re serene. Ketty is not my real name: in my class there were three girls named Caterina. My teacher decided to do something about it: she wrote down 5 variations of the name, Kate, Kathrine. I picked Ketty, and it stuck. I remember her with affection. My husband, too, calls me Ketty. Only when I make him angry he goes back to the roots and calls me Caterina. We meet like this, accompanied by the noise of the sea and by her funny habit to anticipate and complete my words before I can complete the sentence. As if it was an echo to my words. As if she was saying: I got what you’re saying.
14th Oct, 2015 287
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14th Oct, 2015 287
Lei è Seraina. È la terza Svizzera in dieci giorni. Come la coppia di qualche giorno fa passeggiano l’uno di fianco all’altra, abbigliamento da trekking. Procedono in direzione contraria, scendendo dalla stazione verso il mare. La scelgo mentre racconto del progetto, così scopro che lavora in un doposcuola, e che sono diretti in Corsica. In Svizzera ormai è autunno inoltrato. Per questo scendiamo verso Sud alla ricerca dell’ultima scia d’estate. Durante l’incontro contatto un’energia ironica e positiva, non so perché ma mi trovo a pensare alla Clown-Therapy. Glielo rimando, non ci capiamo se non grazie all’intervento della persona con lei, che dallo sfondo sostiene il nostro comunicare dall’inizio alla fine dell’incontro. Io e lei in figura, lui poco più indietro, sullo sfondo: come in questa foto. Siamo cresciuti insieme. Alcuni anni fa abbiamo anche vissuto insieme…né io né lui abbiamo fratelli. È questo quello che abbiamo trovato l'uno nell'altra. Sono cugini, non fidanzati. È tempo di andare; come Christoph, incontrato qualche giorno fa e come in genere molti strangers non italiani, mi augurano di trovare la mia strada: da terapeuta, da fotografo o artista. Me lo dicono così, come se tutte e tre avessero lo stesso valore. La sensazione è che non sia così, almeno in Italia. Seduto su una panchina rimango in contatto con questo tema, con la fatica che sento nell’identificarmi in un ruolo preciso e con il concetto di Artista. Ho iniziato il progetto per esplorare due possibilità, fotografia e psicologia: e se l’Arte fosse l’espressione del loro incontrarsi? Me lo chiedo con i piedi ancorati per terra, con cautela, speranza ed eccitazione. l’Arte del passato forse sovrasta, illumina e oscura. Soprattutto in Italia.

This is Seraina. It’s the third Swiss in three days. Like the couple of some days ago they’re walking side by side, in trekking attire. They are going in the opposite direction, coming down from the station to the sea. I choose her while I talk about the project, so I discover that she works as an educator at an after-school program, and that they’re going to Corsica. Switzerland is now in the depth of Fall, that’s why we’re going South, after the last leg of Summer. During the encounter I feel an ironic and positive energy, I don’t know why but Clown-Therapy comes to my mind. I tell her, we wouldn’t understand one another without the help of the person she’s with, who supports our discussion from the beginning to the end. She and I on the foreground, he one steps back, in the background: just like in this picture. We grew up together. A few years ago we even lived together… neither of us have siblings. This is what we’ve found in one another. They’re cousins, not lovers. It’s time to go; like Christoph, who I met some days ago, and in general like many other non-Italian strangers, they wished me gook luck in finding my path: as a therapist, a photographer, or an artist. They tell me like this, as if these three things were equally valuable. The impression is that it’s not true, at least not in Italy. Sitting on a bench I keep in touch with this theme, with my struggles in identifying myself in a precise role, and with the concept of Artist. I started this project to explore two possibilities, photography and psychology: what if Art was the expression of their coming together? I ask myself with my feet firmly on the ground, with great caution, hope and excitement. Past Art maybe towers over us, shedding light and darkness. Especially in Italy.
13th Oct, 2015 286
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13th Oct, 2015 286
Lei è Francesca. Mi colpisce mentre passeggia. Da come si muove sembra voler evitare qualcosa, trascina con sé una leggera atmosfera cupa, e non riesco a non notarla: attrae me e la luce. La scelgo dopo averla notata tre volte. …sto portando curriculum, sto cercando disperatamente un lavoro. Ho bisogno di indipendenza, e di andare a convivere con il mio ragazzo. Basta poco per far nascere tra noi una particolare energia: mi sento nella posizione di chi vuole dare terreno, coraggio e forza. …mi dicono che sembro triste, e snob, ma io non vedo questo. Mentre si racconta, contatto in parte un po’ di stanchezza, amarezza, ma soprattutto mi colpisce il messaggio contrastante che mi arriva dai suoi occhi: non c’è segno di resa in quello sguardo. E una parola insiste dentro di me. Rimpianti. Glielo rimando. E mi risponde così: …sono una ragazza che pensa spesso prima di prendere un’iniziativa, e quel passo per me è spesso la parte più difficile…Arrivo da due settimane infernali, a causa del mio troppo pensare una prova di lavoro non è andata bene. Eppure avevo intuito cosa fare. Sento familiarità in quelle parole, lo sforzo e la frustrazione che le accompagnano lo fanno sembrare davvero un passo da un chilometro. Ma abbiamo anche sorriso. Me ne vado in contatto con un velo di tristezza, somiglia a quel blocco interno che in qualche modo ti lega negandoti l'energia di fare quel passo in avanti, trasformandolo in una spaventosa impossibilità. E l’energia che si è attivata tra di noi mi riporta alla Psicoterapia. Ha molte sfumature, ma ne apprezzo una in particolare: la psicoterapia come percorso di crescita e di sviluppo delle proprie potenzialità. Diverse per ciascuno di noi.

This is Francesca. She strikes me while she’s walking. By the way she moves she seems to be avoiding something, she carries with her a subtle dark air, and I can’t help but notice her: she attracts me and light. I choose her after noticing her three times. I’m handing out my CV, I’m desperately looking for a job. I need to be independent, to go living with my boyfriend. It doesn’t take much to generate a peculiar energy between the two of us: I feel I’m in the position of someone who wants to give courage, strength. I’m told I look sad, and snobbish, but I don’t see it. While she tells her story, I detect some tiredness, bitterness, but mostly I’m struck by the contrasting message coming from her eyes: …I’m a girl who thinks before taking an initiative, and that step to me is often the most challenging part… I just had two infernal weeks, because I think too much a job didn’t go well. And yet I did infer what I had to do. Those words sound familiar, the struggle and frustration behind them make it really sound like a huge step. But we’ve also smiled. I leave in touch with a hint of sadness, it reminds me of that internal block that binds you, denying you the energy you need to take that step forward, turning it into something terrifyingly impossible. And the energy arisen between us brings me back to Psychotherapy. It has many undertones, but I appreciate one in particular: psychotherapy as a path to develop one’s potential. Different for each of us.
12th Oct, 2015 285
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12th Oct, 2015 285
Lui è Christoph. Lo noto sotto i portici di Piazza del Popolo. Passeggia veloce con la compagna, zaino in spalla, abbigliamento da viaggiatore. Accetta, ma tra 20 minuti c’è un treno per Marsiglia. In due giorni incontro questa città due volte. E in una settimana è il secondo svizzero: Basilea. Siamo una coppia di psicoterapeuti, per questo quando ti sei presentato siamo rimasti incuriositi. Lei è una psicanalista, io sono un comportamentista. Mi affascina questa combinazione: due approcci per certi aspetti distanti che si incontrano nell’amore. Mi chiede del mio approccio, la Gestalt, e sorridendo mi fa notare come rappresenti la metà fra i loro due approcci. È vero, ha preso qualcosa dall'uno e dall'altro. E in quel momento sono proprio fra loro: alla mia sinistra c’è lei, Più razionale e distante, alla mia destra lui curioso e accogliente. Così per un attimo mi allontano e ci guardo da fuori: ci sono un gestaltista, una psicanalista e un comportamentista diretti verso la stazione. Sembra l’inizio di una storia…o di una barzelletta. Al di là di questo mi colpisce la sua presenza e una strana sensazione di freddo che mi accompagna: la sensazione è che sia un ragazzo sicuro di sé ma che tra di loro ci sia qualcosa di rigido oggi. Si parlano poco, lei a tratti sembra assente, distante. L’impressione è che abbiano appena discusso, ma decido di non seguire questa intuizione. E arriva il treno, giusto il tempo di salutarci così: …oggi è una giornata no, abbiamo trovato pioggia e tutti i negozi chiusi. Ci prendiamo un po’ della tua energia. Verso sera mi arriva questo messaggio: I wish you the best for your project and hope you will follow through in a positive and experiencing way. Good luck for your future career may it be as psychotherapist or artist. And may you get what you want and need in your personal relationships.

This is Christoph. I notice him under the porticoes of Piazza del Popolo. He’s walking fast with his girlfriend, rucksack and traveler’s attire. He accepts, but in 20 minutes there’s a train to Marseille. In two days I’ve met this city twice. And he’s the second Swiss in one week: Basel. We’re a couple of psychotherapists, that’s why we were curious when you approached us. She’s a psychoanalyst, I’m a behaviorist. I’m fascinated by this combination: two approaches, different under certain aspects, which meet in love. He asks me about my approach, the Gestalt, and smiling he points out that it’s linked to both their approaches. It’s true, Gestalt has taken something from both. And in that moment I’m literally between them: on my left her, more rational and distant, on my right him, curious and welcoming. So for a moment I look at us from the outside: a gestaltist, a psychoanalyst and a behaviorist going to the station. It sounds like the beginning of a story… or a joke. Beside this I’m struck by his presence and a strange cold feeling: the impression is that he’s a confident man, but that today there’s something between them. They talk very little, she seems absent at times, distant. I gather that they must just have had an argument, but I decide not to follow this lead. And the train comes, just in time for our goodbyes: today it was an off day, it rained and all the shops were closed. We take some of your energy with us. Later that day I receive this text: I wish you the best for your project and hope you will follow through in a positive and experiencing way. Good luck for your future career may it be as psychotherapist or artist. And may you get what you want and need in your personal relationships.
11th Oct, 2015 284
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11th Oct, 2015 284
Lui è Luca. Mi colpisce lo sguardo dolce. Mi aspetta un incontro decisamente inaspettato. L’ho visto quando sei passato che eri fuori contesto. Con lui rimango destabilizzato dal suo continuo muoversi e ondulare. …sono così da sempre, faccio fatica a fermarmi. Eppure quando l'ho notato era immobile. Mentre passeggiamo mi racconta dei suoi tre luoghi: la Colombia, Genova e Marsiglia. Così simili e abbandonate. Per un po’ ci sono stato…poi le ho abbandonate. Non sono scappato ma sto meglio. Me lo dice come chi racconta pericoli scampati. E mentre ci incontriamo finiamo a parlare di sostanze stupefacenti, gli racconto della mia esperienza professionale, di quanto dietro alla dipendenza da sostanze ci sia spesso un profondo dolore, un vuoto. E lui continuando a ondulare mi dice sì, è vero, ma c'è anche piacere. Piacere di scacciare la tristezza, piacere di provare, conoscere. Gli chiedo quale fosse il suo piacere, anche se la risposta l'ho intuita da come il corpo e il volto hanno sostenuto la descrizione delle possibilità: conoscenza ed esplorazione: le ho provate tutte. Ora ho smesso, ma intorno a me tutto è diventato più lento. Non so se tornerà mai come prima. Ci salutiamo e mi allontano. Ho bisogno di fermarmi un attimo, di tornare a sentire il terreno: le persone continuano a passarmi vicino, ma la sensazione è che si sia fermato il tempo anche per me.

This is Luca. I’m struck by his sweet eyes. A rather unexpected encounter awaits me. When you passed by I saw that you were out of context. With him I find myself thrown off center by his incessant moving and swinging. I’ve always been like this, it’s difficult for me to stop. And yet, when I noticed him he was still. Walking, he tells me about his three places: Colombia, Genoa and Marseille. So similar and abandoned. I’ve stayed there for a while… then I left. I didn’t run away, but I feel better. He tells me like one who’s talking about lucky escapes. And we end up talking about drugs, I tell him about my professional experience, how often, behind drug addiction, there’s a deep pain, an emptiness. Still swinging, he tells me: yes, it’s true… but there’s also pleasure. The pleasure to banish sadness, the pleasure to try, to know. I ask him what his pleasure was, even though I gathered the answer by the way his body and face supported his description of the possibilities: knowledge and exploration: I’ve tried them all. Now I’m over it, but around me everything has become slower. I don’t know if it’ll ever get back as to how it was before. We say goodbye, and I leave. I need to stop for a while, to feel the ground again: people keep passing by, but I feel like time has stopped for me, too.
10th Oct, 2015 283
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10th Oct, 2015 283
Lui è Patrizio. Sono in macchina lungo la strada di montagna che collega la Val Bormida a Savona. E incrocio lui: volto elegante, bastone di legno e abiti da trekking. Qualche mese fa non avrei avuto il coraggio: inversione a U e lo avvicino dal finestrino. Gli dico che mi vergogno un po’ a fermarlo così, ma che sto lavorando al progetto…e con una naturalezza sorprendente accetta. Aveva appena ritrovato la sua auto dopo un’intera giornata passata nel bosco alla ricerca di funghi. …mi ero praticamente perso nel bosco. Di nuovo bosco. Vive a Milano, dove lavora come falegname e restauratore nel laboratorio di proprietà. Incontrare un falegname di Milano nel bosco di Calizzano, strani incroci del destino. Cerco sempre di ritagliarmi il tempo per venire qui, ogni stagione autunnale. Per me il bosco è immergermi nel verde, pensare, riflettere e dedicare del tempo solo a me. Mentre si racconta mi mostra orgoglioso il cestino di funghi pieno di Porcini: non lo apre del tutto, mi concede una furtiva sbirciata, come i tipici appassionati fungaioli. Ho accettato perché mi ricordi molto un amico. Anche lui come te un po’ misto. Mi fa sorridere e incuriosisce la cosa, gli chiedo in che modo io appaia misto ai suoi occhi, misto nel senso che non sembrate di qui. Portate con voi aria che sa di lontano. In contatto con quelle parole, con quel feedback importante e prezioso sento che è così. E mi colpisce notare che l’appartenenza più concreta in me sia proprio legata al bosco. E per ora mi va bene così.

This is Patrizio. I’m on my car driving down the mountain road connecting Val Bormida to Savona. And I cross paths with him: elegant face, wooden cane and trekking attire. A few months ago I wouldn’t have had the guts: U-turn and I approach him from my window. I tell him that I’m a bit embarrassed to stop him this way, but I’m working on the project… and with surprising naturalness he accepts. He had just found his car after an entire day spent in the woods looking for mushrooms. I pretty much got lost in the woods. The woods again. He lives in Milan, where he works as a carpenter and restorer in his workshop. Meeting a carpenter from Milan in the woods of Calizzano, funny crossings of destiny. I always try to carve some time out to come here, every Fall. To me the woods mean to immerse myself in nature, to think, to ponder, to have some time for just myself. While he speaks he shows me proudly his basket full of Porcini mushrooms: he doesn’t unveil the basket completely, he just let me get a glimpse, like any mushroom enthusiast would do. I accepted because you remind me of a friend. He’s a mixture, just like you. This fascinates me and makes me smile, I ask him in what ways I look a mixture to him, a mixture meaning that you don’t seem to be from here. You both have an air about you that speaks of far-away places. In touch with these words, with this important and meaningful feedback, I feel that it’s true. And I’m surprised to realize that my most concrete affinity is with the woods. And for now I’m fine with it.
9th Oct, 2015 282
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9th Oct, 2015 282
Lei è Cristina. La noto da dietro e leggermente di profilo. Il taglio di capelli, lo stile…in qualche modo intuisco il volto, lo vedo senza averlo mai guardato. Ma prima di scegliere ho bisogno di vedere. Cammina veloce. Non riesco a raggiungerla per guardarla in faccia. Mentre accelero cercando di avvicinarmi mi accorgo immerso in una familiare e faticosa dinamica personale: ho un’intuizione chiara e definita ma non mi prendo la responsabilità di seguirla senza conoscerne le conseguenze. Senza essere sicuro che funzionerà. E così smetto semplicemente di crederci, inerme di fronte allo spegnersi dell’energia e delle opportunità. Nel lavoro e nella vita. Oggi no, mi affido alla consapevolezza e all’azione: la interpreto come una prova decisiva per la mia crescita, come un esperimento relazionale e decido di fermarla comunque. Anche senza averla vista del tutto, correndo il rischio di non trovare ciò che intuivo. E incontro lei, che di fronte mi convince ancora di più. Così scopro che è architetto e che ha vissuto un’esperienza tra sconosciuti simile alla mia: un anno in Austria come artista per lavorare a un progetto legato ai punti d'interesse della città. …ho diviso la città in linee e negli incroci fermavo sconosciuti per intervistarli. È lì che mi sono accorta di una cosa che non smette di affascinarmi: siamo tutti connessi…credo sia la struttura ossea a connetterci. Dall'Africa all’Europa, all’Asia all’America. Noto uguaglianze strutturali nella eterogeneità. Detta così, sembriamo un po’ più simili. O per come la vedo io, per quello che ho scoperto in questo percorso, nello sconosciuto ci siamo anche noi. Me ne vado felice, soddisfatto e motivato: ho avuto il coraggio di seguire una mia intuizione e sono stato efficace. Lo porterò con me.

This is Cristina. I notice her from behind and slightly from one side. The haircut, the style… somehow I infer her face, I see it without ever looking at it. But before making a choice I need to see. She’s walking fast. I can’t reach her to see her face. While I hasten my pace trying to get closer I realize I’m absorbed in a familiar and arduous personal dynamic: I’ve got a clear and distinct insight but I don’t take on the responsibility to follow it without knowing the consequences. Without being sure that it’ll work. And so I simply stop believing it, powerless while energy and opportunities shade away. In my profession and in my life. Today I don’t, I choose consciousness and action: I think of it as the final proof of my growth, as a relational experiment, and I decide to stop her anyway. Even if I didn’t see her fully, risking not to find what I inferred. And I meet her, who convinces me even more. So I discover that she’s an architect, and that she’s had an experience among strangers similar to mine: a year in Austria as an artist working on a project about the city’s attractions. I split the city up with lines and at their intersections I would stop strangers to interview them. It’s there that I realized something that still fascinates me: we’re all connected… I believe it’s the bone structure that connects us. From Africa to Europe, from Asia to America. I see structural similarities in heterogeneity. Put like this, we seem a bit more similar to each other. Or, as I see it, from my experience during this journey, in a stranger there’s us, too. I leave happy, content and motivated: I’ve had the courage to follow my insight and I was effective. I’ll carry it with me.
8th Oct, 2015 281
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8th Oct, 2015 281
Lui è Alex. Mi colpisce subito il ritmo del suo parlare, veloce ma interrotto. Si prende alcune pause, per poi dare il via ad una musicale cascata di parole. Non c’è traccia di esitazione: sono il sentiero che mi conduce verso un luogo a lui caro e prezioso. C'è un posto, dove gli alberi non arrivano, in cui vado per rilassarmi e stare meglio. E mi riporta alle tantissime giornate passate da solo nel bosco. In quella solitudine piena di compagnia e di riflessioni. Mi piace scrivere. Descrivere le sensazioni che provo durante alcune giornate. L'ultima che ricordo è quella del giorno in cui sono stato bocciato: sono tornato a casa, ero furioso e ho iniziato a sfogare la mia rabbia sugli oggetti. Ho rotto qualcosa. Poi sono uscito e sono andato là. Nel mio bosco. E lì ho iniziato a scrivere come stavo. Ricordo alcune parole: vergogna, solitudine, cielo grigio, vento, fili d’erba, calma, sto meglio. Sono lì con lui, lo sto ascoltando come si ascolta il testo di una canzone; terza strofa: sono andato lassù perché mi vergognavo: non avevo nessuno con cui parlare. Ma poco dopo mi sentivo meno solo. Accanto alla musicalità mi arriva chiaramente la sua tendenza a pensare per immagini: gli chiedo di immedesimarsi e diventare quel luogo, di farlo suo, di provare a descriversi come se fosse lui quel luogo. E lo fa, senza alcuna resistenza: sono lì, fra gli alberi, mi sento protetto e coccolato, come se fossi un cuscino stretto in un abbraccio. O un bambino.

This is Alex. I’m immediately struck by his rhythm, he talks fast but with interruptions. He takes breaks, and then he releases a musical cascade of words. No hint of hesitation: they’re the path bringing me to a place that’s dear and precious to him. There’s a place where trees don’t where I go to relax and feel better. And I’m reminded of the many days I’ve spent alone in the woods. In that loneliness filled with company and reflections. I love writing. Describing the sensations I feel on some days. The last one, the one I remember, was the day I found out I flunked that year at school: I came back home, furious, and I started working off my anger on objects. I broke something. Then I left home and went there. In my woods. And there I started writing down how I felt. I remember some words: shame, loneliness, gray sky, wind, blades of grass, quiet, I feel better. I’m there, with him, I’m listening to him as one listens to the lyrics of a song; third verse: I went up there because I was ashamed: I didn’t have anyone to talk to. But after a while I was feeling less alone. Together with his musicality I clearly sense his inclination to think in images: I ask him to identify with that place, to become that place, make it his own, to try and describe himself as if he were that place. And he does it, with no resistance: I’m there, among the trees, I feel protected and cuddled, as if I were a pillow squeezed in a hug. Or a baby.
7th Oct, 2015 280
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7th Oct, 2015 280
Lei è Emilia. Mi accoglie con uno caloroso e sentito sorriso mentre passeggia per la via principale di Loano con il cane. Si chiama Wave, onda. Non riesco a non notare la continuità rispetto all'incontro di ieri, e ci avviciniamo riflettendo sul fascino delle connessioni tra le persone. Sono tutte intorno a noi, si tratta di avere orecchio e prendersi il tempo di ascoltarle. In passato ha disegnato abiti da sposa, ma non ne parla volentieri: è stato un lavoro effimero. L’abito da sposa è qualcosa che usi un giorno soltanto e poi finisce nell'armadio. E ogni volta che un matrimonio finiva mi sentivo in colpa. Così ho smesso, e ora mi occupo di una persona che ha bisogno di aiuto. Me lo dice così, serena e orgogliosa. E non aggiunge altro. …ha 20 anni e sono sua mamma. È normale che non mi parli. Sta parlando di uno stranger di maggio, che è anche suo figlio. Giovanni. Mi colpisce la cosa, e mi accorgo di ricercarlo nei suoi occhi. …preferisco vivere il momento piuttosto che fare fotografie. Questa frase mi riporta a uno dei film più belli visti ultimamente: I sogni segreti di Walter Mitty. Durante il nostro stare insieme contatto un’essenziale purezza e forza, la sensazione è quella di aver incontrato una donna e una mamma generosa, calorosa e affettuosa come il sorriso sostenente con cui mi ha accolto pochi minuti prima. È in profondo contatto con le proprie emozioni, tanto da commuoversi un attimo prima dello scatto. Mi allontano, riscaldato e rinforzato dalla sua energia: mi sono sentito visto dagli occhi di una donna e madre che poco prima era sconosciuta. È piena d’amore e non lo tiene solo per sé.

This is Emilia. She welcomes me with a warm and heartfelt smile while she’s walking down the main street of Loano with her dog. Its name is Wave. I can’t help noticing the continuity with yesterday’s encounter, and we get closer discussing about the appeal of the connections between people. They’re all around us, you just need to have an ear for it and take some time to listen to them. In the past she’s designed wedding gowns, but she doesn’t talk about it willingly: it’s been and ephemeral job. Wedding gowns are worn one day only and then end up in the wardrobe. And every time a marriage ended I felt guilty. So I quit, and now I take care of a person who needs help. She tells me like this, serene and proud. And she doesn’t add anything else. He’s 20 and I’m his mother. It’s normal that he doesn’t speak to me. She’s talking about one of May’s strangers, who’s also her son. Giovanni. I’m struck, and I find myself looking for him in her eyes. I’d rather live the moment than take a picture. This sentence reminds me of one of the most beautiful films I’ve seen recently: The Secret Life of Walter Mitty. In the time we spend together I sense an essential purity and strength, I feel like I’ve met a generous, warm and tender woman and mother, tender like the supporting smile she’s welcomed me with a few minutes earlier. She’s in touch with her emotions, so much that she tears up some moments before I take the picture. I leave, warm and bolstered by her energy: I was seen through the eyes of a woman and mother who was a stranger just a few minutes before. She’s full of love and she doesn’t keep it all to herself.
6th Oct, 2015 279
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6th Oct, 2015 279
Lui è Urs. Il destino nel nome, ma non proprio. È con la compagna, con cui sta da 40 anni. Lui ne ha 62, lei 60 e passeggiano per mano. Lei dondola da destra a sinistra, lui da sinistra verso destra. A volte si sfiorano le spalle, altre volte si scontrano delicatamente, altre volte si allontanano un poco: il tutto senza smettere di tenersi per mano. Solo dopo mi rendo conto di aver assistito a un’istantanea del loro stare insieme: in un gesto di pochi secondi, in quella che sembra una danza carica di tempo e complicità le dinamiche di una vita d’amore condiviso. Ci incontriamo durante un aperitivo, ho scelto lui che ha accettato ma non smetto di sentire anche lei. E così li incontro come coppia. Lui, calmo, caldo e fermo con la sua voce dai toni bassi; lei luminosa, frizzante e carica di parole. Lei che si racconta attraverso le parole, lui attraverso i suoi silenzi. E nello spazio concesso alle parole dai suoi silenzi scopro che nella vita insegna alle scuole elementari, che è un musicista e che costruisce strumenti: clarinetti e cornamuse. …lei è fuoco, io acqua. L'acqua è definitivamente il mio elemento. In contatto con loro è chiaro per me ciò che preserva e nutre il loro stare insieme, lo gridavano in silenzio, questa volta entrambi, passeggiando in quella via mentre li osservavo: …indipendence, respect…and to talk. La a di to talk dura qualche secondo in più di tutte le altre lettere. E mi piace sentire che il suo suono sia lo stesso che se prolungato scarica la tensione, donando energia e soddisfazione. Si tratta di rispettare i bisogni dell’altro. E di comunicare. Me lo dice la moglie, lui sorride in silenzio, e quella danza con cui si sfiorano e incontrano parole e silenzi sembra uno splendido regalo che si fanno da 40 anni.

This is Urs. Destiny in his name, but not quite. He’s with his companion, who he’s been with for 40 years. He’s 62, she’s 60, and they’re walking holding hands. She oscillates from right to left, he from left to right. Sometimes their shoulders brush, some other time they collide, gently, some other time they slightly draw apart: never letting go of each other’s hand. Only later I realize that it was a snapshot of their relationship: in a few instants gesture, in what looked like a dance of time and understandings, the dynamics of a life of shared love. We meet over a drink, I chose him, who accepted, but I never stop feeling her presence as well. So I meet them as a couple. Him, quiet, cold and still, with his low voice; her, bright, lively, talkative. She tells her story through words, he does it through silences. And when his silence gives room to words, I get that he’s a primary school teacher, he’s a musician, and he makes musical instruments: clarinets and bagpipes. She is fire, I am water. Water is definitely my element. In touch with them I have a clear view of what’s preserving their relationship, they were screaming it in silence, this time both of them, walking down that street while I was looking at them: …independence, respect… and to talk. He drags the ‘a’ in 'talk’ a bit longer. And I like to think that this sound resembles the noise one makes when releasing tension, energizing and satisfactory. It’s a matter of respecting each other’s needs. And of communicating. His wife’s words, and he smiles silently, and that dance where words and silence meet and collide seems a splendid gift they’ve been giving each other for 40 years.
5th Oct, 2015 278
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5th Oct, 2015 278
Lei è Maria Vittoria. La noto perché per un attimo i nostri occhi si incrociano, e rimango agganciato all'intensità del suo sguardo. Cambio direzione, e ne sento già la mancanza. Così torno indietro e la scelgo. Scopro che frequenta l'ultimo anno dell'artistico, sezione design. La mia passione è il green design. So di dover partire per specializzarmi ma so anche di voler tornare qui, a casa. Mia mamma aveva un negozio di fiori. Ha dovuto abbandonare l’attività. Mentre me lo racconta mi accorgo di essere attratto dal ciondolo che le brilla sul collo. …ce l'ho anche tatuato. Sembrano linee messe a caso, ma è evidente ordine nel caos. …sono le iniziali della mia famiglia. E. A. M. V. Accanto c'è scritto tredici: è la data in cui è morto mio papà. Mi arriva così, inaspettato, trovandomi sorpreso e dispiaciuto nel vederla arrossire un po’. È la serie degli Strangers giovanissimi che hanno vissuto lutti importanti. Ricordo quanto alla loro età fosse un terrore questa possibilità, un pensiero da cui difendersi tenendolo lontano. E lei, come altri prima e dopo di lei, è lì, di fronte a me, e ha vissuto quello che è uno dei dolori più intensi immaginabili. Mi colpisce e emoziona la forza con cui ogni volta incontro questa tematica. In prima battuta trapela la forza, ma sono sicuro che ci sia molto di più. E torno alle fotografie, a dopo lo scatto, a quando sono rimasto agganciato a una curiosità che non sono riuscito a seguire. Ne sento la presenza, ma non la definisco. Poi, come se n’era andata ritorna; così le chiedo se ha un fiore che la rappresenti. …il mughetto. Significa ritorno alla felicità. Credo rappresenti questo mio periodo. La sto per salutare quando mi accorgo di tornare alla sensazione iniziale. So che mi mancherà. Lei e l'intero progetto. Al di là della fatica. Al di là di tutto. Grazie Maria Vittoria. …ma come fai a ricordarti tutto? Mi stai registrando? No, pesco le parole dalle emozioni che scolpiamo insieme. Prima di allontanarmi cerco il suo sguardo ancora una volta. Lo incontro e lo porto via.

This is Maria Vittoria. I notice her because for a moment our eyes meet, and I get hooked by the intensity of her gaze. I go another way, and I already miss her. So I go back and choose her. I discover that she’s attending the final year of an Artistic High School, specializing in design. My passion is green design. I know I need to leave to study it, but 
I also know that I want to come back, home. My mum used to have a flower shop. She had to quit her job. While she speaks I realize I’m fascinated by her pendant shining on her neck. I also have a tattoo of it. They look like random lines, but it’s a clear order in the chaos. …they’re my family’s initials. E. A. M. V. There’s a thirteen next to them. It’s when my dad died. It gets to me unexpectedly, I’m left surprised and sorry to see her blush a little. It’s the group of very young Strangers who experienced great griefs. I remember how scary this possibility was when I was their age, a thought to ignore to defend myself. And she, like many others before and after ger, is standing there in front of me, and she has experienced one of the most intense kinds of pain one can imagine. I’m struck and moved by the strength I encounter every time. At first it’s the strength that emerges, but I’m sure there’s much more. And I go back to the pictures, to the moment after I took them, when I got hooked to something that aroused my curiosity and that I couldn’t quite figure out. I feel its presence, but I can’t define it. And then, just as it had gone away, it comes back to me; so I ask her if there’s a flower that represents her. The lily of the valley. It symbolizes the return to happiness. I believe it represents this time of my life. I’m about to say goodbye when I realize I’m back to my initial feeling. I know I will miss her. Her and the entire project. Besides all the struggles. Besides everything else. Thank you Maria Vittoria. How can you remember all of this? Are you recording me? No, I draw the words from the emotions that we’re carving together. Before leaving I look at her eyes one more time. I meet her gaze and I take it away with me.
4th Oct, 2015 277
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4th Oct, 2015 277
Lui è Andrea. Cammina in Piazza Castello a Torino insieme a quella che sembra un band. C’è una ragazza al centro, lui e altri due ragazzi le gravitavano intorno. Glielo dico e sorpreso mi risponde …quasi. Io e quel ragazzo siamo una band, gli altri sono amici. Siamo in trasferta da Perugia, abbiamo suonato a Torino ieri sera. Ma come hai fatto a capirlo scusa? L’impressione era che vi trascinaste dietro quintali di musica vissuta. Musica come macigni. E così scopro che suona il blues. E ne sono tremendamente entusiasta. Non voglio perdere l’occasione, sono curioso e individuo le domande che più mi appassionano. Inizio chiedendogli che cosa sia, per lui, il blues. E con un mood che sa di Umbria, di Toscana e della Napoli che ha nel sangue, mi dice uno dopo l’altro …trasporto, coinvolgimento, studio, passione, vissuti, parti di me. E noia. A volte ti sembra di non fare nulla, di essere lì, in momenti spenti. In realtà stai semplicemente cucinando per produrre qualcosa. È soprattutto questo aspetto che mi sorprende: la noia come terreno su cui costruire qualcosa. E penso al potere rumoroso di alcuni silenzi. Ne sono affascinato, ha qualcosa di misterioso e metafisico. Come se fosse l’esempio più concreto della presenza dell’immateriale. Anche se non ne intuisco la forma me ne vado pieno di fiducia.

This is Andrea. He’s walking across Piazza Castello with what seems to be a band. There’s a girl in the middle, he and two other men are gravitating around her. I tell him and, surprised, he replies …almost. Me and that other man are in a band, the others are friends. We’re from Perugia, last night we played in Turin. But how did you get it? I had the impression that you were carrying tons of music lived. Music like boulders. And so I discover that he plays blues. And I’m tremendously happy about it. I don’t want to miss out, I’m curious and I find the questions I’m the most passionate about. I begin with asking him what the blues means to him. And with a mood that reminds me of Umbria, Tuscany and Naples, which he has in his blood, he tells me in sequence …rapture, participation, study, passion, experiences, parts of myself. And boredom. Sometimes you feel like you’re not doing anything. You’re there, in dead moments. In fact, you’re simply cooking to create something. Above all else it’s this aspects that I find surprising: boredom as a field where to build something. And I think about the loud power of certain silences. I’m fascinated, there’s something mysterious and metaphysical about him. As if he were the most concrete proof of the presence of the transcendent. Even if I can’t make out its shape, I leave full of trust.
3th Oct, 2015 276
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3th Oct, 2015 276
Lei è Merel. Credevo fosse molto di più nordica di quello che è. È olandese, ma vive in Inghilterra, a Brighton. Frequenta un Dottorato in Social Analysis. Lavoriamo come consulenti della salute attraverso l’analisi della presenza di comportamenti problematici. Per esempio, monitoriamo la percentuale di obesità nei nostri distretti, e in caso di pericolo interveniamo. È a Torino da ieri e ci resterà fino a domenica. Era venuta a trovare amici conosciuti anni fa. Le chiedo cosa l’abbia colpita di Torino. Sono qui da troppo poco tempo, ma mi ha sorpreso subito la struttura squadrata delle strade della città. È qualcosa di unico, mai visto in altre città italiane. Con lei, in contatto con le sue piacevoli e chiare sfumature, mi colpisce accorgermi di nuovo di quanto io mi senta bene: sono totalmente centrato nel qui ed ora, non ho altri pensieri, vivo pienamente il contatto e sto bene. Devo molto a questo progetto.

This is Merel. I believed her to be a lot more Nordic than she actually is. She’s Dutch, but lives in England, in Brighton. She’s doing a PhD in Social Analysis. We work as health consultants by studying the presence of problematic behaviors. For example, we monitor the percentage of obesity in our districts, and in case of danger we intervene. She’s been in Turin since yesterday and she’ll stay until Sunday. She’s come to meet some friends she met some years ago. I ask her what she’s found more interesting about Turin. I’ve not been here long enough, but I was surprised by the squared structure of the streets. It’s something unique, I’ve never seen anything like it in other Italian cities. With her, in touch with her pleasant and light nuances, I’m struck when I realize again how good I’m feeling: I’m so fully focused on the here and now that I have no other thoughts, I’m living the connection to the fullest, and I’m good. I owe this project a whole lot.
2rd Oct, 2015 274
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2rd Oct, 2015 274
Lei è V. La noto insieme ad altre due ragazze, rimango colpito dal suo volto: è sereno, ma a guardarlo sembra portare nel mondo qualcos’altro. Ha in mano un mazzo di rose fucsia. Mentre racconto del progetto alza timidamente la mano e con un tono di voce sottile, nasale dice …a me interessa. Lo dice così, quasi scusandosi. E ritorno alla sensazione iniziale: l’impressione è che ci sia una ma, un se non fosse che oltre quelle parole. Un ma che rimane così, come un segreto non svelato. E mentre mi racconta di aver perso un anno e di frequentare il grafico, scopro che lavora già: fa la fotografa. Mi sento stretto in quei pochi minuti impegnato in un inutile e freddo tiro a segno. Ha uno sguardo malinconico, ma mi dice di no, e mi trovo a pensare che forse la sua dolcezza è così pervasiva che la precede e la posticipa, nello sguardo, nell’energia e nell’atteggiamento. Glielo rimando. Sorridendo mi dice di sì. E mi sorprendo pensare che forse l’ha fatto anche per gentilezza. La saluto nel momento in cui suona al citofono di casa sua: il mazzo di rose era per la festa a sorpresa che ha organizzato a sua mamma. E così mi allontano dispiaciuto per il poco tempo trascorso insieme, in contatto con quella curiosa e inusuale sensazione di attesa con cui rimango dopo le sue frasi, le sue parole. Ha un sacco di cosa da dire. Traspare dietro ad ognuna di quelle rose fucsia. Ma…

67 giorni dopo avermi detto di sì cambia idea. Guarda Davide scusami ma non posso...pensavo fosse una cosa diversa..ho altro per la testa...vado a scuola e lavoro non me la sento.
Delusione-rabbia-dolore-rabbia. Tremende. In serie, una dopo l’altra, dallo stomaco agli occhi. O forse insieme,
confuse e incasinate. Ho fallito. Non avrò 365 foto. Contatto questo nell’immediata reazione. E poi..e poi mi fermo. Respiro, e chiedo aiuto.
Ho iniziato questo percorso per
conoscermi un po’ di più, buttarmi nella mischia e vedere cosa sarebbe successo. Poi arriva lei che accetta e che dopo 67 giorni, o forse un attimo dopo, cambia idea, lasciando un giorno senza volto.
Avrebbe potuto dirmelo subito, ed avrei potuto incontrare un altro sconosciuto. Ha decisodifarlocosì,lasciandomiimpotente e inerme di fronte alla sua decisione, con uno scatto da cancellare.
Ma c’è molto di più. Il suo no frana su di me una dolorosa e preziosa scoperta. È un no che violenta scoprendo la parte di me narcisista e perfezionista. La vita non va sempre secondo i piani.
Larealtàsenefottedelmioperfezionismo. Me lo ha insegnato una diciassettenne che ha semplicemente fatto la diciassettenne.


This is V. I notice her with two other girls, I’m struck by her face: it’s peaceful, but it seems to bring something else to the world. She’s holding a bunch of fuchsia roses. While I’m telling them about the project she shyly raises a hand and with a faint, nasal voice she says …I’m interested. She tells it almost as to say sorry. And I’m back to my first impression: I feel like there’s a but, an if only beyond these words. A but that lingers there, as a secret not revealed. And while she tells me that she flunked a year and she’s attending the high school for graphic designing, I discover that she’s already working: she’s a photographer. I feel constrained in those few minutes, uselessly trying to shoot at the right outline. She has melancholic eyes, but she says no, and I find myself thinking that maybe her sweetness is so pervasive that it comes before and after, in her eyes, in her energy, and in her behavior. I tell her. Smiling, she says yes. And I’m surprised to think that maybe she said it just to be kind. I say goodbye when she rings her doorbell: the bunch of roses was for the surprise party she’s organized for her mother. And so I leave, sorry to have spent so little time with her, in touch with that curious and unusual feeling of wait I’m left with after she speaks a sentence. She has a lot of things to say. It shows through each of those fuchsia roses. But…
1nd Oct, 2015 275
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1nd Oct, 2015 275
Scopro il suo nome alla fine dell'incontro. La noto di fronte al bar della stazione, mi colpisce lo stile, celebrato dai piercing e dallo scialle dai riflessi dorati. È elegante ma non te lo sbatte in faccia. Ascolta grindcore, quello delle voci gutturali, di chitarre estremamente distorte e dei ritmi velocissimi. E ha un anello fatto con i suoi denti del giudizio. Lo so è un po’ splatter. Poco dopo avermi detto sì, mi regala una frase di quelle che mi arrivano come preziose frecciate. Me lo dice così, con il piacevole suono della condivisione tra persone che si frequentano da tempo. Racchiude parte dell’intero progetto: …sai, credo che alla fine ognuno di noi scelga le persone in base a ciò che riconosciamo nostro in loro. Sono lo specchio in cui ci riflettiamo. A volte troviamo aspetti che amiamo di noi in loro. Altre volte ciò che detestiamo in loro è proprio ciò che più ci appartiene. Ma è più semplice proiettarlo in qualcun altro, piuttosto che riconoscerlo in noi. Mi colpisce la sua consapevolezza, è chiara la sensazione di aver incontrato una ragazza in costante contatto con il proprio Io. A tratti l’impressione che contatto ascoltandola è che sia una ragazza molto severa con sé stessa. Glielo rimando e mi dice che …sì, sono una che si mette spesso in discussione. Mi colpisce la cosa, mentre me lo dice ne sento la potenza, ma anche la fatica di confronti con uno standard interno severo e rigido. Che poi così interno non è, arriva sempre da qualcun altro, e per sopravvivere lo facciamo nostro. …prima di criticare qualcuno cerco sempre di comprendere. Ma se sono io oggetto di critica non vado leggera. Tutto questo, senza conoscere i rispettivi nomi. Credevo si chiamasse Giada, solo perché mi veniva in mente la rugiada. Mi allontano e sto bene. Avevo appena finito una seduta difficile: stare con lei mi ha fatto stare meglio. A breve inizierà la scuola da orefice. Lo racconterò a mia mamma, a lei racconto tutte le cose strane che mi succedono. Lei è Beatrice.

I find out her name in the end. I notice her in front of the bar at the train station, I’m struck by her style, conveyed by her piercings and her golden shawl. She’s elegant but doesn’t throw it in your face. She listens to grindcore, that genre with guttural voices, extremely distorted guitars and super fast tempo. And she wears a ring made with her wisdom teeth. I know, it’s a bit splatter. Soon after these words she donates me one of those lines that hit me like precious arrows. She tells me with a pleasant sense of communion of two people who’ve known each others for a long time. It encapsulates part of the entire project: you know, I believe that, in the end, each of us chooses the others depending on what we see in them that reminds us of ourselves. They’re the mirror where we see ourselves. Sometimes we find aspects we love about ourselves in them. Other times what we loathe in them is exactly what belongs to us the most. But it’s easier to project it onto someone else, rather than acknowledging it in us. I’m struck by her self-awareness, I clearly feel that I’ve met a girl constantly in touch with her Id. At times, listening to her I get the impression that she’s very tough with herself. I tell her, and she says that yes, I often call myself into question. I’m impressed, while she tells me I can sense the intensity, but also the struggle of confronting one’s self with a rigid and severe internal model. Which isn’t so much internal after all, it always comes from someone else, and to survive we make it our own. Before I criticize anyone I try to understand. But if I’m the one being criticized I don’t hold myself. All of this, without even knowing our names. I believed her name was Giada, because she reminded me of dew [TN: in Italian, rugiada]. I leave and I feel good. I had just had a difficult session: being with her made me feel better. She’ll soon start studying to become a goldsmith. I’ll tell my mum about this, I tell her all the strange things that happen to me. This is Beatrice.
30th Sep, 2015 | 273
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30th Sep, 2015 | 273
Lui è Roberto. Lavora come coffee trainer in una torrefazione della zona. Noto subito l’orgoglio e l’entusiasmo sprigionato dalle sue parole e dal suo corpo, a tratti sfiorato da un gioioso imbarazzo di fronte a colleghi e allievi. Il mio compito è trasmettere l’Arte della caffetteria. L’espresso italiano. Ama ciò che fa, è bello ascoltarlo. Anche per questo lo scelgo. Mi trovo per alcuni minuti ad osservarlo e ascoltarlo, in contatto con la forza e la passione con cui descrive il percorso del caffè dalla piantagione alla tazzina. C’è la tecnologia, ma è l’esperienza di un uomo che verifica la qualità del chicco dopo ogni tostatura. E mi sorprende scoprire quello che per lui rappresenta l’essenzialità di un buon caffè: questione di finezza. Gli racconto del progetto, accetta così: ne sono lusingato, o qualcosa di simile. Da questo momento in poi il caffè finisce sullo sfondo e ci incontriamo in una strana e paradossale pausa dal caffè. Mentre mi racconta di essere da poco uscito da una delusione societaria gli chiedo quale sia il suo sogno. Smette per un attimo di guardarmi, si rifugia non so dove, in un luogo silenzioso per tutti tranne che per lui, per ritornare poco dopo più sereno ed emozionato: non ho sogni, ciò che sto vivendo in questo momento è tutto ciò che voglio. Gli rimando che la mia sensazione è un po’ diversa: l'impressione è che li realizzi. E con un sorriso soddisfatto annuisce, ammettendo di aver bisogno di stimoli continui. Ogni 4 o 5 anni la mia vita cambia. È da poco iniziata una di quelle fasi: il 31 luglio in occasione di un trasferimento ho incontrato una ragazza. È stato incredibile. Sono uno che nota le date. E da due mesi sono felice. Il prossimo obiettivo è la casa. E poi chissà, visto che in lei vedo cose belle…magari una famiglia. Mi porto via un po’ della sua energia positiva e rinfrescante: è felice e lo condivide. Soffia via quel velo grigio che da alcuni giorni mi accompagnava. Credo sia rimasto là, da allora non si è più fatto vedere.

This is Roberto. He works as a Coffee Trainer in a coffee shop nearby. I immediately notice the pride and enthusiasm emanating from his words and his body, sometimes pleasantly embarrassed in front of his colleagues and students. My duty is to pass on the Art of coffee-making. The Italian espresso. He loves what he does, it’s a pleasure listening to him. That’s one reason why I chose him. For a few minutes, I find myself looking at him and listening at what he says, feeling his strength and passion when he describes the journey of coffee, from the plantation to the cup. Technology plays a part, but it’s the experience of a man checking the quality of each roasted bean. And I’m surprised to find out what he thinks is the essence of a good coffee: it’s a matter of finesse. I tell him about my project, he replies: I’m flattered, or something like that. From now on coffee is pushed to the background and we meet in a strange and paradoxical break from coffee. While he tells me about a recent business disappointment, I ask him about his dreams. He looks away for a moment, hiding somewhere else, in a place silent for everyone except for him, and then he comes back, more contented and moved: I don’t have dreams, what I am experiencing now is all I want. I tell him that my impression is slightly different: my impression is that he makes his dreams come true. With a satisfied smiles he nods, recognizing that he needs to be constantly stimulated. Every 4 or 5 years my life changes. One of those phases has started recently: on July 31st on a business trip I met a girl. It’s been incredible. I am one of those people who notices dates. And I’ve been happy for two months now. My next goal is a house. And who knows? Since I see good things in her… maybe a family. I take away with me a bit of his positive and refreshing energy: he’s happy and he shares it with others. He blows away that grey veil that has been accompanying me for some days. I believe I left it there, I haven’t seen it since.
29th Sep, 2015 | 272
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29th Sep, 2015 | 272
Lui è Giotto. Ho appena passato venti minuti con chi mi aveva appena detto di sì, ma al momento della foto cambia rigidamente idea. Era andato tutto come altre 271 volte ma ad un certo punto cambia idea. E mi lascia senza così, confuso e senza risposte. Un po’ a disagio per questa strano episodio incontro lui, che per come trascina i piedi sull’asfalto sembra stanco ma disponibile. Lo immagino francese, ma scopro che vive a Finale Ligure, che frequenta l’Artistico, che ha una sviluppata manualità e che alcuni mesi fa ha cercato di conoscere la genealogia della sua famiglia. L’ho fatto per conoscere le mie origini. I miei genitori sono stati artisti. Ho fatto di tutto per non finire in questo mondo, ma alla fine dopo alcune scelte scolastiche sbagliate sono tornato qui. Con lui mi accorgo di essere centrato sulle possibilità e opportunità future, rimandandogli di immaginarlo come artista o designer impegnato in un laboratorio artigianale in qualche città. E la cosa mi sorprende: quasi come avessi sentito la necessità di sostenerlo un po’. Me ne rendo conto solo dopo, una volta salutato. Sono più abituato a stare con le ragazze. Con loro non c’è competizione, non devi mostrarti diverso da quello che sei. Tra ragazzi è diverso. Sono grosso, non ho mai avuto problemi, ma per natura preferisco stare con le ragazze. Ha 18 anni, sua mamma non c’è più da quando ne aveva 8.

This is Giotto. I’ve just spent twenty minutes with someone who had accepted, but stiffly changed his mind when the moment came to take a picture. Everything had gone exactly as it had the 271 times before, but suddenly he changed his mind. And left me like this, confused and with no answers. Somewhat bothered by this weird encounter, I see him who, judging by the way he’s dragging his feet on the concrete, looks tired but willing to cooperate. I think him French, but then find out that he lives in Finale Ligure, attends the Arts high school, has great manual skills and a few months ago tried to uncover his family’s genealogy. I did it to know my origins. My parents used to be artists. I have tried everything not to end up in this world, but eventually, after I made some wrong school choices, I came back here. With him I realize that I am focusing on future possibilities and opportunities, and I tell him that I picture him as an artist or a designer, working in a lab in some city. And this surprises me: it’s as if I felt the need to support him a little. All of this I realize only later, after I wave him goodbye. I am more used to hanging out with girls. With them there’s no competition, you don’t have to pretend to be someone different. With boys it’s different. I’m big, I’ve never had any problems, but by nature I’d rather hang out with girls. He’s 18, his mum passed away when he was 8.
28th Sep, 2015 | 271
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28th Sep, 2015 | 271
Lei è Federica. Oggi è una di quelle giornate no, avrei solo voglia di andare via, lontano. Ho bisogno di un volto rassicurante, accogliente, che mi faccia stare meglio. E incontro lei: sembra spagnola, ha un viso morbido e pulito, sarà la mia medicina. Accetta, agitandosi un poco, sorride un che sballo! Percorriamo insieme qualche metro e mentre mi racconta di frequentare Chimica e di essere iscritta al primo anno, mi accorgo di essere completamente su di lei, presente e sorpreso dal fatto che abbia appena compiuto solo 19 anni. Entrare in relazione ha un enorme valore terapeutico, oggi come altre volte lo sperimento sulla mia pelle. …Sono rigida, non mi faccio fotografare. Eppure ti ho scelta per il viso morbido, avevo bisogno di questo, oggi sono un po’ triste. È una condivisione che non la incontra, la sensazione è che ci sia poco terreno e cambio strada. La saluto e sto meglio. Ma di nuovo solo trascino con me un po’ d'ansia e timore. Come se tutto intorno fosse in un vibrante equilibrio. Non del tutto immobile, sospeso, in attesa di qualcosa che arriverà. Nel bene e nel male.

This is Federica. Today is an off day, I’d like to go far away. I need a reassuring, welcoming face, that will make me feel better. And I meet her: she looks Spanish, she has a soft, clean face, she’ll be my medicine. She accepts, a little excited, she smiles: cool!. We walk for a few meters, while she tells me that she studies Chemistry and that she is the first year, I realize that I am completely absorbed by her, aware and surprised that she is just 19. Engaging with people has a tremendous therapeutic value, today as many other times I go through this experience myself. ...I’m rigid, I don’t let people take pictures of me. And yet I chose you because of your soft face, I needed it, today I’m a bit sad. This doesn’t seem to resonate with her, the impression is that we don’t have common ground, so I part ways with her. I wave her goodbye and I feel better. But, on my own again, I drag some fear and angst along with me. As if everything around me stood in a vibrant balance. Not completely still, suspended, waiting for something to come. For better or for worse.
27th Sep, 2015 | 270
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27th Sep, 2015 | 270
Lui è Francesco. Incontrare numeri tondi mi fa sempre uno strano effetto. Lui è il numero 270. In qualche modo sanno di chiusura, ma anche di nuovi inizi. E di inevitabile avvicinamento alla fine. È vero che ogni fine è un nuovo inizio. Cosa mi aspetta nei prossimi 95 giorni? Chi incontrerò? Riusciremo a fare la mostra? Cosa imparerò ancora? Su cosa verrò confrontato? In contatto con queste domande noto lui. Lo vedo da lontano. Mi colpisce il bianco dei suoi capelli, il contrasto con la barba che come dice lui: …è venuta così. Come qualcosa che costruisci e spunta. Di lavoro fa l’escavatore e il camionista nell'astigiano. È più giovane di me, ma lo guardo dal basso e mi sento più piccolo. Il lavoro ti modella, nello spirito e nel corpo. Da due mesi è papà. Sono un harleysta, ma da due mesi non ho più tempo per la mia moto. Tutto il mio tempo lo dedico a mio figlio. Me lo dice sorridendo, e non c'è traccia di dispiacere in quelle parole.

This is Francesco. Meeting round numbers always has a strange effect on me. He is number 270. Somehow these numbers suggest a sense of closure, but also of new beginnings. And of the inevitable drawing to an end. It’s true that each ending is a new beginning. What will the next 95 days have in store for me? Who will I meet? Will we be able to organize our exhibition? What else will I learn? What will I be confronted with? While asking myself these questions, I meet him. I see him from afar. I’m struck by the white of his hair, in striking contrast with his beard that, as he tells me: turned out like this. Like something you build and shows up. He operates excavators and drives trucks in the Asti area. He’s younger than me, but I look at him from below, and feel smaller. Your work shapes you, in body and mind. He’s been a father for two months. ...I’m an Harley Davidson enthusiast, but in the last two months I haven’t had any time for my bike, I spend all of my free time with my son. He smiles when he tells me, and there’s no regret in those words.
26th Sep, 2015 | 269
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26th Sep, 2015 | 269
Lui è Davide. Come me. Lo noto seduto sul muretto insieme ad altre persone. Loro si stanno confrontando, lui è un po’ più in disparte. Come me. Sono in un ambiente nuovo, con persone nuove. Mi colpisce la sua gentilezza, il fatto che salendo le scale mi faccia segno di passare. Nella gentilezza lo scelgo. E così scopro che lavora in ambito amministrativo e ha una passione: la fotografia. Mi piace la fotografia architettonica. Giochi di linee e spazi dal forte impatto visivo. Gli chiedo quando tutto abbia avuto inizio, e mi racconta: un po’ di tempo fa ho iniziato a fotografare gli edifici e l’architettura fascista di Como. L'avevo sempre odiata. Ma da quel giorno tutto è cambiato. Ho imparato ad apprezzare le linee e gli schemi che la caratterizzano. Anche sotto una tirannia è possibile realizzare cose belle e utili. A volte è solo questione di cambiare prospettiva: la bellezza era già intorno a noi. È lì: si tratta di spostarsi, anche fisicamente, e notarla. O sentirla. Gli chiedo se esista la figura umana nelle sue foto, mi risponde di averla inserita da poco, ma da distante: Non mi avvicino troppo. Faccio fatica a parlare con lo sconosciuto. Eppure è qui con me, il suo volto e i suoi modi sono stati l’energia più familiare e accogliente di una giornata vissuta in un ambiente nuovo e distante da ciò che sono. Dallo sconosciuto, all’architettura fascista, alla delicatezza, alla forza. Un incontro che mi permette di riflettere su un aspetto decisivo della mia vita: nella delicatezza può nascere la forza. È in questa direzione che sento di voler crescere, professionalmente ma non solo.

This is Davide. Like me. I see him sitting on a wall with other people. They are engaged in a conversation, he keeps aside. Like me. I’m in a new environment, with new people. It’s his kindness that strikes me, the fact that on the stairs he beckons me to pass first. In kindness I choose him. And so I discover that he works in administration and has a passion: photography. …I like architectural photography. Visually striking lines and spaces. I ask him when all of this started, and he tells me: a while ago I started photographing fascist buildings and architectures in Como. I used to hate it. But since then everything has changed. I’ve learned to appreciate its distinctive lines and schemes. Even under a tyranny it’s possible to create beautiful and useful things. Sometimes all we need is to change perspective: beauty is already surrounding us. It’s there: we just need to move, physically, too, and notice it. Or feel it. I ask him if the human figure exists in his pictures, he tells me that he has just started integrating it, but only from afar: I never come very close. I have a hard time talking to strangers. And yet he is here with me, his face and behavior have been the most welcoming and familiar energy in a day spent in a new environment, different from what I am. From the stranger, to fascist architecture, to delicacy, to strength. An encounter that allows me to ponder over a crucial aspect of my life: from delicacy, strength can arise. It’s in this direction that I feel I want to grow, in (but not limited to) my profession.
25th Sep, 2015 | 268
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25th Sep, 2015 | 268
Lui è Luca. Lo noto tre volte tra i banchi della Fiera del Tartufo, e lo scelgo. Mi colpisce il modo con cui accetta di far parte del progetto: …non ho capito un cazzo ma sì. È con la compagna, vive ad Asti e sta cercando lavoro. …ho giocato nelle giovanili della Juventus, ma non è andata bene. E oggi mi ritrovo a fare i conti con quegli anni passati sopratutto nella speranza di sfondare nel calcio. Mi colpisce l’energia con cui ci incontriamo: rido molto più serenamente e pienamente rispetto a molte uscite in compagnia. Come ci fosse una maggiore pulizia e spontaneità. Come fosse più difficile essere liberi nella familiarità. Mi capita con lui, ma non solo. Non è chiaro, mi prendo il tempo di sentire. Ora posso mettere di nuovo il mio schermo protettivo. Gli occhiali da sole mi rendono invisibile. Ci salutiamo e mentre mi preparo per andare via sorridendo sussurra alla compagna sotto voce ma abbastanza da farsi sentire anche da me. Io comunque continuo a non capire questo cosa voleva. Incipit e conclusione che nella sostanza raccontano tutto l’incontro: ironico, divertente e preso bene.

This is Luca. I notice him three times among the stands at the Truffle Fair, and I choose him. I’m struck by the way he accepts to be part of the project: I didn’t understand a fuck, but ok. He’s with his girlfriend, he lives in Asti and he’s looking for a job. “…I used to play for the Juventus youth team, but it didn’t go well. And now I have to deal with the years I spent hoping to make it big in football.” I am struck by the energy of the encounter: I laugh much more serenely and wholeheartedly than I do in many nights out with my friends. As if everything was clearer and more instinctive. As if it was harder to be free in what is familiar. I feel this with him, but it happened with others, too. It’s not clear, I take some time to feel. Now I can wear my protective shield again. Sunglasses make me invisible. We say goodbye, and when I’m about to leave he whispers to his girlfriend, with a smile and loud enough so that I can hear: Is till don’t understand what this guy wanted from me. First and last words that ultimately sum up the encounter: ironic and fun.
24th Sep, 2015 | 267
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24th Sep, 2015 | 267
Lei è Bettina. Mi colpisce tra centinaia di passanti. Sembra camminare in equilibrio su una fune, in una dimensione al confine tra l'appartenenza a quella strada, a quella gente, a quella città e a qualcosa di distante. È lì, fisicamente, ma la sensazione osservandola è che non ci sia del tutto. Appartiene a qualche altra parte. Nel guardarla la sensazione è che intorno a lei tutto si faccia immobile: è sua l’esclusività del movimento, della luce e dell’oscurità. Ed esiste solo lei. Scopro che è qui a Dublino da 3 settimane per un master in Landscape Planning, Studio come diminuire l’impatto ambientale delle costruzioni. Ma non vede l'ora di tornare a casa sua, a Monaco in Germania. Vivo in costante contatto con ciò che mi circonda, intorno a me sento un sacco di cose e mi piace lasciarmi coinvolgere. Sono arrivata qui e ho trovato grigio, depressione, freddezza. Non mi sento comoda qui. Questa frase mi riporta all’importanza di stare e riconoscere le proprie sofferenze, integrarle per poter stare meglio. È un dare dignità alla tristezza: ci vuole forza e coraggio. Ma per come la vedo io, la sofferenza modella anime e corpi donandogli luce e impatti di potenza sorprendente. Glielo dico, e mi risponde: …è qualcosa che cerco sempre di dire ai miei amici: per raggiungere la luce è necessario conoscere il proprio buio. E in questo ci incontriamo, nella tristezza che porta con sé il calore di un abbraccio. Oggi ho appreso anche del caso Volkswagen. E mi piace andarmene accorgendomi del fatto che generalizzazioni e frettolosi giudizi non hanno alcun senso: ho incontrato una Germania che inquina, e una che si sforza nel trovare alternative green alla civilizzazione. Ciao Betty.

This is Bettina. I single her out of hundreds of passers-by. She looks like she is walking on a rope, in a dimension in-between that street, crowd and city, and somewhere far away. She is there with her body, but looking at her the impression is that she is not fully present. She belongs somewhere else. Looking at her it seems that everything around her has frozen: movement, light and darkness are her prerogatives. And only she exists. I learn that she’s been here in Dublin for 3 weeks for a Master in Landscape Planning, …I study how to minimize the environmental impact of buildings but she is looking for going back home in Munich, Germany. …I’m constantly in touch with what surrounds me, I feel many things around, and I like to get involved. I came here to find grey, depression, detachment. I don’t feel comfortable here. These words remind me the importance of acknowledging our own pain, integrating it to feel better. It’s a matter of dignifying our sadness: it takes strength and courage. But from where I see it, pain shapes soul and body, and it gives them light and surprising power impacts. I tell her that, and she says that:...it’s something that I always try to tell my friends: in order to reach the light you need to know your darkness. And this is where we meet, in that sadness emanating from the warmth of a hug. Today I’ve also learned about Volkswagen. And I like to leave in the realization that generalizations and rushed judgments don’t mean anything: I’ve met a polluting Germany, and one that is striving to find green alternatives to civilization.
23rd Sep, 2015 | 266
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23rd Sep, 2015 | 266
Lui è Will. Will come volontà. Lo noto seduto sugli scalini di Temple Bar, quartiere culturale e artistico della città. Con lui c’è una persona, un uomo, che non pronuncerà una parola per tutta la durata dell’incontro. Ha lasciato il lavoro da alcuni giorni: Non faceva per me…ero in un call center, zero gratificazione, zero stimoli. Ma ne ho già trovato un altro. Insegnerò Business English via skype. Perdere e trovare lavoro così velocemente da non sentire neppure le difficoltà. Con lui e insieme al tempo, sento un po’ di freddezza: il suo corpo è rigido e si muove molto…molto…molto…lentamente. Quasi come vivesse il timore di perdere l’equilibrio e fare cadere qualcosa da sopra la testa. E quell’uomo alle sue spalle si muove ancora meno. Ci osserva, e sento un po’ di disagio. Nel frattempo si avvicina uno sconosciuto, un altro, chiedendo un piccolo aiuto per il pranzo. Con la naturalezza tipica di un gesto familiare e ripetuto, gliele dà. Ne approfittiamo per sfiorare leggermente il discorso dipendenze, e nella sua maniera dall’impressione un po’ regale mi dice una generosa verità: …solo perché ci troviamo in una situazione migliore non significa essere migliori e non possiamo giudicare. Ci troviamo d’accordo su questo aspetto, ma la questione rispetto al significato di quel gesto rimane aperta. Questione di etica. Ma è tempo di andare. Ci salutiamo, e mi trovo a domandarmi che cosa lui, dal portamento da “Re Buono” cercasse di mantenere in equilibrio.

This is Will. As in willpower. I see him sitting on the steps in Temple Bar, the city’s cultural and artistic district. With him there’s a person, a man, who won’t say a word throughout the conversation. He lost his job a few days ago. …I left because I wasn’t cut out for it… I worked in a call center, no fulfillment, no motivation. But I already found another. I’ll teach Business English on Skype. Losing and finding a job so quickly that you don’t even feel the effort. With him, in this weather, I feel a little cold: his body is rigid and moves very… very… very… slowly. As if he was living in the fear of losing his balance and dropping something from his head. And that man behind him is standing even stiller. He stares at us, and I feel a little uncomfortable. In the meantime another stranger approaches, and asks something to buy lunch with. Casually, as if it were something familiar and frequent, he gives it to him. We take this opportunity to talk briefly about addictions, and in his somewhat royal ways he tells me a generous truth: …just because we are better off, doesn’t mean that we are better, and we can’t judge. This we agree upon; as for the meaning behind the gesture, the question remains open. A matter of ethics. But it’s time to go. We say goodbye, and I find myself wondering what this “Good King” was trying to keep in balance.
22nd Sep, 2015 | 265
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22nd Sep, 2015 | 265
Lei è Vivienne. C’è una realtà parallela in questa città. È il Trinity College. Ci accedi dal grigio e dal freddo delle strade per trovarti di fronte centinaia di ragazzi, studenti e professori che passano le giornate tra prati verdi e pieni di luce. Oggi sono qui, da alcuni minuti passeggio nel cortile centrale. La luce intorno è chiara e fredda. Stanno smontando dei palchi: dev’essere appena finita una manifestazione. Intorno a me molti ragazzi camminano e sorridono. Qualcuno mi colpisce, ma non mi convince. Mi accorgo di essere in attesa di qualcosa. Poi incrocio lei e non ho dubbi. Mi rendo conto di aver già iniziato a dirigermi verso di lei ancora prima di averla scelta. Le racconto del mio incontro di ieri, delle difficoltà rispetto alla lingua. Lei mi sorride, chinando leggermente la testa verso sinistra mi dice: don’t be nervous, your english is ok. È da questo momento che i miei incontri quassù cambiano. Quella frase ha dato terreno ai successivi incontri. E il mio viaggio tra gli strangers a Dublino cambia. Passiamo insieme una mezz’ora, così scopro che ha appena trascorso dieci settimane in India e che studia a Dublino gli incontri possibili tra arte e design. Rimango colpito dai suoi intensi occhi blu: provo piacere nel guardarla e in pochi istanti mi trovo coinvolto nella sua energia accogliente e genuina. Non perdo una singola parola, ripensando alla preoccupazione di ieri sorrido dentro. E fuori. E ho imparato che se ci si incontra nei sorrisi, lo scambio è nutriente e positivo. Sono stata in India per insegnare ai bambini l’inglese e la matematica. E ora sono qui, per completare l’Accademia di Arte e Design. Arte e design che si incontrano. Progettare il bello.

This is Vivienne. There’s a parallel reality in this city. It’s Trinity College. You arrive there walking through grey and cold streets, and find yourself in front of hundreds of young people, students and professors who spend their days strolling through green meadows glowing in the sunlight. Today I’m here, I’ve been walking down the main yard for a few minutes. The light is pale and cold. People are dismantling a stage: some kind of event has probably just taken place. Around me many young people are walking and smiling. Someone strikes me, but doesn’t convince me. I realize I’m waiting for something. Then I bump into her, and I’m certain. I realize that I started moving towards her well before I chose her. I tell her about my encounter yesterday, about the language barrier. She smiles at me, slightly tilting the head to the left she says: don’t be nervous, your English is ok. From now on, my encounters up here change. These words gave me ground for the following encounters. And my journey among strangers in Dublin changes as well. We spend half an hour together, and I learn that she has just spent ten weeks in India, and that in Dublin she studies the possible coming together of Art and Design. I’m struck by her deep blue eyes: I take pleasure at looking at her, and in a few minutes I find myself caught in her energy, welcoming and genuine. I don’t miss a word. Thinking about my yesterday’s worries I smile on the inside. An on the outside. And I understand that if two meet with a smile, the exchange is nourishing and positive. I went to India to teach children English and Math. And now I’m here, to finish the School of Art and Design. An encounter between art and design. Planning beauty.
21st Sep, 2015 | 264
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21st Sep, 2015 | 264
Lui è Kyrhaen. È il primo giorno a Dublino. Lo noto mentre si accende una sigaretta appoggiato contro un muro. Ha un volto particolare. Duro ma accogliente. Mi avvicino e accetta subito. Si rivolge a me come se fossi irlandese anche io e dopo pochi secondi mi rendo conto di essere totalmente centrato sul suo modo di parlare, veloce, duro e per certi suoni ostile alle mie orecchie non abituate a questo forte accento. Gli chiedo di rallentare. Lo fa per poco, l’abitudine sovrasta il cambiamento e perdo per strada molte parole. Mi sento all’interno di un enigma. C’è il suo volto, il suo stile, c’è la sua voce e ci sono tante parole. Alcune le colgo: si tratta di creare connessioni tra quelle che intuisco. In questo ricamare scopro che ha da poco finito l’Università, geografia e teologia e che tra poco partirà per la Scandinavia. Vado a fare un dottorato là. Non costa nulla. Non so cosa di preciso, ma la direzione è quella della tutela dell’ambiente. Cercavo il primo volto di questa trasferta a Dublino con mio fratello: il suo mi ha convinto prima, durante e dopo.

This is Kyrhaen. It’s my first day in Dublin. I notice him while he’s lighting a cigarette leaning against a wall. He has a peculiar face. Hard but welcoming. I approach him, and he accepts immediately. He talks to me as if I were Irish, and a few minutes in I realize that I’m completely absorbed by his way of speaking: quick, harsh, with sounds alien to my ears, not being accustomed to this strong accent. I ask him to slow down. He does, for a while, then habits take over and I miss a lot of what he’s saying. I feel like I’m part of a riddle. There’s his face, his style, there’s his voice and there are many words. Some of which I get: I just need to build connections between those I’m able to grasp. Out of this embroidery I get that he has just finished university, geography and theology, and that he’s leaving for Scandinavia soon. …I’m going there to work on a Ph.D. It doesn’t cost a thing. I still don’t know precisely on what, but the direction is environmental protection. I was looking for the first face of this trip to Dublin with my brother: his has convinced me before, during and after.
20th Sep, 2015 | 263
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20th Sep, 2015 | 263
Lui è Alessandro. Ho dimenticato il cellulare in auto, in qualche modo sono per strada più del solito, con la piacevole e strana sensazione di essere slegato, in contatto con i volti e l’ambiente che mi circonda. Lo noto nella luce chiara di una mattina in Piazza Sisto a Savona. Le scuole sono iniziate, per strada ci siamo noi e pochi altri. Mi colpisce lo stile, lo immagino tatuatore e appassionato di musica. Poi scopro di aver intuito solo una delle due possibilità. La seconda. Si divide tra l’insegnamento dell’Italiano e la professione di educatore. E ha una grande passione, che negli anni si è concretizzata in una collezione di migliaia di vinili. Amo la musica. Da sempre. Mi piace vestirmi dei gruppi che ascolto, e attraverso le mie t-shirt incuriosire chi incontro per strada. Ma mi piace anche farmi incuriosire. Un’altra modalità di interconnessione fra sconosciuti. La musica per me è il filtro attraverso cui conosco il mondo e il mezzo che mi permette di comunicare qualcosa. Oggi aveva una t-shirt dei Faith no more. Via alle connessioni.

This is Alessandro. I’ve left my mobile in the car, somehow I’m in the street longer than usual, with the strange and pleasant feeling of being disconnected, in touch with the surrounding faces and things. I notice him in the pale morning light of Piazza Sisto. School has started, out in the street there’s us and few others. I’m struck by his style, I imagine him as a tattoo artist and music enthusiast. Then I learn only one of the two guesses is correct. The latter. He divides his time between the professions of Italian teacher and educator. And he has a big passion, which over the years has led him to collect thousands of vinyl records. I love music. I always did. I love wearing clothes of the bands I listen to, and through my t-shirts arousing the curiosity of those I meet on the street. But I also like to get curious myself. Another modality of interconnection between strangers. To me music is like a filter through which you experience the world, and the means that allows me to communicate. Today he was wearing a Faith No More t-shirt. On you go with connections.
19th Sep, 2015 | 262
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19th Sep, 2015 | 262
Lui è Vincenzo. Siamo allo stesso tavolo tra gli invitati di un amico comune. Intorno a noi ci sono persone che gridano, cantano e battono i pugni sul tavolo. Sono quelli che animano le feste e i pranzi rumorosamente, bevendo ettolitri di vino. E sono indispensabili. Lo noto perché come me, in quel momento, non fa parte di quel gruppo di persone. Mi appare come quello che tra 20 anni potrei essere io: è questo che mi ha spinto ad avvicinarmi. Accetta con un sorriso dolce e discreto, ci diamo appuntamento poco più tardi. ”Sai, noi generazione di cinquantenni siamo stati gli ultimi fortunati. Eravamo bambini e avevamo le vie delle strade tutte per noi…ci potevi giocare. Eravamo liberi per davvero. Me lo dice così, alzando gli occhi al cielo, piegandosi leggermente indietro, prima di lasciare spazio a un po’ di malinconia. O forse proprio per concederglielo quello spazio, lì, tra il suo stomaco e me. Sembra la stia accogliendo in braccio. Non sono mai più stato così bene. E mentre me lo racconta brilla ancora un po’, è un ricordo vivo e chiaro: in un attimo diventa corpo. Dopo poco non so come ci troviamo a parlare di lavoro, del fatto che quando la sua prima moglie era incinta per stare con lei si era licenziato: tutti mi dicevano: sei pazzo, un lavoro a tempo indeterminato, te ne pentirai. Dopo 14 anni mia moglie è mancata. Non mi sono mai pentito di quella scelta. Quelle parole mi arrivano addosso come gelido vento, accompagnate dal leggero tremolio con cui mi dice: è mancata. Non trattengo l’emozione. La lascio salire e la vivo fino in fondo comunicandogliela. Oggi, a distanza di giorni, sento ancora quei brividi sulla pelle, e il cuore che batte più forte.

This is Vincenzo. We’re sitting at the same table among the guests of a common friend. Around us people are screaming, singing and banging their fists on the table. Those are the people that loudly enliven parties and luncheons, drinking gallons of wine. And they’re essential. I notice him because, just like me, at the moment he’s not part of that group. I see in him what I could become in 20 years: this is what drove me to him. He accepts with a sweet and timid smile, we decide to meet a bit later. You know, us 50 year-olds have been the last lucky generation. When we were kids we had the streets all for ourselves… you could play there. We were truly free. He tells me like this, lifting his eyes to the sky, slightly leaning backward, before melancholy takes over. Or maybe he’s the one making room for it, there, between his guts and myself. It seems like he’s welcoming it in his arms. I’ve never felt so good again. And while he tells me he lights up, it’s a clear memory, alive: in a moment it becomes real. After a while, I don’t know how, we end up talking about work, about how he quit his job when his first wife was pregnant, so he could be with her: Everyone told me: you’re crazy, it’s a permanent job, you’re going to regret this.14 years later my wife passed away. I never regretted that choice. These words hit me like a freezing wind, when he tells me with that trembling voice: “she passed away”. I can’t hold back the emotion I’m feeling. I let it grow and live it to the fullest, in touch with him. Today, days later, I can still feel those shivers on my skin, and my heart is beating faster.
18th Sep, 2015 | 261
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18th Sep, 2015 | 261
Lui è Danilo. Mi colpiscono i suoi colori, sta spingendo un passeggino insieme alla moglie e alle due figlie. Mi avvicino e mi accoglie uno sguardo inizialmente duro. Mi sento osservato e valutato, ma sento di poter andare avanti liberamente. L’impressione è quella che se avesse voluto dirmi di no, l’avrebbe fatto. E invece mi dice di si. Lavora come operaio ma dopo due metri non ne parla già più. In contatto con questo mi sta già raccontando con orgoglio che …insieme a mia moglie arrotondiamo in palestra. Io spinning, lei yoga. E dopo poco, mi da un feedback inatteso e di profondo valore; mi tocca perché me lo dice guardandomi dritto negli occhi. Da uomo a uomo. Spingendosi oltre quello che è il mio spazio personale. Sei una di quelle persone che ama ciò che fa. Stando con te si sente e si vede. Parlarti è estremamente interessante. Gli chiedo a cosa si riferisce, mi interessa capire ciò che lui vede in me. Mi riferivo a qualcosa di generale. La mia impressione è che tra 30 anni ti guarderai indietro e non sarai come chi non ne può più. Come chi lavora per portare la pagnotta a casa. Si vede che provi passione per quello che fai. E questo ti salverà. È una tematica che incontro spesso nella mia vita, soprattutto ultimamente: fino a che punto spingersi alla ricerca di sé stessi? Fino a che punto non arrendersi e continuare alla ricerca della propria strada, del proprio percorso? Fino a che punto accettare i compromessi? Questo incontro mi ha permesso di avvicinarmi di nuovo a queste domande: questioni che rimangono aperte, ma a differenza di qualche tempo fa, non fanno più paura. Ci salutiamo e mentre mi allontano mi accorgo di portare con me una sensazione di forza e sicurezza particolare. Con lui, mi sono sentito uomo di fronte a un uomo. Consapevolezza di enorme valore per me, generalmente molto più abituato ad appoggiarmi sul mio Io ragazzo.

This is Danilo. I’m struck by his colours, he’s pushing a stroller with his wife and two daughters. I approach them and at first he greets me with a hard look on his face. I feel scrutinized and judged, but I feel I can carry on freely. The impression was that if he had wanted to say no, he would have. But he says yes, instead. He is a workman, but a few step after he is already talking about something else. I notice it, and he’s already proudly telling me that …together with my wife we make ends meet at the gym. I do Spinning, she Yoga. And then he gives me an unexpected and valuable feedback; I’m touched, because he tells me this while looking in my eyes. From man to man. Pushing beyond my personal space. You are one of those people who love what they do. One can see it and feel it when they’re with you. Talking with you is extremely interesting. I ask him what he means, I want to know what he sees in me. I was referring to something in general. My feeling is that 30 years from now you will look back and you won’t be one of those who can’t take it anymore. Those who work to bring home the bacon. One can see that you’re passionate about what you do. And it’s going to be your salvation. It’s a common theme in my life, especially lately: to what lengths can one go to find himself? To what extent can one refuse to give up and keep looking for his path? To what extent can one accept compromises? This encounter has allowed me to approach these questions again: questions that remain open but aren’t frightening anymore. We say goodbye, and while I’m leaving I find that I’m carrying with me an odd sense of strength and confidence. With him, I felt like a man in front of a man. An awareness extremely valuable to me, who’ve been more used to leaning towards my boy side.
17th Sep, 2015 | 260
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17th Sep, 2015 | 260
Lei è Yvonne. La noto dietro al bancone del bar mentre mi serve un succo di frutta. C'è qualcosa in lei che sa di tedesco. È inglese ma è nata nello Zimbabwe. Sono emigrata due volte. La prima da bambina. Poi abbiamo conosciuto il mal d'Africa…e siamo tornati là. La interrompo per chiederle quale sia stato il suo mal d'Africa, per conoscerne meglio le sfumature. Una sensazione di malessere che ti prende dietro la mente. Me lo dice chiudendo gli occhi e portando la mano dietro alla testa. Lo sente lì quel dolore, il suo mal d'Africa è localizzato dietro la nuca. E per un attimo mi sembra di sentirlo. E poi c'è la sensazione di pericolo che ti mantiene in allerta, vigile e con un livello di energia alto. Ti mantiene più vivo. Purtroppo quello che cercavamo non c'era più. Quello è stato il momento in cui mi sono resa conto di poterlo trovare solo dentro di me. Le rimando che somiglia a ciò che accade nell'elaborazione del lutto e nelle separazioni. Non si può tornare indietro: ciò che ci permette di andare avanti e non dimenticare è identificare ciò che rimane in noi di chi non c'è più. In che modo importanti esperienze relazionali ci hanno reso ciò che siamo. In che modo assaporiamo ancora la loro presenza, la presenza nell'assenza. Dallo Zimbabwe all'elaborazione del lutto di fronte al bancone di un bar: mi colpisce trovarci in un confronto di questo tipo. Sono un po’ rigida. Ma anche morbida. L'ho preso da mia madre, ed è qualcosa che spero di trasmettere alle mie figlie, per proteggerle. Ora sono in Germania. Sarà una coincidenza, ma il suo sguardo all'inizio sapeva di Germania.

This is Yvonne. I notice her in a bar, behind the counter, while she’s handind me a juice box. There’s something German about her. She’s English, but was born in Zimbabwe. I emigrated twice. The first time when I was little. Then we experienced the Africa Bug… and went back there. I interrupt her to ask about her Africa Bug, to better understand all the undertones. It’s a sense of uneasiness that takes you on the back of your mind. She tells me while closing her eyes and reaching the back of her head with a hand. It’s there that she feels pain. Her Africa Bug is located in the nape of her neck. And for a moment I believe I can feel it too. And then there’s the sense of threat that keeps you alert, vigilant and with a high energy level. It keeps you more alive. Unfortunately, what we were looking for doesn’t exist anymore. That was the moment when I realized I could only find it inside myself. I tell her that it sounds like what happens in the processing of a grief, or in separations. You can’t go back: what allows us to go forward and not forget is finding who we lost inside ourselves. How meaningful relationships made us what we are. How we still taste their presence, presence in absence. From Zimbabwe to grief processing at a bar counter: it strikes me that we meet in such circumstances. I’m a bit rigid. But soft, too. I took it after my mum, and it’s something I hope to pass on to my daughters, to protect them. Now they’re in Germany. It may be a coincidence, but her gaze at the beginning had something German about it.
16th Sep, 2015 | 259
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16th Sep, 2015 | 259
Lei è Angela. La noto tra i vicoli, mi colpisce lo stile, le Superga di topolino e i capelli cortissimi. Ho voglia di conoscerne le ragioni. Accetta sorridendo, mi presenta a due amiche e mi racconta con orgoglio che mercoledì inizierà la sua avventura nei vigili del fuoco. Sarò la prima donna qui nel gruppo di Alassio. Ho un rapporto particolare con la paura. Non la sento. Non sento il pericolo. Le dico che mi colpisce la cosa, e che vorrei saperne di più. Non vedo proprio il pericolo, se me lo fanno notare lo smonto. Anche da bambina me lo facevano notare, ma niente. Credo che le mie cicatrici parlino da sole. Quella sul viso ce l'ho da sempre. Mi sono rovesciata addosso una pentola di olio bollente. Le rimando la connessione tra le due esperienze, vedo la bambina che si ustiona non notando il pericolo, e la donna che oggi spegne le fiamme cercando una vita vissuta al massimo. Sembra nutrire un fascino per il rischio, la sensazione è che in qualche modo stia cercando di sollevare e spingere via quella pentola che lentamente le si rovescia sul volto. La vivo come si vive un film adrenalinico, coinvolto dalla sua energia e dal suo frizzante parlare: Porto i capelli rasati da 6anni. È un gesto di ribellione. Ero stufa di essere la bambolina di turno, volevo che le persone nel scegliermi andassero oltre il mio aspetto. Ci incontriamo per la prima volta nei vicoli di Alassio, nel suggestivo silenzio di una tipica giornata di fine estate. Ed in questa luce, in questo silenzio, l'impressione è che lei viva in costante contatto con il proprio sentire, con quelli che sono i propri bisogni. Ce li ha impressi sulla pelle, sul volto e nella sua voce. Glielo rimando rendendomi conto di non trovare la parola adatta. Me la suggerisce lei, con una precisione cecchina. Non credo si tratti di bisogni o di sentire..credo sia istinto: per vivere ho bisogno di stimoli elettrizzanti. Ecco il fuoco. Ecco l'olio bollente.

This is Angela. I notice her among the narrow streets, I’m struck by her style, her Mickey Mouse Superga shoes and the super short hair. I want to know why. She accepts with a smile, she introduces her two friends and tells me with pride that on Wednesday she’ll start her adventure as a fire fighter. I will be the first woman here in Alassio. I have a special relationship with fear. I don’t feel it. I don’t feel danger. I tell her that this strikes me, and I’d like to know more. I just don’t see danger. If someone points it out to me, I take it apart. This happened when I was a child as well, to no avail. I believe my scars speak for themselves. The one on my face I’ve had forever. I poured a pot of boiling oil over me. I point out the connection between the two experiences: I see the little girl scalding herself not noticing the danger she’s in, and the woman that today puts out flames in search of a life fully lived. She seems to be fascinated by risk, the impression is that she is somehow trying to lift and throw away that pot which is slowly pouring down her face. I live her as one lives an exciting movie, captivated by her energy and her lively way of talking: I’ve been shaving my hair for 6 years now. It’s an act of rebellion. I was sick of being the token plaything, I wanted people to go beyond my looks. We meet for the first time in the narrow streets of Alassio, in the suggestive silence of a typical end-of-the-summer day. And in this light, in this silence, the impression is that she lives constantly in touch with her feelings, with her needs. They’re engraved in her skin, in her face, in her voice. I tell her, realizing I can’t find an appropriate word to express what I’m thinking. She suggests one, with a sniper’s precision: I don’t believe it’s a matter of needs or feelings… I believe it’s instinct: to live I need galvanizing stimuli. Here’s the fire. Here’s the boiling oil.
15th Sep, 2015 | 258
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15th Sep, 2015 | 258
Lui è Gabriele. Lo noto sul treno, ha uno sguardo intenso, magnetico, che sa di lontano. Oggi è il suo primo giorno di università ed è arrabbiato. Forse un po’ agitato. Sono in ritardo per colpa di mia madre, si è dimenticata di svegliarmi. Non sopporto il rumore della sveglia, così è lei a svegliarmi. Da sempre. Frequenterà Economia ma l’impressione è che non sia davvero sicuro della scelta. Come se fosse l’unica fra le possibili, e mentre mi racconta le ragioni, l’impressione è che stia cercando di convincere se stesso. E che sarà una prova. Ha origini siriane, sua mamma arriva da là. Ci sono stato in Siria, prima della guerra. Là non è come qui. I problemi che affrontano i ragazzi sono molto più seri rispetto a quelli che incontriamo noi. È questo discorso che cambia le carte in tavola. Inizialmente sentivo un po’ di immaturità, ci salutiamo con la sensazione opposta. Ha 19 anni, l'impressione è che sia in quella zona di confine tipica dell'età: né adulto, ne adolescente. Un po’ dell’uno e un po’ dell’altro. Mi sarebbe piaciuto studiare Psicologia, ma non me la sono sentita. Avevo paura di essere travolto dalla sofferenza delle persone. Gli rimando che la ritengo una delle responsabilità principali per essere un buon psicoterapeuta, ragione per cui ognuno di noi affronta la supervisione e un percorso di terapia personale. L’obiettivo è quello di riconoscere le proprie tematiche, le proprie aree di sofferenza, esplorarle e prendersene cura, per poterci essere per se stessi e per gli altri. E parlando di questo ci incontriamo; sento chiaramente interesse e curiosità da parte sua. Dalla rabbia verso la madre che non l’ha svegliato a questo discorso. In 10 minuti, 10 anni di maturità. Lo saluto, e mentre mi allontano la sensazione è quella di avergli offerto un’alternativa.

This is Gabriele. I notice him on the train, he has an intense, magnetic gaze, evoking far-away lands. Today it’s his first day at University, and he’s angry. Maybe a bit upset. I’m late because of my mother, she forgot to wake me up. I can’t stand the alarm clock noise, so it’s her who wakes me up. It’ always been like this. He’s going to study Economics, but it seems that he’s not entirely sure of his choice. As if this were the only possible choice, and while he tells me his reasons, the impression I get is that he’s trying to convince himself. And that it’ll be a test. He has Syrian origins, his mother comes from there. I’ve been to Syria, before the war. It’s nothing like here. There, the problems young people have to face are much more serious than ours. And with this he changes his tune. At first I felt some immaturity, when we say goodbye I feel the opposite. He’s 19, the impression is that he’s in that borderland typical of his age: he’s neither an adult, nor a teenager. A bit of both. I’d have liked to study Psychology, but I didn’t feel up to doing it. I was afraid to be overwhelmed by the pain of others. I tell him that I believe this to be one of the main responsibilities of a good Psychotherapist, for which reason each of us has to go through supervision and a period of personal therapy. The goal is to understand one’s themes, one’s pain areas, to explore them and take care of them, in order to be there for ourselves and the others. And talking about this we find each other, I feel with clarity that he’s interested and curious. From his anger towards his mother who hadn’t woken him up, to this conversation. In 10 minutes, 10 years of maturity. I wave him goodbye, and while I go away I feel like I’ve given him an alternative.
14th Sep, 2015 | 257
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14th Sep, 2015 | 257
Lui è Olmo. Dai che ti becchi un viso famoso. Me lo dice suo fratello, che nel frattempo sparisce nel parcheggio. Suona il flauto e la tastiera in un gruppo genovese, gli Ex-Otago. Ma con questo non ci si campa. Ho studiato architettura, ora mi tocca trovare un lavoro. Mi colpisce il suo tono ti voce, non si sforza. Usa l'energia necessaria per essere comprensibile, niente di più. Ha qualcosa di curioso, ma allo stesso tempo mi trovo a domandarmi se mi stia prendendo sul serio. Mentre ci incontriamo ai mille all'ora, un clacson dal parcheggio ci distrae. Di nuovo suo fratello. Prima di andare gli chiedo di provare a definirsi a partire da uno degli scatti che gli ho fatto. E mi risponde così, di nuovo sussurrando ironicamente un sorriso da piccola peste: Bello, ammiccante e tenebroso. Lo saluto e rimango così, soddisfatto dello scatto, in contatto con la sua velocità e ironia.

This is Olmo. Hold on, you’ve found a famous face. This is his brother speaking, who then disappears in the parking lot. He plays the flute and the keyboards in a Genoese band, the Ex-Otago. But you can’t make a living out of this. I studied architecture, now I need to find a job. His tone of voice strikes me, he doesn’t exert himself. He uses the necessary energy to be understood, nothing more. There’s something curious about him, but at the same time I wonder if he’s taking me seriously. While we’re meeting at full blast, an horn from the parking lot distracts us. His brother again. Before leaving I ask him to try to define himself starting from one of the photos I’ve taken of him. And this is what he replies, again whispering and with the smile of a rascal: Handsome, cheeky and mysterious. I say goodbye, and I’m left like this: pleased with the picture, in touch with his speed and irony.
13th Sep, 2015 | 256
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13th Sep, 2015 | 256
Lei è Rekha. Sono in viaggio verso Savona. Noto una fila di pullman parcheggiati ordinatamente sotto un cavalcavia. Tra i pullman ci sono decine di uomini, donne e bambini: sembrano aspettare qualcosa. Mi fermo e decido di esplorare quella curiosa e inusuale atmosfera. Mi immergo nella folla, di solito qui c’è solo nebbia, grigiore e solitudine, mi colpisce trovarmi immerso e coinvolto in quei colori e volti. Così scopro che oggi ricorre un’importante festa Indù e che poco distante ci saranno le celebrazioni. È dedicata a Ganesha, la divinità che rimuove gli ostacoli. Viene invocata a scopo propiziatorio prima di iniziare qualsiasi tipo di attività. Infonde saggezza e forza spirituale. E la cosa mi piace. Tra numerosi nuovi volti noto lei. Ha un lungo vestito rosso: sembra una fiamma su tela bianca. Accetta timidamente, la sensazione è che sia una che si concede a piccole dosi. Ho in mente due parole: prudenza e delicatezza. Lentamente mi accorgo di stare con lei rispettando questo movimento energetico, e soprattutto di starci bene. Le chiedo il significato del punto rosso sulla fronte. Si tratta del Bindi, è una goccia. Indica la connessione con Dio, mi aiuta a mantenere tranquillo il cervello, e comunica il mio status di moglie. Un tuffo di pochi minuti tra voci, colori e occhiate curiose: mi allontano in contatto con una piacevole energia vibrante. Il viaggio in India mi sembra un po’ più vero.

This is Rekha. I’m on my way to Savona. I notice a row of buses carefully parked under an overpass. Between the buses there are tens of men, women and children: they seem to be waiting for something. I stop and decide to explore that curious and unusual environment. I delve into the crowd; usually here there’s only fog, dullness and loneliness, it’s striking to find myself immersed in and engaged by these colors and faces. And so I discover that today an important Hindu festival occurs, and its celebration will be held not distant from there. It’s dedicated to Ganesha, the god who removes obstacles. It’s prayed to as a propitiatory rite before embarking on any kind of activity. It inspires wisdom and spiritual strength. And I like it. Among countless new faces I notice her. She’s wearing a long red dress: she looks like a flame on a white canvas. She accepts shyly, the impression is that she’s one of those people who opens up in small doses. Two words come to my mind: caution and sensitivity. Slowly I realize that I’m following with her this energetic movement and, most of all, that it feels good. I ask her the meaning of the red dot on her forehead. It’s the Bindi, it’s a droplet. It represents my connection with God, it helps me to keep my brain calm, and conveys my wife’s status. A few minutes’ dive into voices, colors, and curious looks. I leave in touch with a pleasant vibrant energy: the journey to India looks a bit truer.
12th Sep, 2015 | 255
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12th Sep, 2015 | 255
Lui è Ruben. Una ragazza mi ha appena detto no. Era tanto tempo che non succedeva. L’ha motivato descrivendosi timida, diffidente, una persona che difficilmente si apre. In realtà raccontandomi questo l'aveva appena fatto. Mentre rifletto su questo aspetto incrocio una coppia. Stanno passeggiando, giocano l'uno con la mano dell'altro. Scelgo lui, ha un viso simpatico e accogliente. E mi sembra più incuriosito. Vive a Lugano, dove lavora nella ditta di famiglia in ambito edilizio. Non so perché ma mentre lo fotografo mi viene da chiedergli che sport pratichi. Un tempo hockey su ghiaccio. Era il tempo dell'età stupida. E così ho smesso. Mentre scrivo mi rendo conto che al di là di alcune cose legate al mio stare con lui, è soprattutto l'atmosfera che li avvolge come coppia a coinvolgermi e a farmi stare bene. Mi colpisce la genuinità e l’armonia che sembra legarli; mi accorgo di essere dispiaciuto per non poterli frequentare. Sono stato bene con loro. Ci salutiamo con la speranza di rivederci, magari in occasione della mostra che conto di realizzare entro fine anno. Non so da quanto tempo stiano insieme, ma l'impressione è che sia da molto.

This is Ruben. A girl has just rejected my request. After a long time. She explained her choice describing herself as a shy, wary person, who very seldom opens up to others. In fact, by telling me this that’s exactly what she did. While pondering on this I meet a couple. They are strolling, playing with each other’s hands. I choose him, he has a nice and welcoming face. And he looks more intrigued. He lives in Lugano, where he works in the family company in the construction business. I don’t know why, but while I’m photographing him I feel like asking him which sport he practices. In the past, ice hockey. When I was the stupid age. So I quit. Writing, I realize that, apart from some things related to me being with him, it’s mainly the atmosphere surrounding them as a couple that captivates me and makes me feel good. I’m struck by the sincerity and harmony that seem to bind them together; I realize I’m sorry that I can’t hang out with them. I felt good with them. We say goodbye, with the hope of seeing each other again, maybe at the exhibition I want to organize by the end of the year. I don’t know how long they’ve been together, but the impression is that it’s been a while.
11th Sep, 2015 | 254
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11th Sep, 2015 | 254
Lui è Ruggero. È in Via Pia, una via centrale e storica di Savona. Lo noto seduto all’interno dell’emporio di antiquariato, è seduto e sta completando un cruciverba. Rimango coinvolto e affascinato da ciò che racconta, da come lo racconta, dal manuale per l’interpretazione della simbologia internazionale, dagli oggetti che ci mostra con cura e passione. Nel silenzio luccicante di quella piccola stanza, si alza dalla poltroncina e sceglie un candelabro d’argento. Lentino agli occhi, scopriamo che quella che sembrava una superficie liscia in realtà porta incisi un’ancora, la lettera N e un leone passante. Il manuale rivela il significato: Birmingham, 1912, Argento. È lì che parte il mio viaggio nel tempo: quell’oggetto tra le mani, chissà quante mani avrà incontrato. Chissà su quante scrivanie si sia riposato. E di fronte a me scorre il tempo, il mio tempo: la Prima Guerra mondiale, la seconda, Churchill, il Té delle cinque, il buio di un temporale di metà secolo scorso. Mi rendo conto dell’immenso potere che gli oggetti hanno di presentificare il passato. Senza dimenticarmi di lui: …ho imparato questo mestiere a 40 anni. Prima lavoravo nello stesso campo ma come dipendente. Poi ho scelto di passare dall’altra parte. E ho imparato anche a restaurare. Gli chiedo quanto questa scelta gli abbia ridato energia. La sua risposta fa tremare gli argenti. Molto. Dentro a quelle 5 lettere credo ci sia un tuono. Guadagnavo molto di più, ora lavoro per sopravvivere ma il prezzo della libertà è immenso. Colleziona teiere e boccali inglesi, l’impressione è che il suo lavoro sia una splendida storia.

This is Ruggero. He’s in Via Pia, an historic street in the centre of Savona. I notice him sitting inside the Antique store, he’s sitting and doing crosswords. I’m captivated and fascinated by what he tells me, by how he tells me, by the interpretation manual of international symbolism, by the objects he shows us with care and passion. In the sparkling silence of that small room, he gets up from the armchair and chooses a silver candelabra. We discover that what seemed to be a smooth surface is in fact engraved and shows an anchor, the letter N and a lion. The manual reveals their meaning: Birmingham,1912, Silver. From there, my time travel begins: this object in my hands, who knows how many hands it has met. Who knows on how many desks it’s been placed. And in front of me time is flowing, my time: the First World War, the Second, Churchill, the 5 o'clock tea, the darkness of a thunderstorm in the mid-twentieth century. I realize what great power objects have to bring the past into the present. Not forgetting of him: I learnt this job when I was 40. Before, I worked in this field, but as an employee. Then I decided to cross to the other side. And I also learnt how to restore. I ask him how much this choice has given him new energy. His reply makes the silver tremble. A lot. I believe there’s a thunder inside those 4 letters. I used to earn much more, now I work to make ends meet, but the price of freedom is immense. He collects English teapots and tankards, the impression I get is that his job is a wonderful story.
10th Sep, 2015 | 253
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10th Sep, 2015 | 253
Lui è Ruggero. È in Via Pia, una via centrale e storica di Savona. Lo noto seduto all’interno dell’emporio di antiquariato, è seduto e sta completando un cruciverba. Rimango coinvolto e affascinato da ciò che racconta, da come lo racconta, dal manuale per l’interpretazione della simbologia internazionale, dagli oggetti che ci mostra con cura e passione. Nel silenzio luccicante di quella piccola stanza, si alza dalla poltroncina e sceglie un candelabro d’argento. Lentino agli occhi, scopriamo che quella che sembrava una superficie liscia in realtà porta incisi un’ancora, la lettera N e un leone passante. Il manuale rivela il significato: Birmingham, 1912, Argento. È lì che parte il mio viaggio nel tempo: quell’oggetto tra le mani, chissà quante mani avrà incontrato. Chissà su quante scrivanie si sia riposato. E di fronte a me scorre il tempo, il mio tempo: la Prima Guerra mondiale, la seconda, Churchill, il Té delle cinque, il buio di un temporale di metà secolo scorso. Mi rendo conto dell’immenso potere che gli oggetti hanno di presentificare il passato. Senza dimenticarmi di lui: …ho imparato questo mestiere a 40 anni. Prima lavoravo nello stesso campo ma come dipendente. Poi ho scelto di passare dall’altra parte. E ho imparato anche a restaurare. Gli chiedo quanto questa scelta gli abbia ridato energia. La sua risposta fa tremare gli argenti. Molto. Dentro a quelle 5 lettere credo ci sia un tuono. Guadagnavo molto di più, ora lavoro per sopravvivere ma il prezzo della libertà è immenso. Colleziona teiere e boccali inglesi, l’impressione è che il suo lavoro sia una splendida storia.

This is Ruggero. He’s in Via Pia, an historic street in the centre of Savona. I notice him sitting inside the Antique store, he’s sitting and doing crosswords. I’m captivated and fascinated by what he tells me, by how he tells me, by the interpretation manual of international symbolism, by the objects he shows us with care and passion. In the sparkling silence of that small room, he gets up from the armchair and chooses a silver candelabra. We discover that what seemed to be a smooth surface is in fact engraved and shows an anchor, the letter N and a lion. The manual reveals their meaning: Birmingham,1912, Silver. From there, my time travel begins: this object in my hands, who knows how many hands it has met. Who knows on how many desks it’s been placed. And in front of me time is flowing, my time: the First World War, the Second, Churchill, the 5 o'clock tea, the darkness of a thunderstorm in the mid-twentieth century. I realize what great power objects have to bring the past into the present. Not forgetting of him: I learnt this job when I was 40. Before, I worked in this field, but as an employee. Then I decided to cross to the other side. And I also learnt how to restore. I ask him how much this choice has given him new energy. His reply makes the silver tremble. A lot. I believe there’s a thunder inside those 4 letters. I used to earn much more, now I work to make ends meet, but the price of freedom is immense. He collects English teapots and tankards, the impression I get is that his job is a wonderful story.
9th Sep, 2015 | 252
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9th Sep, 2015 | 252
Lui è Dmitri. Short name: Dima. Vive a Riga, in Lettonia, dove lavora come web developer. Incuriosito da quelle zone dell’est gli chiedo come sia vivere là. E inizia un preciso monologo che durerà diversi minuti. Non siamo come qui. La gente a Riga per strada è spaventata, non si ferma neppure per dare indicazioni stradali. Si percepiscono ancora le tracce dell’URSS, le vecchie generazioni sono depresse soprattutto a causa loro. Gli chiedo in che modo lo siano e mi risponde che …vivono con il costante pensiero che gli altri siano migliori e che non si possa fare nulla per cambiare questa situazione. Ti puoi sforzare, ma la tua condizione non cambierà. Non c’è margine di miglioramento. Mentre scrivo sento un po’ di angoscia e un’intensa sensazione di soffocamento. Eppure lui è qui con me, si è aperto ad un estraneo e mi ha detto sì: è perché ho viaggiato, noi giovani abbiamo visto come si vive in Europa e vogliamo portare questa mentalità anche da noi. Vogliamo cambiare le cose. Per un attimo posso vedere l’Italia attraverso i suoi occhi, e mi sembra più bella. Qui avete il mare, le montagne, l’arte, il verde, il sole, l’energia, le persone sorridono e comunicano fra loro, avete case piene di storia. Là abbiamo il grigio e il freddo ereditato dall’URSS. È importante l’ambiente in cui vivi per la tua salute.

This is Dmitri. Short name: Dima. He lives in Riga, Latvia, where he works as a web developer. Curious about those eastern regions I ask him how life is there. And he starts a meticulous monologue that will last several minutes. We’re not like people here. In Riga people in the streets are scared, they don’t even stop to give directions. You can still feel traces left by the URSS, the old generations are depressed mainly because of them. I ask him in what ways they are, and he replies that …they live constantly thinking that others are better, and that nothing can be done to change things. You can try, but your condition won’t change. There’s no room for improvement. Writing, I feel a bit distressed, and a deep sense of suffocation. And yet he’s right here with me, he opened up to a stranger and accepted to be part of this project: It’s because I’ve travelled, young people have seen how you live in Europe, and we want to bring home this mentality. We want to change things. For a moment I can see Italy through his eyes, and it seems more beautiful. Here you have the sea, the mountains, art, green, the sun, energy, people smile and talk to each other, you have houses full of history. There we have the gray and the cold we inherited from the URSS. The environment you live in is important for your health.
8th Sep, 2015 | 251
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8th Sep, 2015 | 251
Lei è Francesca. Farà due anni in uno per poter iniziare prima Paleontologia a Bologna. Mi piace perché è un lavoro che permette di viaggiare, ma soprattutto perché spesso mi sono trovata a pensare a questi esseri mastodontici che esistevano molto prima di noi…erano molto più abili nel rispettare l’equilibrio e l’armonia del pianeta. Le chiedo da dove nasca questa passione e mi risponde che da bambina, quando ancora non sapeva leggere, obbligava i suoi genitori a leggerle enciclopedie di dinosauri e fossili. È mentre me lo racconta che mi accorgo del leggero tremolio che fa da sfondo alla sua voce. È un bel suono, non sa di insicurezza: deve avere altre origini. Insieme a questo, porto con me la sua energia, il suo entusiasmo e la chiara impressione che di lei ci si possa fidare. E per come la vedo io, è un’amichevole esploratrice. Ho lasciato il mio paese preferendo il collegio perché sento il bisogno costante di vedere cosa mi circonda. Stare negli stessi posti mi deprime.

This is Francesca. She’s going to study two years in one in order to start attending the Paleontology faculty in Bologna early. I like it because it’s a job that allows you to travel, but most importantly because often I’ve found myself thinking about these enormous creatures that existed a long time before us… they were much more able to respect the harmony and the balance of our planet. I ask her where this passion of hers comes from, and she tells me that, still a child and not yet able to read, she would force her parents to read to her encyclopedias about dinosaurs and fossils. And while she’s speaking I notice a slight trembling in the back of her voice. It’s a beautiful sound, it doesn’t feel like insecurity: it must have other origins. Together with this detail, I bring home with me her energy and her enthusiasm, and the clear impression that she’s one who can be trusted. As I see it, she’s a friendly explorer. I left my town and opted for a boarding school because I have the constant need to see what surrounds me. Living in the same places depresses me.
7th Sep, 2015 | 250
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7th Sep, 2015 | 250
Lei è Marta. La noto di profilo all’interno di un negozio, non capisco se è la commessa o una cliente. Dopo alcuni minuti la incontro di nuovo, stavolta spinge il passeggino in compagnia del compagno. Sono a Ovada. In queste zone dell’alessandrino rimango spesso colpito dall’allegria e dall’ironia con cui le persone si salutano. Sembrano tutti amici, felici di condividere il luogo di residenza, complici nella quotidianità. Sa di comunità. È così che vengo accolto da loro, ed è così che mi dice di sì. Mi racconta di aver lavorato come commessa presso l’outlet di Serravalle, prima di essere diventata mamma qualche mese fa: poi è arrivata lei…e vale ogni cosa, vale ogni scelta fatta in funzione di lei. E invece tuo marito cosa fa? Non è ancora mio marito…anche se una specie di richiesta me l’ha fatta. Lo dice così, alzando il tono di voce per far sì che anche lui senta, con tanta felicità e un tono di imbarazzo che le colora il volto.

This is Marta. I notice her from the side, in a shop. I can’t make out if she’s the shop assistant or a client. After a few minutes I meet her again, this time she’s pushing the stroller with her partner. Ovada. In this area near Alessandria I’m often struck by the cheerfulness and the irony shown by the people when they meet. They all seem to be friends, happy to share their place of living, accomplices in their daily routines. It feels like a community. It’s the way I’m welcomed by this couple, and the way she accepts. She tells me she used to work as a shop assistant in the Serravalle outlet, before becoming a mum a few months ago: and then she arrived…and she’s worth everything, every single choice I’ve made for her. And what does your husband do? He’s not my husband yet… although he’s made me a sort of proposal. She tells me raising her voice, so that he can hear her too, happy and with her face slightly blushing.
6th Sep, 2015 | 249
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6th Sep, 2015 | 249
Lei è Elise. La noto mentre passeggia in Via Garibaldi con il proprio compagno. È Domenica, sento la mancanza della mia compagna e decido di respirare un po’ di aria di coppia. Lui mi dice di no, ma io voglio fotografare lei. Che mi sorride e mi dice di sì. Gestiamo a Parigi appartamenti destinati a persone povere. Mi colpisce il suo elegante volto dai tratti dell’est, ha un portamento professionale e equilibrato. Ed è la parte di sé con cui decide di presentarsi. Sullo sfondo di ciò per tutto l’incontro sento sulla mia pelle lo sguardo infastidito del compagno. L’impressione è che quel no iniziale sia ancora presente, mi sento indesiderato, almeno da parte sua. In altri tempi mi avrebbe messo molto in difficoltà. Oggi chiedo semplicemente scusa. Glielo faccio notare gentilmente cercando un sorriso che non arriva. Peccato. Se ne accorge anche lei nonostante mi dica no problem. Un veloce ingresso da terzo incomodo. Ma magari aveva solo fame.

This is Elise. I notice her while she’s strolling down Via Garibaldi with her boyfriend. It’s Sunday, I miss my girlfriend and I decide to hang with a couple. He says no, but it’s her I want to photograph. She smiles and accepts. In Paris we manage apartments destined to the poor. I’m struck by her elegant face, with Eastern traits; she has a professional and balanced posture. And this is the part of her being that she decides to put forward. From the background, throughout the encounter, I can feel on my skin the annoyed gaze of her boyfriend. I gather that that initial ‘no’ is still lingering between us, I feel unwanted, at least by him. Some other time this could have caused me some serious problems. Today I simply say sorry. I tell him, waiting for a smile that doesn’t come. A pity. She notices it, too, despite saying no problem. A quick entrée as a third party. But maybe he was just hungry.
5th Sep, 2015 | 248
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5th Sep, 2015 | 248
Lei è Isabella. Quando scelgo senza sapere il perché si spalancano incontri particolari. La noto mentre attraversa via Garibaldi, mi colpiscono i suoi colori chiari e per niente trasparenti. Osservandola mi accorgo che riflette tutta la luce che in quel momento la colpisce. Accetta, ma ha pochi minuti. In realtà diventeranno molti di più. Sono finita a fare l’unico lavoro che non volevo fare. Contabilità. Ma ho una seconda vita. Noto subito l’eccitazione e la soddisfazione che accompagnano questa condivisione, sono curioso e affascinato dal tempo che si prende prima di svelarsi. Sembra stia valutando bene come aprirsi. E sono lì in attesa, col sorriso sulle labbra. Sono una angel life coach. Lavoro con gli angeli. Intuisco, ma le chiedo di approfondire raccontandole anche che da qualche giorno sono un po’ preoccupato. Nel mio passato c’è un momento buio, ma mi sono salvata grazie a questa possibilità. E ho deciso di offrire agli altri ciò che ho visto io. Così mi sono formata e ora sostengo persone in difficoltà anche attraverso il supporto degli angeli che ognuno di noi ha intorno a sé. Prima di lasciarla andare le chiedo cosa significhi lavorare con gli angeli, e la sua risposta è semplice ed esaustiva: significa lavorare nell’amore. La saluto, e mentre si allontana mi regala ancora un pezzo di sé: fai gli esami clinici, e in più, se ti va, in un momento di meditazione chiama l’Arcangelo Raffaele, o la luce verde smeraldo. Chiedigli ciò di cui hai bisogno per affrontare questo periodo. Oggi uscendo speravo di incontrare un medico. Incontro lei, angelica nei colori e nell’energia. Bene così.

This is Isabella. When I choose someone without knowing why, peculiar encounters await. I notice her while she’s crossing Via Garibaldi, I’m struck by her light colors, not at all transparent. Looking at her, I realize that she’s reflecting all the light shining on her at that moment. She accepts, but has only a few minutes to spare. In fact, she’ll spare a lot more. I ended up doing the only job I didn’t want to do. Accounting. But I have a second life. I immediately register the excitement and the satisfaction that come with this confession, I’m curious and fascinated by the time she takes before revealing herself. It seems that she’s considering how to open up. And I’m there, waiting, with a smile on my face. I’m an angel life coach. I work with angels. I think I know what she means, but I ask her to elaborate, also telling her that it’s a couple of days that I’ve been worrying about something. In my past there’s a dark moment, but I saved myself thanks to this possibility. And I decided to offer to the people what I saw. So I trained, and now I support people in need with the aid of the angels surrounding each of us. Before leaving, I ask her what it means to work with angels, and her answer is simple and thorough: it means to work in love. I say goodbye, and while she’s leaving she gives me another piece of herself: Do the medical tests and, if you want, in a moment of meditation, call for the Archangel Raphael, or the green-emerald light. Ask him what you need to face this moment of your life. Today, leaving the house, I hoped to meet a doctor. I met her, angelic in her colors and in her energy. Good.
4th Sep, 2015 | 247
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4th Sep, 2015 | 247
Lui è Antonio. Lo noto mentre rincorre e blocca un ladro. Credo fosse un tossico, avrà dovuto comprarsi la dose. Ma non credere che io sia un angelo. Ci sono passato, sono stato in galera due volte per 10 grammi d’erba. L’adrenalina è ancora forte, cammina velocemente e la sua voce rimbomba tra le pareti dei vicoli in zona quadrilatero romano. Stava andando nello studio dell’avvocato presso cui fa praticantato. Faccio anche l’educatore però. E questo mi ha insegnato tantissimo. Mi racconta di alcune difficoltà riscontrate con un ragazzo che comunicava solo attraverso la tastiera, e che poi è successo qualcosa. C’è un prima e un dopo, come sempre. Un giorno non sapevo proprio più cosa fare, come entrare in contatto con lui. Ho deciso di stargli vicino senza dire nulla. Aspettavo…aspettavo…ed è successo. Da quel momento tutto è cambiato. Si è alzato venendomi incontro fino ad abbracciarmi. Me lo dice e gli si rompe la voce. Commosso mi mostra la pelle d’oca sul braccio, e ci troviamo a ridere divertiti dalla commozione che ci sta unendo. Mio nonno mi diceva sempre: sei bello e triste.

This is Antonio. I notice him while he’s going after and stopping a robber. I think he was a junkie, he probably wanted to buy his fix. But don’t think me an angel. I’ve been there, I’ve been in jail twice for 10 grams of weed. Adrenaline is still kicking, he walks quickly and his voice echoes off the walls of the narrow streets of the quadrilatero romano. He was going to the lawyer’s study where he’s training. But I’m also an educator. And this has taught me a whole lot. He tells me about the complexity of dealing with a boy who communicated only through a keyboard, and that at one point something changed. There’s a before and an after, as always. One day I had no ideas left, I didn’t know how to reach him. I decided to simply stay with him without talking. I waited…and waited…and it happened. From then on, everything changed. He got up and came towards me, and then hugged me. He tells me, and his voice breaks. Moved, he shows me goose bumps on his arm, and we laugh at the deep emotion that we’re sharing. My grandpa would always tell me: you’re beautiful and sad.
3rd Sep, 2015 | 246
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3rd Sep, 2015 | 246
Lui è Simone. Di nuovo Genova, di nuovo San Lorenzo. Mi colpisce lo stile, morbido e accogliente con cui percorre una delle tante salite dei caruggi. Stava andando all’acquario, dove lavora con pinguini, lamantini e foche. Mi ha sempre affascinato quel mondo, il contatto con gli animali. Non addestriamo mammiferi per fare salti o acrobazie. A mio parere sono ridicoli. Li aiutiamo ad abituarsi alle visite mediche obbligatorie. In questo modo riduciamo al minimo esperienze traumatiche. Quando vedi che non oppongono resistenza e quindi attraverso un check up gli salvi la vita…ecco…questo è immenso e gratificante. Gli chiedo quando ha iniziato, e mi risponde partendo da distante: ho sempre lavorato con i bambini. Per me mammiferi e bambini sono simili: ci sono giorni sì e giorni no. In ogni caso loro lo percepiscono immediatamente. Magiche e indispensabili connessioni che la scienza chiama empatia. Appoggiandomi su queste, rimango coinvolto dal suo amore per Genova e per il lavoro che fa. Lo sento mentre si racconta, mentre con passo rilassato e danzante si dirige verso le sue vasche. Mi domando: chissà che bello dev’essere. E mi prende un po’ di sconforto.

This is Simone. Genoa again, San Lorenzo again. I’m struck by the way he climbs one of the many ascending caruggi, softly and comfortably. He was going to the Aquarium, where he works with penguins, sea cows and seals. I’ve always been fascinated by that world, in touch with animals. We don’t train mammals to jump or do acrobatic tricks. I found those things ridiculous. We help them get accustomed to the compulsory medical examinations. This way we minimize their traumatic experience. When you see that they don’t resist, and so thanks to a check-up you save their lives…well…that’s immense and gratifying. I ask him when he started this job, and he answers starting from the very beginning: I’ve always worked with children. To me, mammals and kids are similar: you have ‘yes’ days, and you have 'no’ days. In any case, they can immediately feel it. Magical and essential connections that science calls empathy. Supported by them, I find myself captivated by his love for Genoa and his job. I can feel it while he’s telling me about himself, while he’s going to his tanks at a relaxed and dancing pace. I tell myself: how nice it must be! And I’m left a bit crestfallen.
2nd Sep, 2015 | 245
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2nd Sep, 2015 | 245
Lui è Luca. Fa il postino e ha due braccialetti: su uno c’è scritto Brussels, sull’altro senza lavoro non c’è futuro. Sono regali dei suoi genitori. Mentre passeggiamo sotto i portici di via Paleopaca a Savona, è forte il senso del dovere che trapela fra le sue parole. Mi alzo tutte le mattine all 04:50, prendo il treno che mi porta a Mondovì e alle 16:30 torno indietro. Ho 22 anni, non posso permettermi di essere stanco. Mi colpisce la serietà con cui si racconta, in un attimo mi ritrovo a pensare a chissà quale traiettoria l’abbia portato sin qui. Una donna molto saggia alcuni giorni fa mi ha detto che le strade per arrivare alle persone sono infinite. E così torno al braccialetto: è quella la chiave per comprendere parte di quella sensazione iniziale. Mio papà è un dipendente della Tirreno Power, ormai in cassa integrazione. Non è proprio un bel periodo questo, forse anche per questo ho deciso di lasciare l’università e iniziare a lavorare. Mentre me lo dice lo immagino insieme con la sua famiglia intorno al tavolo, uniti alla ricerca della forza e del sostegno per affrontare insieme una sfida difficile. Sembra esserselo trascinato dietro quel ricordo, riaffiora tra un battito di ciglia e l’altro. Me ne vado e ho in testa questa frase: rimboccarsi le maniche. In qualche modo credo lo sappia fare bene.

This is Luca. He’s a postman and is wearing two bracelets: one reads Brussels, the other without job there’s no future. They’re gifts from his parents. While we walk under the porticos of Via Paleocapa the sense of duty that emanates from his word is strong. I wake up every morning at 4.50, I take the train to Mondovì and at 4.30 pm I come back home. I’m 22, I can’t afford to feel tired. I’m struck by the seriousness of his words, I find myself wondering what trajectory has brought him here. A very wise woman a few days ago told me that the roads that bring you to people are endless. And so I return to the bracelet: that’s the key to understand part of my first impression. My dad works for Tirreno Power, and is now receiving redundancy pay. It’s not a great time, and maybe that’s why I decided to leave university and start working. While he speaks I imagine him behind a table, with his family, united to find the strength and the support to face a difficult challenge together. It seems that this memory is still with him, it resurfaces between one blink of the eye and the other. I leave with this expression on my mind: to roll up one’s sleeves. Somehow I think he does it well.
1st Sep, 2015 | 244
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1st Sep, 2015 | 244
Lei e Sara. La noto di profilo, mentre scruta attenta tra gli scaffali della libreria. Sarà un incontro breve ma vibrante. Porta con sé un'intensa, magnetica e oscura energia: la indossa con fascino, così come il tubino nero. Alla fine sceglie il libro Introduzione alla Psicanalisi. E io scelgo lei, che per come la vedo è un breve trattato di oscurità e luce. Lavorava come cameriera, ora è incinta. Con lei, mi rendo conto di non respirare. È stato così mentre le raccontavo del progetto, è così mentre la saluto per andare via. Ripensandoci, sono stato un po’ come quando si entra in una stanza buia ma familiare. Senti che intorno a te ci sono molte cose ma non le riesci a vedere. Ne percepisci i contorni, la trama, i confini e in qualche modo ti basta quello. Anche al buio ci si può orientare. Il fascino magnetico del l'oscurità.

This is Sara. I notice her from the side, while she’s inspecting the library’s shelves. It will be a brief, but vibrant encounter. She carries with her an intense and magnetic dark energy: she wears it with charm, like she does the black sheath dress. Eventually she chooses Introduction to Psychoanalysis. And I choose her who, as I see it, is a brief essay on darkness and light. She used to work as a waitress, now she’s pregnant. With her, I realize don’t breathe. I didn’t when I was telling her about the project, and I don’t when I say goodbye and leave. To think about it, it’s been like when you enter a dark but familiar room. You sense that many things are surrounding you, but you can’t see them. You sense their outlines, their textures, their borders, and somehow that’s enough. Even in the darkness you can get your bearings. The magnetic appeal of darkness.
31st Aug, 2015 | 273
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31st Aug, 2015 | 273
Lui è Giorgio. Lo noto mentre si trascina verso una panchina. Ci frana sopra, tutto il peso del suo corpo e qualcosa di più finiscono su quella panchina. “…Hai notato il mio sguardo rilassato e triste?” Non mi ero accorto della tristezza, mi sembravi stanco. Aveva appena perso il pullman per Lione. “…Ma lo prendo come un segno del destino. A quest'ora sarei dovuto essere sul bus in viaggio per Lione. Averlo perso mi ha permesso di incontrare due amiche che non ero riuscito a salutare e te, questo folle e positivo incontro. Vado là per studiare storia.” Scherziamo come due amici e per un attimo una sfumatura di tristezza confonde l'eccitazione per la nuova avventura. “Mi mancherà Torino, mi mancheranno i miei amici.” Ci incontriamo nella magica e surreale via Roma, da poco trasformata in via pedonale. Le panchine qui incrociano vecchie linee stradali creando geometriche e inafferrabili texture. Se ci cammini, l’impressione è che sia una via delicatamente messa alla prova: non è stata stravolta, solo un po’ cambiata. Ci sono ancora i segni di ciò che era, ma c’è del nuovo. Una sperimentazione di nuove possibilità, senza rinunciare alla possibilità di ritornare indietro e trovare tutto com’era, ma con una esperienza vissuta in più. Somiglia a partire un anno per Lione, per l’India. E per qualsiasi altra città.

This is Giorgio. I notice him while he’s dragging himself towards a bench. There he collapses, the weight of his body and something else ending up on that bench. “…did you notice my look, relaxed and sad?” I hadn’t noticed the sadness, I thought he was tired. He had just lost the train to Lyon. “…but I take it as a sign of fate. At this very moment I should be travelling to Lyon. By losing it I was able to meet two friends who I couldn’t say goodbye to, and you, this crazy and positive encounter. I’m going there to study History.” We joke like old friends, and for a moment a touch of sadness mixes with the excitement for the new adventure. “I’m going to miss Turin, and my friends.” We meet in the magic and surreal Via Roma, freshly turned into a pedestrian area. Here the benches cross old street lines, creating geometric and elusive textures. If you walk on them you get the impression that it’s a street that’s delicately been put to the test: it hasn’t been altered, only slightly changed. There are still traces of what it used to be, but there’s something new, too. An experimentation of new possibilities, but without giving up the possibility to go back and find everything as it used to be, with just some more experience. It’s similar to leaving for Lyon for a year, or for India. And for any other city.
30th Aug, 2015 | 242
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30th Aug, 2015 | 242
Lei è Giulia. La noto in coda di fronte ai cancelli d’ingresso del festival musicale Todays. Stasera suonano gli Interpol, cerco qualcuno che possa rappresentarli. Lei e il ragazzo con cui si trova sembrano perfetti. Mi colpisce il suo stile, la sua pelle chiara e il fatto che in qualche modo il suo sguardo mi risulti inafferrabile: ha un leggero strabismo, leggero quanto basta da renderlo sfuggente e magnetico: ti guarda, ma non ne sei mai davvero sicuro. “…fino a poco fa lavoravo in un bar, ora non più.” Al di là dello sguardo rimango colpito e divertito dalla sua ironia intelligente e travolgente, l’impressione è che abbia imparato ad usarla in maniera pulita ed efficace. La sua pelle è cosparsa di tatuaggi colorati, così tanti che ha smesso di contarli. Ne ha uno sul braccio che mi incuriosisce: è una mela morsicata con scritto melanconica. “L'ho fatto perché è una splendida parola, la più bella parola italiana. Mi piace il suo suono.” Ma la sensazione è che ci sia qualcosa di più. Glielo dico e mi dice di sì. E mi trovo a pensare a quante volte l'ironia con cui incontriamo il mondo è spesso un’allegra modalità che ci permette di lasciare sullo sfondo qualcos’altro…forse proprio un po’ di melanconia.

This is Giulia. I notice her in the queue in front of the gates of Todays music festival. Tonight Interpol will be playing, I look for someone who could represent them. She and the guy she’s with look perfect. I’m struck by her style, her pale skin and the fact that somehow her gaze seems unreachable: she has a slight squint, slight enough to make it elusive and magnetic: she looks at you, but you’re never completely sure. “…I used to work in a bar, now I don’t anymore.” Beside her gaze, I’m struck and amused by her enthusiastic and intelligent irony, the impression is that she’s learned to use it in a clean and effective way. Her skin is scattered with colorful tattoos, so many that she’s stopped counting. I’m curious about one on her arm: a bitten apple with the word melancolica. “I did it because it’s a wonderful word, the most beautiful Italian word. I like how it sounds.” But I feel like there’s something more. I tell her, and she confirms. And I find myself thinking about how many times the irony we use to face the world is often a merry modality that allows us to leave something else in the background… maybe melancholy.
29th Aug, 2015 | 241
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29th Aug, 2015 | 241
Lei è Paula. La noto da lontano, mi colpisce tra la folla di persone che passeggiano fra le bancarelle della festa del paese. Accetta subito. Mi colpisce e tocca il modo con cui il compagno le si rivolge: le dà piccoli suggerimenti, non legati alla lingua, che sa benissimo. Fa qualcosa di diverso: la invita a raccontare qualcosa di sé, con il sorriso sulle labbra, e con gli occhi pieni d’amore. Come se dicesse: dai, fatti coraggio. È Brasiliana, vive in Italia da Novembre. E così, recuperato il coraggio, scopro che ama la fotografia e che spera di trasformare questa passione in un lavoro. “Amo fotografare paesaggi e matrimoni.” Le chiedo se anche lei senta la saudade tipica del suo popolo e mi risponde con un sorriso che non sono sicuro se la nasconde o la mostra che “sì, mi manca soprattutto el calos dea gente.” Queste parole ascoltate e ripetute sembrano sciogliersi in bocca. “Calos dea gente”. Rimane un piacevole e malinconico sapore, un ritmo bello e triste. Mi piace pensare che sia questa un po’ di saudade.

This is Paula. I notice her from afar, she stands out from the crowd of people strolling through the stands of the town’s festival. She accepts at once. I’m struck and touched by the way her boyfriend addresses her: he gives her little suggestions, not language-wise, she speaks fluently. He does something different: he encourages her to tell something about herself, with a smile on his face and the eyes full of love. As if saying: come on, chin up. She’s Brazilian, she’s been living in Italy since November. And so, picked up some courage, I find out that she loves photography and hopes to turn this passion into a job. “I love to photograph landscapes and weddings.” I ask her if she too feels the saudade typical of her people, and she answers with a smile, which I’m not sure whether it covers or rather shows it, that “yes, I particularly miss el calos dea gente.” These words, listened to and repeated, seem to melt in my mouth. “Calos dea gente”. A pleasant and melancholic aftertaste, a beautiful and sad rhythm. I like to consider it as saudade.
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Lui è Antonino. Mi colpisce il magnetismo vitreo del suo viso. Vive tra Torino e Milano, dove lavora come progettista di abiti evergreen. “Non mi piace essere definito stilista”. Ha appena vinto un concorso, ad ottobre i suoi abiti sfileranno fuori dall'Italia. “Sono un tipo timido, preferisco stare dietro le quinte e far sì che sia il mio lavoro a rappresentarmi.“ Con lui sento un clima di confidenza, in pochi minuti ci incontriamo rivelando l'uno all'altro alcune parti piuttosto private. Quando gli chiedo di raccontarmi il primo ricordo legato a questa sensibilità artistica interrompe il cammino, mi guarda e mi dice che “da bambino disegnavo con il pennarello figure umane. Poi le vestivo con le carte delle caramelle…chi era intorno a me tendeva ad ignorare questo mio aspetto, trattandomi come un bambino normale. È così che mi sono trovato solo. Ma quella solitudine mi ha salvato; ancora oggi a volte la ricerco”. Alcune cose vanno dette mentre tutto il resto è immobile. Provo molta tenerezza per quel bambino, che a tratti si nota ancora nell’entusiasmo con cui si racconta. E mi ritrovo ad osservarci per un istante da fuori: siamo lì, sconosciuti fra sconosciuti che scoprono di essere molto più simili di quanto sembri. E mi lascia con una frase che per me è un’enorme verità: “le cose che funzionano nascono sempre da grandi sofferenze.”

This is Antonino. I’m struck by the glass-like magnetism of his face. He lives in Turin and Milan, where he works as a developer of evergreen clothes. “…I don’t like it when they call me a stylist”. He’s just won a competition, in October his clothes will model outside Italy. “I’m shy, I’d rather be offstage and let my creations represent me.” With him I feel a confidential environment, in a few minutes we meet and reveal to one another some rather private things. When I ask him to tell me about his first encounter with this art he stops, looks at me and tells me that “when I was a child I would draw human figures with a marker. Then I would dress them in candy wrappers… those around me tended to ignore this side of me, treating me as a normal child. And so I found myself alone. But that loneliness saved me; sometimes I still search it.” Some things must be said while everything else stands still. I feel for that child, who at times resurfaces in the enthusiasm of his storytelling. And for a moment I look at us from the outside: we’re there, strangers among strangers who discover to be more alike than one would think. And he leaves me with a sentence that I consider a great truth: “what works always stems from great pains."
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Lei è Bernadette. Avevo in mente di andare a Savona ma cambio idea, ho la sensazione di potercela fare ancora qui. E noto lei mentre passeggia con altre due persone. Mi avvicino e capisco subito che non sono della zona, mi sento ascoltato e accolto in un attimo, non c'è sospetto o diffidenza. Poi scopro che vivono a Londra, che lei per anni ha preparato studenti per sostenere il test di ammissione a Cambridge, che scrive poesie e che sta lavorando al suo primo libro. Me lo dice ed esplode di gioia. Mentre scrivo ricordo quel momento, e non posso fare a meno di sorridere. Emana un'atmosfera di pace e serenità, anche se mi dice di essere una persona cauta. “È stata una bella sorpresa. Pensavamo ad una solita e ordinaria giornata. E poi spunti tu dal nulla.” From nowhere, come ha detto lei. Tra una correzione e l’altra di piccole espressioni inglesi, chiacchieriamo di Marina Abrahmović, di Kurt Cobain, della maledizione dei 27 e della strana evoluzione che sta incontrando l’arte. E della cautela, di quanto le polarità di questa esperienza possano essere inefficaci, in un senso e nell’altro. ”Una volta ho frequentato un corso per diventare counsellor. Poi mi capitava di empatizzare troppo con le tematiche portate in gruppo, e non ce l’ho fatta. Forse non ero pronta.” Mi aspettavo un incontro ordinario e poi trovo Londra tra i carruggi di Calizzano.

This is Bernadette. I set to go to Savona, but I change my mind, I feel I’ll be able to do it here. And I notice her, while she’s walking with other two people. I approach them, and immediately I realize they’re not from here, I feel listened to and welcomed at once, no suspects or diffidence. I then find out that they live in London, that for years she’s prepared students to sit the admission test to Cambridge, that she writes poems and that she’s working on her first book. She tells me, and bursts with joy. As I’m writing I remember that moment, and I can’t help smiling. She emanates an air of peace and serenity, even if she tells me she’s a wary person. “…It’s been a pleasant surprise. We were expecting an ordinary day, and here you come, from nowhere.” With corrections here and there of small English expressions we chat about Marina Abrahmovic, Kurt Kobain, the curse of 27 and the strange evolution of art. And about caution, of how the two polarities of this experience might be ineffective, in both senses. “Once I attended a course to become a Counselor. But it turned out I empathized too much with the themes discussed in the group, and I couldn’t bear it. Maybe I wasn’t ready.” I was expecting an ordinary encounter, but then I met London among Calizzano’s carruggi.
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Lei è Lorena. La noto a fine giornata, mentre arrotola decine di metri di uno strumento simile a un aspirapolvere dal distributore di benzina presso cui lavora. Mi colpisce il suo sguardo duro, sembra molto seria e concentrata. Forse un po’ arrabbiata. E poi…e poi da quando mi avvicino per raccontarle il progetto a quando me ne vado ride. Ride mentre la fotografo. Ride mentre passa il suo ex, gestore del distributore di benzina. Ride mentre mi racconta che, anche se credevo di sì, non è una mamma. “Questo non è il mio unico lavoro, sono impiegata presso una ditta di pulizie. L'espressione che ti ha colpito in realtà era stanchezza. Ma non solo, quando sono stanca rido. E dico un sacco di cavolate.“ Non posso fare a meno di dirle quanto dev’essere divertente per chi le sta vicino.

This is Lorena. I notice her at the end of the day, while she’s rolling up tens of meters of a hoover-like instrument at the gas station where she works. I’m struck by her hard gaze, she seems very serious and concentrated. Maybe a bit angry. And then… starting when I approach her to tell her about the project, until I leave, she laughs. She laughs when I photograph her. She laughs when her ex passes by, he’s the supervisor at the gas station. She laughs when she tells me that no, she’s not a mother, even if I thought so. “This is not my only job, I also work at a cleaning company. The expression that struck you was in fact tiredness. And there’s more, when I’m tired I laugh. And say a lot of stupid things.” I can’t help but telling her how fun it must be for those around her.
25th Aug, 2015 | 237
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25th Aug, 2015 | 237
Lui è Manuel. Di nuovo Imperia, di nuovo fuori sede. Dovrei iniziare a raccogliere le connessioni tra gli incontri. A volte città, a volte visi. Altre volte storie. Lui lo incrocio in via San Lorenzo a Genova, passeggia con la compagna di fronte alla maestosa e segmentata cattedrale. Mi colpiscono i suoi piccoli occhi verdi e vicini. Studia architettura e come dice lui con tanta soddisfazione, in una quarantina di giorni dovrebbe laurearsi. Mi racconta di trovarsi a Genova in cerca di una casa da affittare: “sai, ho trovato un mezzo lavoro e sto pensando di trasferirmi qui". E questo mi riporta ai miei traslochi ai tempi dell’Università: 6 alloggi in 7 anni. Ogni appartamento nuovo sembrava essere più ostile del precedente. Poi mi accorgevo che in realtà andava bene così: il nuovo rimane ostile e strano finché non ti permetti di sentirlo tuo. E ti accorgi di volergli bene in breve tempo. “Anche qui in Liguria siamo egocentrici. Solo che lo sappiamo nascondere bene.”

This is Manuel. Imperia again, again a student far from home. I should start recording the connections between the encounters. At times it’s the cities, others it’s the faces. Some others it’s the stories. I meet him in Via San Lorenzo in Genoa, walking with his girlfriend opposite the majestic and segmented cathedral. I’m struck by his green eyes, small and near. He studies Architecture and, as he tells me proudly, he should graduate in 40ish days. He explains that he’s in Genoa to find a house to rent: “you know, I’ve found some sort of job and I’m thinking to move here.” And this brings me back to my relocations when I was at University: 6 houses in 7 years. Each new apartment seemed to be more hostile than the other. Then I would realize that that’s ok, that what’s new is strange and hostile until you allow yourself to feel it like your own. And in a short time you realize that you care for it. “We too are self-centered here in Liguria. It’s just that we know how to hide it well."
24th Aug, 2015 | 236
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24th Aug, 2015 | 236
Lui è Makan. Da diverso tempo un gruppo di profughi ospitati nella struttura del paese trascorre le giornate seduti sotto un nocciolo dalle foglie bordeaux. Oggi noto lui. Ha le cuffie, come gli altri, ma mentre mi avvicino nasconde il proprio volto sotto il cappuccio della felpa. Ridendo timidamente ed evitando di guardarmi mi dice “no, oggi ho le ciabatte.” Gli spiego che non importa, che per il genere di foto che faccio io, avere le ciabatte o le scarpe di Prada non fa alcuna differenza. Parla solo francese e accetta, il suo sì mi arriva grazie a un suo amico che sta imparando l'italiano. Viene dal Mali, dove lavorava come commerciante in ambito ortofrutticolo. Sono lì, pronto per fotografarlo, quando si volta verso l’amico…iniziano a discutere e inizio a pensare che magari sta cambiando idea. Si sta facendo buio e in lontananza si sente un temporale. E mentre mi trovo bloccato fuori da quella discussione il suo amico gli si avvicina, gli apre leggermente la cerniera della felpa, gli sposta le cuffie e gli fa cenno che ok, così può andare. Voleva solo essere più pronto per la foto. Ci incontriamo così, nel freddo anticipo di una giornata autunnale che presto arriverà. Per me è ancora tempo di t-shirt, lui in più ha la felpa. E trema di freddo.

This is Makan. It’s been a while that the group of refugees hosted in the town’s facility spend their days sitting under a burgundy-leaved hazel tree. Today I notice him. He’s wearing headphones, like the others, but when I approach him he hides his face under the hoodie. Laughing shyly and avoiding to look at me in the eyes he tells me “no, today I’m wearing slippers”. I tell him it doesn’t matter, that for the kind of pictures I take it makes no difference if you’re wearing slippers or Prada shoes. He only speaks French, and accepts. His yes comes from his friend who’s learning Italian. He’s from Mali, where he used to work as a merchant of fruit and vegetables. I’m there, ready to take a picture, and he turns to his friend… they start talking, and I begin to think that maybe he’s changed his mind, it’s getting dark and a storm can be heard from afar. And while I find myself blocked out of that discussion his friend comes near him, slightly opens the zip of his sweater, moves his headphones and nods, that’s it. He just wanted to prepare for the photo. We meet like this, in the cold anticipation of an Autumn day that soon will come. For me it’s still time for a t-shirt, he also has a sweater. And he’s shivering with cold.
23rd Aug, 2015 | 235
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23rd Aug, 2015 | 235
Lei è Daniela. Mi colpisce il caschetto nero, la frangia scura che le copre gran parte del viso. Quasi non volesse esporlo del tutto, o avesse deciso di mostrare solo l’essenziale. È con la sua bimba, che ha due enormi e allegri occhi verdi. Lavora come tecnica di radiologia in ospedale, oggi è il giorno libero e lo passa qui per festeggiare il compleanno di un’amica. ”A volte arrivano persone arrabbiate e scontrose, lì proprio non riesco a empatizzare. Altre volte invece sono calorosa e mi piace metterli a proprio agio". Dopo alcuni minuti mi accorgo di fare molte domande ottenendo risposte particolari, risposte che mostrano l’essenziale. Sono domande che non accendono altre domande. Come un po’ di tempo fa. E così mi sguscia via, iniziandomi a raccontare di un’amica e collega…mi parla di lei…quasi non volesse esporsi troppo. O forse aveva solo fretta e voglia di tornare a spingere la propria bimba sull’altalena.

This is Daniela. I’m struck by her black bob, the dark fringe covering most of her face. As if she doesn’t want to expose it all, or rather decide to show just the essential. She’s with her daughter, who has huge and happy green eyes. She works as a radiology technician at the hospital, today is her free day and she’s here to celebrate a friend’s birthday. “Sometimes at work we get angry and rude people, in which cases I just can’t empathize. Other times I’m warm, and I like to make them feel comfortable.” After a few minutes I realize I’m asking a lot of questions and getting peculiar answers, answers that only show what’s essential. They’re questions that don’t generate other questions. As it used to be. And so she slips away, telling me about a friend and colleague of hers… she talks about her… as if she doesn’t want to expose herself too much. Or maybe she was just in a hurry and wanted to resume pushing her daughter on the seesaw.
22nd Aug, 2015 | 234
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22nd Aug, 2015 | 234
Lui è Andrea. Mi colpisce lo sguardo cupo e penetrante, sembra arrivare da lontano diretto verso qualche città. Mi ricorda un mio formatore. Noto uno zaino verde sulle spalle, lo immagino artista di strada, oppure pescatore di ritorno dal mare. Glielo dico e mi risponde divertito che lì dentro ci sono i teli da mare e il pallone di sua figlia. Vive a Modena e lavora come informatico e web designer: ”sono un blogger di vecchia data. Alcuni anni fa insieme ad amici abbiamo aperto il blog who killed bambi: una raccolta di progetti che indagano la morte, il sangue e gli scheletri.” La cosa curiosa è che questo blog lo conoscevo. “Non nutro un amore particolare per la morte, il sangue o gli scheletri, ma apprezzo i progetti artistici provocatori…e sì, mi interessa il modo in cui queste tematiche vengono percepite e rappresentate dalle menti creative contemporanee.” A distanza di giorni, rimane ben definita in me la sensazione di aver incontrato un uomo preparato con molti interessi e attitudini, in grado di ottenere eccellenti risultati nei progetti in cui investe. Vienimi a trovare, Modena ha un sacco di cose interessanti.”

This is Andrea. I’m struck by his dark and piercing gaze, he seems to be coming from afar, and going to some city. He reminds me of a trainer of mine. I notice a green rucksack on his shoulders, I imagine him as a street artist, or maybe a fisherman returning from the sea. I tell him and amused he explains that inside the rucksack there are his daughter’s ball and beach towels. He lives in Modena and works as IT expert and web designer. “I’m a longtime blogger. Some years ago with some friends I opened the blog ‘who killed bambi’: a collection of projects investigating death, blood and skeletons.” Curiously, I knew the blog. “I don’t particularly love death, blood, or skeletons, but I appreciate edgy artistic projects… and yes, I’m interested in the way these themes are perceived and depicted by today’s creative minds”. Days after I still feel with clarity to have met a knowledgeable person, one with many interests and inclinations, able to achieve excellent results in the projects he invests in. “Come over, Modena offers lots of interesting things”.
21st Aug, 2015 | 233
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21st Aug, 2015 | 233
Lei è Laura. Nella vita fa la fisioterapista e si è sposata qualche mese fa. Mi colpiscono le sue lentiggini, sta passeggiando con la figlia, il marito e alcuni amici sotto i Platani e mi sembra perfetta per quel momento. Scopro che in giro si parla molto del suo abito da sposa, e decido di farmi raccontare qualcosa di più rispetto a quel giorno. “…Avevo una corona di fiori in testa fatta di gipsofila, ortensie e edere…poi un bouquet, sempre di Ortensie, e un vestito semplice semplice, bianco e fresco.” La sua bimba è piuttosto grande, intuisco che dev’essere stata presente al matrimonio. Le chiedo di nuovo di quel giorno e lei sorridendo mi dice di non aver termini di paragone, ma di aver vissuto tutto amplificato: tutto più. La sensazione con lei è che quella freschezza e semplicità che l’hanno contraddistinta da Sposa siano due suoi aspetti peculiari che la accompagnano anche ora. Dall’inizio alla fine dell’incontro non ha smesso di guardarmi sorridendo.

This is Laura. She works as a physiotherapist and got married a few months ago. I’m struck by her freckles, she’s walking with her daughter, her husband and some friends under the Sycamores, and she looks perfect for that moment. I find out that there’s been a lot of talk going on about her bridal gown, and I decide to ask her some more about that day. “…I was wearing a flower wreath of gypsophilas, hydrangeas and ivies… I had a bouquet, also of hydrangeas, and a very simple dress, white and floaty.” Her daughter is not a baby, I gather that she must have been present at the wedding. I ask her again about that day, and smiling she tells me that she hasn’t got any terms of comparison, and that all was heightened: “all was more”. I get the impression that the freshness and simplicity of her Bride’s day are two peculiar aspects of her being. From the beginning to the end of this encounter she hasn’t stopped smiling at me for a moment.
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Lei è Lina. La noto mentre si alza dal tavolo del ristorante. Ha appena finito di mangiare, sulla tovaglia ci sono gli avanzi di chi ha concluso il pasto da poco e lei lo riordina. Prende la bottiglia e lentamente la sposta verso il centro, poi accoppia i due tovaglioli stropicciati lasciati ai lati opposti del tavolo. Ogni cosa al suo posto, nel mezzo. Quel tovagliolo, lì in disparte, da solo dopo aver compiuto il proprio dovere proprio non le piaceva. Ha 92 anni, è brillante e piena di energia. Le spiego del progetto e prontamente mi risponde “…che bello, oggi hai scelto me! Il mio nome è Lina, diminutivo di Carolina, ma pochi anni fa ho scoperto di avere anche un altro nome: Serafina. Come l’Arcangelo. Sono nata in un paese qui vicino, ma a 11 mesi mio papà è morto. Mia mamma non ce la faceva a crescerci tutti, così a due anni sono stata adottata. È stata la mia fortuna sai?” Me lo dice sorridendo con uno sguardo birichino che sembra aggiungere alle parole l’importanza di un pericolo scampato. “Alcuni anni fa mi hanno portata nella casa di riposo. Ma non faceva per me e me ne sono andata. Se fossi rimasta lì oggi non sarei qui.” Le credo. “A volte ci torno in quella casa di riposo, ma per fare compagnia agli anziani che vivono lì.”

This is Lina. I notice her when she gets up from the table at the restaurant. She’s just finished her meal, on the tablecloth there are remains of food and she’s tiding it up. She takes the bottle and slowly moves it towards the centre, then she pairs up two crumpled napkins left on the opposite sides of the table. Every thing at its place, in the middle. That napkin, left aside, alone after fulfilling its duties, she just didn’t like it. She’s 92, she’s sharp and full of energy. I tell her about the project and she promptly replies “…how nice, today you chose me! My name is Lina, short for Carolina, but a few years ago I discovered I had another name, too: Serafina. Like the Archangel. I was born in a village nearby, but my father died when I was 11 months old. My mum couldn’t raise all of us, so when I was 2 I was adopted. It’s been the best thing that could have happened, you know?” She tells me smiling, with a naughty look in her eyes that seems to add the importance of a lucky escape. “Some years ago they took me to the rest house. But it wasn’t for me, so I left. If I hadn’t, today I wouldn’t be here.” I believe her. “.Sometimes I go back to that rest house, to keep company to the old people living there.”
19th Aug, 2015 | 231
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19th Aug, 2015 | 231
Lei è Rossella. Nella vita fa la pittrice. È forte il magnetismo che sento verso di lei. Un anno fa ha cambiato vita, lavoro, fidanzato e taglio di capelli. Per come lo dice, non immaginiamo che da quest’ultimo dettaglio si svilupperà tutto l’incontro. Ma è presto ora. Ha anche fatto il primo tatuaggio. Mi colpisce soprattutto il discorso sui capelli, tanto che le rimando il significato psicologico ed espressivo del gesto, non esclusivamente femminile. E mi viene in mente l’autolesionismo di chi si taglia: espressione di una sofferenza più profonda. Stiamo andando verso il suo laboratorio. Una volta entrati, mi colpiscono due ali appese ai muri e un quadro: due preti su sfondo nero si stanno baciando. Non è un bacio rubato, sussurrato, ma un bacio pieno di passione, foga e potenza. “…incontro spesso due tematiche nella vita: la morte e la religione. Non sono religiosa, mi sono sbattezzata. Da bambina quando ho scoperto che un giorno sarei morta sono scoppiata a piangere. Lo ricordo bene. Era un pianto fatto in solitudine.” E ritorniamo a quel dettaglio, ai tagli. “…prima non te l’ho detto. In passato mi tagliavo. Questo tatuaggio copre le ferite. Ferite che sanno di rabbia. È una lanterna che illumina il bosco. Sta a indicare la luce fuori dal tunnel. Ne sono uscita, è da un po’ che non lo faccio. È brutto dirlo ma in quei momenti mi vivo”. Non lo trovo brutto, lo trovo doloroso. A volte la sofferenza è così profonda e negata che l’unico modo per sedarla è provocarsi dolore. Me ne vado coinvolto e toccato dalla sua forza e dal suo sorriso luminoso che a volte lascia spazio a qualcosa di più cupo. Le chiedo il permesso di scriverne, assicurandole delicatezza. La sua risposta è tremendamente vera e altrettanto sincera. “Scrivi come credi, i tagli non hanno nulla di delicato.”

This is Rossella. She’s a Painter. I feel a strong magnetism towards her. A year ago she changed her life, job, boyfriend and haircut. Given the way she tells me about it, we can’t imagine that our encounter will be shaped by this last detail. But soon it’s time. She has also just got her first tattoo. I’m particularly struck by the hair thing, so much that I talk about the psychological and expressive meaning of the gesture, which is not exclusively feminine. And I think about the self-destruction of the people cutting themselves: it’s the expression of a deeper pain. We are going to her lab. Inside, I’m struck by two wings hanging from the walls and a painting: two priests on a black background kissing each other. It’s not a stolen kiss, a whispered kiss, it’s full of passion, rush and strength. “…I often encounter two themes in life: death and religion. I’m not religious, I renounced my christening. As a child, when I was told that one day I would die I burst into tears. I remember it well. It was weeping in loneliness.” And we return to that detail, the cuttings. “…I didn’t tell you before. In the past I used to cut myself. This tattoo covers the wounds. Wounds that taste of rage. It’s a lantern lighting up the forest. It represents the light at the end of a tunnel. I’m out, I haven’t done it for a while. It’s bad to say, but in those moments I live myself.” I don’t find it bad, I find it painful. Sometimes the pain is so deep and denied that the only way to sedate it is to hurt oneself. I leave captivated and touched by her strength and her bright smile that sometimes leaves room to something darker. I ask for her permission to write about it, assuring her it will be handled with delicacy. Her answer is terribly true and just as sincere: “Write as you wish, cuttings have nothing delicate about them."
18th Aug, 2015 | 230
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18th Aug, 2015 | 230
Lui è Marco. Sono stanco, ho la febbre e 1300 km sulle spalle. Così decido di rimanere in zona. Lo noto da distante, è al centro della piazza. Mi colpisce il suo modo di camminare, ha le gambe lunghe e magre, sembra trovare il proprio equilibrio sulle estremità esterne dei piedi. Sta finendo il liceo e ha una passione che sembra già un lavoro: film-maker. Lo invidio un po’, in passato mi sono avvicinato diverse volte a questa possibilità, ma l’ho sempre accantonata. Avevo la sua età quando mi regalarono la mia prima videocamera. Osservando la propria fotografia, si accorge del proprio viso malizioso, ma con lui sento solo genuinità e tanto entusiasmo. Frequenta la stessa scuola che frequentavo io e sua madre è stata una mia insegnate. Mi colpisce sentirla in alcune tonalità e nei ritmi del suo parlare. E in un attimo mi ritrovo là, in classe, in contatto con la costante e ansiosa nostalgia che provo quando ripenso a quella fase della mia vita. Nel mio futuro ci sono due possibilità: una strada mi porta a Bolzano a studiare per diventare Documentarista. E poi c’è l’alternativa più estrema: Londra.

This is Marco. I’m tired, I have a fever and 1.300 km behind me. So I decide to remain nearby. I notice him from afar, he’s in the middle of the square. I’m struck by the way he walks: he has long thin legs and he seems to find his balance on the external ends of his feet. He’s finishing high school and has a passion that already sounds like a job: film-making. I’m a little jealous, in the past I’ve considered this possibility several times, but always dismissed it. I was his age when I was given my first video camera. Looking at his picture he notices his naughty smile, but with him I only feel authenticity and great enthusiasm. He goes to the same school as I did, his mother used to be one of my teachers. It’s striking that I can hear her in his tones and rhythms. And I’m immediately there, in class, in touch with the constant and anxious nostalgia I feel when I think about that phase of my life. In my future there are two possibilities: one road takes me to Bolzano to study to become a Documentary film-maker. And then there’s the most extreme alternative: London.
17th Aug, 2015 | 229
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17th Aug, 2015 | 229
Lui è Ionica. Anche lui è un camionista e anche lui è seduto nella cabina sorseggiare una birra, ma a differenza dello stranger di qualche giorno fa non parla inglese. Per niente. Passiamo subito ai gesti e con un sorriso mi fa capire che sì, per lui è ok essere fotografato. È rumeno, in viaggio verso casa. È partito dal Portogallo. Quando gli chiedo da quanti anni viva questa vita, cerca di dirmelo in inglese, ma non trova il numero giusto. Così a fatica si china sulle proprie gambe e con il tondo indice della mano destra traccia sulla calce bianca dell’asfalto un faticoso 18. Poteva mimarlo, mostrarmi prima un dito poi otto, dirmi one e poi eight, ma ha scelto quel modo. E a pensarci bene, rende maggiormente l’idea della fatica, della voglia di fermarsi un po’. 18 anni. Chissà quanti km. Non gliel’ho chiesto, credo avrebbe tracciato per troppi metri la linea bianca.

This is Ionica. He too is a truck driver, and he too is sitting in the cabin drinking a beer. But unlike the stranger of some days ago he doesn’t speak English. At all. We immediately start talking with gestures and with a smile he tells me that yes, he’s ok with being photographed. He’s Romanian, on his way back home. He’s coming from Portugal. When I ask him how many years he’s been living this life he tries to answer in English, but he can’t find the right number. So, with difficulty, he squats down and with the round index of his right hand he traces an arduous 18 in the white lime on the concrete. He could have mimicked it, shown me one finger and then eight, told me one and then eight, but he chose this way. And, thinking about it, it does convey the idea of being tired, and wanting to rest for a while. 18 years. I wonder how many km. I didn’t ask him, I believe he would have traced the white line for too many meters.
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Lui è Holger. Oggi ci sono così tante persone che il terreno si solleva, formando nuvole di sabbia. Mi bruciano gli occhi, è l’ultimo giorno qui, mi guardo intorno pensando agli incontri passati…ehi, mi spingi fino alla spiaggia? La voce arriva da sinistra, mi volto e noto lui sulla sedia a rotelle, patatine e ketchup, decine di braccialetti al braccio. Accetto, e mentre mi racconta di essere tedesco, autistico e borderline, parole sue, decido di chiedergli di essere il mio stranger. Accetta anche lui. Io aiuto te, tu aiuti me. Così scopro che vive in un’isola dell’Oceano Atlantico oltre il Portogallo, che da Maggio sta partecipando a diversi festival musicali, partendo dalla Spagna passando per la Francia, l’Olanda, il Belgio e la Turchia. La settimana prossima non mancherà al secondo festival ungherese; tutti quei braccialetti sono i suoi pass che racconteranno la sua estate. E no, la sedia a rotelle non è definitiva. Si è strappato un muscolo e in un qualche modo, a me sconosciuto, è riuscito ad ottenerla. Me ne vado confuso e sbalordito. Come quando provi a comprendere qualcosa di inaspettato che ti finisce addosso. L’impressione è che abbia dovuto combattere qualche battaglia nella vita; la sabbia, la confusione e le difficoltà di comunicazione non mi hanno permesso di rimanere abbastanza per comprendere.

This is Holger. Today there are so many people that the soil is being whipped up in clouds of sand. My eyes burn, it’s my last day here and I look around thinking about my past encounters…hey, could you push me to the beach? The voice comes from my left, I turn and see him, sitting on a wheelchair, chips and ketchup, with lots of bracelets on his arm. I accept, and while he tells me he’s German, autistic and borderline, his words, I decide to ask him to be my stranger. He accepts as well. I help you, you help me. So I find out that he lives on an island in the Atlantic Ocean beyond Portugal, that since May he’s been going to different music festivals, starting from Spain, then going to France, the Netherlands, Belgium and Turkey. Next week he won’t miss his second Hungarian festival; all those bracelets are his passes, the story of his summer. And no, the wheelchair is not permanent. He torn a muscle and in some mysterious way he was able to get it. I leave confused and dumbfounded. Like when you try to understand something unexpected that fell upon you. The impression is that he’s had to fight some battles in his life; because of the sand, the confusion and the difficulties to communicate I couldn’t stay long enough to understand.
15th Aug, 2015 | 227
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15th Aug, 2015 | 227
Lei è Dahlia. La noto all’interno di una delle bancarelle che costeggiano la strada che porta verso la zona tibetana dove ieri ho incontrato Sebastian. Se avessi dovuto descrivere un volto che speravo di incontrare in questa trasferta, avrei descritto qualcosa di simile al suo. È egiziana, vive a Il Cairo. È la prima volta che incontro una ragazza egiziana. Ne sono immediatamente affascinato. C’è una ragazza con lei, spesso prende parola per parlarmi di lei. È così che scopro di aver incontrato una sognatrice. Ho un quaderno su cui scrivo i miei sogni. Ne ho tantissimi, ma alla fine non li porto a termine. Le dico che la cosa mi è familiare, che proprio ieri mi sono confrontato su questo con lo stranger che l’ha preceduta. E così prendo in prestito alcune parole di Sebastian. Quando le chiedo del suo ultimo sogno, mi racconta vorrei aprire un Food-track e portare la mia cucina per le strade de Il Cairo. Ho già in mente il design. A settembre inizierà l’avventura in un ristorante, per poi provare sul serio a realizzare questo suo sogno. Mentre me ne parla, sento l’energia che sostiene il sogno, ma anche la razionalità che sorregge il progetto: le credo, mi aspetto di sentirla fra qualche mese con ottime notizie. Al di là di questo, mi tocca e sorprende il modo con cui la sua amica si riferisce a lei nel descriverla: sembra prendersene cura, in una modalità che sa di protezione e ammirazione. Quasi fosse un prezioso fiore. Solo dopo mi accorgo della connessione: si chiama Dahlia, un’altra volta il destino nel nome.

This is Dahlia. I notice her in one of the stands down the street that leads to the Tibetan neighborhood where yesterday I met Sebastian. If I had to describe the face I was hoping to meet in this journey, I would have described one that pretty much looked like hers. She’s Egyptian, and lives in Cairo. It’s the first time I meet an Egyptian girl. I’m immediately fascinated by her. There’s another girl with her, who often takes over to tell me about her friend. So I discover that I met a dreamer: I’ve got a notebook where I write down my dreams. I’ve got plenty, but in the end I don’t fulfill any of them. I tell her that this sounds very familiar, and that just yesterday I talked about this with another stranger. So I borrow some of Sebastian’s words. When I ask her about her latest dream she tells me: I’d like to open a food-truck and bring my cooking to the streets of Cairo. I already know what the design would be like. In September she’ll start the adventure at a restaurant, then she’ll try to fulfill her dream. While she talks I can sense the energy behind her dream, but also the rationality of the project: I believe her, I expect to hear from her in a few months, with great news. Besides this, I’m touched and surprised by how her friend describes her: she seems to take care of her, in a way that reminds me of protection and admiration. As if she was a precious flower. Only later I notice the connection: her name is Dahlia, another time, one’s fate in one’s name.
14th Aug, 2015 | 226
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14th Aug, 2015 | 226
Lui è Sebastian. Ha 21 anni, vive ad Amsterdam e dopo la scuola è partito: sono stato in Australia, Indonesia e Cina. L’ho fatto per dare un’occhiata fuori dalla scatola. In contatto con lui, mi sento osservato con curiosità e interesse, aveva appena finito una sessione di massaggi tibetani. Ha un tono di voce basso e accogliente, il suo inglese è perfettamente comprensibile. È con la sorella, che ha un nome splendido: Sephira. Lei è la calma, io sono il caos. Io sento il bisogno di avventura, lei dopo due settimane qui sente il bisogno di tornare a casa. Gli spiego che ho deciso di incontrare uno sconosciuto al giorno, e non due, proprio per migliorare le mie abilità nel decision making. E mi risponde sorridendo che per lui vale l’opposto. Di solito non penso troppo prima di scegliere, il rischio poi è proprio quello di non scegliere. Preferisco commettere un errore piuttosto che non scegliere, anche se mi rendo conto di iniziare molte cose lasciandone alcune in sospeso. Un po’ come un’ape, che vola di fiore in fiore. Ci salutiamo e torno dal mio gruppo: mi chiedono come sia andata. Rispondo e mi accorgo di aver assunto il suo stesso tono di voce.

This is Sebastian. He’s 21, he lives in Amsterdam and after finishing school he left. I’ve been to Australia, Indonesia and China. I did it to take a look outside the box. With him I feel scrutinized with curiosity and interest, he had just had a session of Tibetan massages. His tone is low and welcoming, his English is perfectly comprehensible. He was with his sister, who has a wonderful name: Sephira. She’s the quiet, I’m the chaos. I feel the need for adventure, she, after two weeks here, feels the need to go back home. I tell him that I decided to meet one stranger per day, and not two, to improve my decision-making skills. And smiling he replies that for him the opposite is true. Usually I don’t think much before choosing, the risk is that eventually you won’t make any choice. I’d rather make a mistake than fail to make a choice, even though I’m aware that I start many things and then some of them I put on hold. Just like a bee, flying from flower to flower. We say goodbye and I go back to my group: they ask me how it went. I answer, and realize that I’ve taken on his tone.
13th Aug, 2015 | 225
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13th Aug, 2015 | 225
Lei è Lisa. Cercavo un volto da fotografare tra gli alberi, in una delle zone boscose dell’isola. E incontro lei, che forse ci vive in quei boschi. I suoi colori, i suoi occhi…potrebbe essere la custode di qualche pozione magica, di qualche segreto del bosco: una strega moderna. Ha un lungo vestito verde smeraldo e anfibi neri. Poi scopro che in quei boschi non ci vive, ma è di Bari. Si trova allo Sziget per accompagnare il fidanzato fotografo. E che nel futuro, una volta definite alcune variabili, ci sarà Londra, oppure Vancouver. Lei è Lisa ma in realtà si chiama Isabella. Quando l’ha scoperto era già grande. Ed è stato uno shock.

This is Lisa. I was looking for a face to photograph among the trees, in one of the wooded areas of the island. And I meet her, who maybe lives in those woods. Her colors, her eyes… she may as well be the guardian of some magic potion, or of some woodland secret: a modern witch. She’s wearing a long, emerald-green dress and black combat boots. Then I discover that she doesn’t live in these woods, she’s from Bari. She’s at Sziget with her boyfriend, a photographer. And in the future, once some variables are resolved, there will be London, or maybe Vancouver. She’s Lisa, but her actual name is Isabella. When she found that out she was already a grownup. It was shocking.
12th Aug, 2015 | 224
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12th Aug, 2015 | 224
Lei è Reka. Sono circondato da un’infinità di gente. Sziget: la chiamano l’isola della libertà e lei mi sembra nel mood giusto. La noto subito fuori dalla tenda mentre si veste. La incontro di nuovo e la scelgo di fronte a un palco che suona musica rap ungherese. Mi dice immediatamente di sì. E quel sì mi colpisce, un sì immediato, un sì non mediato. Lo voleva fare e l’ha fatto. Negli ultimi anni ho dovuto dire di no a molte cose. Forse a causa della rigida educazione ricevuta. Nell’ultimo anno sono più aperta, farò esperienza di tutto ciò che vorrò provare. Ora sento di vivere pienamente. Con lei, provo sicurezza e determinazione, ma non ostentazione. Poteva presentarsi raccontandomi dei suoi studi, del fatto che tra poco inizierà Ingegneria Logistica all’università, ma è questo che ha scelto di rivelarmi. È l’unica dall’inizio del progetto ad avermi scritto nella liberatoria Agosto per intero.

This is Reka. I’m surrounded by a mass of people. Sziget: they call this the island of freedom, and she seems to be in the right mood. I notice her just outside the tent while she’s dressing. I meet her again and choose in front of a stage where they are playing Hungarian rap music. She immediately accepts. And I’m struck by that yes, it’s an immediate yes, not at all mulled over. She wanted to do it, and she did it. In the last few years I had to say no to a lot of things. Maybe because of the strict education I received. In the last 12 months I’ve been more open, I will experience anything I want to try. Now I feel like I’m living to the fullest. With her I sense self-confidence and determination, but not ostentation. She could have introduced herself telling me of her studies, that soon she’ll start Logistic Engineering at University, but this is what she chose to disclose to me. She’s the only one, since the beginning of this project, to write August in full on the consent form.
11th Aug, 2015 | 223
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11th Aug, 2015 | 223
Lui è Moshe. Sono di fronte alla sinagoga di Budapest. Fa caldo e decidiamo di riposarci un po’ sotto un albero. Nello stesso momento qualcuno intona quella che sembra essere una preghiera, o un canto religioso. Indossano tutti pantaloni neri, camicia bianca e la kippah e cantano insieme. In contatto con quel momento, la sensazione è che le voci diventino una. Nel gruppo noto lui, canticchia un po’ meno intensamente ma accompagna la melodia dondolandosi dolcemente a destra e a sinistra. Mi avvicino e accetta. Siamo di New York. Io sono un Travel Agent; loro sono il mio gruppo. Siamo in pellegrinaggio. A qualche mese di distanza, di nuovo New York. In qualche modo mi sembra meno lontana. E mentre mi perdo cercando nel suo volto i frammenti della strada in cui vive, del panorama e dei rumori che lo circondano, scopro che quel canto era una preghiera. Incita alla vita comunitaria, allo stare insieme per affrontare i momenti di crisi come questo. Sicuri che tempi migliori arriveranno. Mi allontano, portando via un senso di dondolante New York. Accanto alla Sinagoga c’è un maestoso albero d’acciaio. È l’albero della vita, un salice piangente in memoria delle vittime ungheresi dell’Olocausto. Quando soffia il vento e ti fermi ad ascoltare, ad ascoltarti, senti le foglie che si sfiorano producendo un suggestivo e intenso tintinnio. Sono le lacrime che fanno rumore.

This is Moshe. I’m in front of Budapest’s synagogue. It’s hot and we decide to rest for a while under a tree. At that moment someone starts singing what seems to be a prayer, or a religious chant. They’re all wearing black trousers, white shirts and kippahs. And they’re all singing together. Concentrating on that moment, the impression is that all voices become one. Out of the group I notice him, his singing is less intense, but he’s swinging softly in tune with the melody. I approach him and he accepts. We’re from New York. I’m a Travel Agent, they’re my group. We’re on a pilgrimage. Months later, New York again. Somehow it seems less far away. And while I lose myself in his face, looking for fragments of the street he lives in, of the landscape and noises surrounding him, I discover that that chant is a prayer. It calls for more community, to stand together to face difficult moments like these. Confident that better times are ahead. I leave, bringing with me the sense of a swinging New York. Near the Synagogue there’s a majestic steel tree. It’s the tree of life, a weeping willow in remembrance of the Hungarian victims of the Holocaust. When the wind is blowing and you stop to listen, to listen to them, you can hear the leaves brushing against each other, producing a suggestive and intense tinkling. It’s the tears making noise.
10th Aug, 2015 | 222
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10th Aug, 2015 | 222
Lui Boy. È in vacanza qui. Arriva dall’Olanda, ma è thailandese. Full thai, come dice lui. Lo noto insieme ad una famiglia di olandesi, tutti altissimi e biondissimi. E poi c’è lui, con il cappellino all’insù e un giovanile stile hip-hop. Vengo coinvolto in un piacevole atteggiamento di apertura: siamo nati e cresciuti a migliaia di km di distanza, ma la sensazione è che siamo molto complici. Mi racconta di aver lasciato la Tailandia con la mamma quando aveva 10 anni. Ora ne ha 37, ma ne dimostra 25. Lo sa, e ne ride soddisfatto. Mi piacciono le persone aperte e positive. Ma non sono sempre stato così. C’è stato un prima, e un poi. Prima ero 87kg, viziato, sempre sul divano a giocare ai videogame. Ero chiuso, non mi piaceva la gente, non mi piaceva uscire per fare cose. Poi è arrivato il poi. E sono rinato. C’è soddisfazione in queste parole, ma anche qualcos'altro. Quasi come se mi stesse dicendo: Sono rinato, ma forse ho iniziato davvero a vivere pienamente. Ma eravamo al poi. Poi cosa è successo? Poi ho rotto una relazione che durava da tempo dopo aver scoperto via FB che la compagna mi tradiva. È in quel momento che ho deciso. E mentre me lo dice, il suo corpo racconta parte di quel dolore, come se ne conservasse la memoria. Il pugno sul petto chiuso e inarcato, le spalle protese in avanti. Oggi sono pieno di energia, ho uno stile di vita salutare, viaggio molto, incontro persone. Before I was closed. Now I am open. È così che descrive la differenza tra il suo prima e il suo poi. Prima di salutarci parliamo di cibo, di quanto adori il piccante e la ragazza olandese che ha conosciuto qualche mese fa.

This is Boy. He’s on vacation here. He comes from the Netherlands, but he’s Thai. Full Thai, as he says. I notice him with a Dutch family, all very tall and very blond. And then there’s him, with his baseball cap and a youthful hip-hop style. I’m included in a pleasant welcoming environment: we were born and raised thousand of miles apart, but the impression is that we are complicit. He tells me that he left Thailand with his mum when he was 10. Now he’s 37, but looks 25. He knows, and laugh with satisfaction. I like open and positive people. But I wasn’t always like this. There’s been a before, and an after. Before I used to weigh 87 kg, I was spoiled, always on the couch to play videogames. I was reserved, I didn’t like people, I didn’t like to go out and do things. Then, the after came. And I was born again. There’s a sense of satisfaction in these words, and something else as well. As if he was saying: I was born again, but maybe I really started to live life to the fullest. But we were talking about the after. What happened? After I ended a long-term relationship when I discovered on FB that she was cheating on me. It was then that I decided. And while he’s telling me, his body communicates part of this pain, as if it still remembered. The fist on his arched chest, his shoulders leaning forward. Today I’m full of energy, I have a healthy lifestyle, I travel a lot, I meet people. Before I was closed. Now I am open. That’s how he describes the difference between his before and his after. Before saying goodbye we talk about food, about how he loves spicy food and about the Dutch girl he met some months ago.
9th Aug, 2015 | 221
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9th Aug, 2015 | 221
Lui Boy. È in vacanza qui. Arriva dall’Olanda, ma è thailandese. Full thai, come dice lui. Lo noto insieme ad una famiglia di olandesi, tutti altissimi e biondissimi. E poi c’è lui, con il cappellino all’insù e un giovanile stile hip-hop. Vengo coinvolto in un piacevole atteggiamento di apertura: siamo nati e cresciuti a migliaia di km di distanza, ma la sensazione è che siamo molto complici. Mi racconta di aver lasciato la Tailandia con la mamma quando aveva 10 anni. Ora ne ha 37, ma ne dimostra 25. Lo sa, e ne ride soddisfatto. Mi piacciono le persone aperte e positive. Ma non sono sempre stato così. C’è stato un prima, e un poi. Prima ero 87kg, viziato, sempre sul divano a giocare ai videogame. Ero chiuso, non mi piaceva la gente, non mi piaceva uscire per fare cose. Poi è arrivato il poi. E sono rinato. C’è soddisfazione in queste parole, ma anche qualcos'altro. Quasi come se mi stesse dicendo: Sono rinato, ma forse ho iniziato davvero a vivere pienamente. Ma eravamo al poi. Poi cosa è successo? Poi ho rotto una relazione che durava da tempo dopo aver scoperto via FB che la compagna mi tradiva. È in quel momento che ho deciso. E mentre me lo dice, il suo corpo racconta parte di quel dolore, come se ne conservasse la memoria. Il pugno sul petto chiuso e inarcato, le spalle protese in avanti. Oggi sono pieno di energia, ho uno stile di vita salutare, viaggio molto, incontro persone. Before I was closed. Now I am open. È così che descrive la differenza tra il suo prima e il suo poi. Prima di salutarci parliamo di cibo, di quanto adori il piccante e la ragazza olandese che ha conosciuto qualche mese fa.

This is Boy. He’s on vacation here. He comes from the Netherlands, but he’s Thai. Full Thai, as he says. I notice him with a Dutch family, all very tall and very blond. And then there’s him, with his baseball cap and a youthful hip-hop style. I’m included in a pleasant welcoming environment: we were born and raised thousand of miles apart, but the impression is that we are complicit. He tells me that he left Thailand with his mum when he was 10. Now he’s 37, but looks 25. He knows, and laugh with satisfaction. I like open and positive people. But I wasn’t always like this. There’s been a before, and an after. Before I used to weigh 87 kg, I was spoiled, always on the couch to play videogames. I was reserved, I didn’t like people, I didn’t like to go out and do things. Then, the after came. And I was born again. There’s a sense of satisfaction in these words, and something else as well. As if he was saying: I was born again, but maybe I really started to live life to the fullest. But we were talking about the after. What happened? After I ended a long-term relationship when I discovered on FB that she was cheating on me. It was then that I decided. And while he’s telling me, his body communicates part of this pain, as if it still remembered. The fist on his arched chest, his shoulders leaning forward. Today I’m full of energy, I have a healthy lifestyle, I travel a lot, I meet people. Before I was closed. Now I am open. That’s how he describes the difference between his before and his after. Before saying goodbye we talk about food, about how he loves spicy food and about the Dutch girl he met some months ago.
8th Aug, 2015 | 220
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8th Aug, 2015 | 220
Lei è Lara. La noto mentre beve un estathé al limone all’ombra di un gazebo. Mi colpiscono il suo profilo e l’aria di libertà che la circonda. In parte credo che tu abbia ottenuto così tanti sì perché vai in qualche modo a toccare il narcisismo di chi incontri. Accetto, però ti avviso rimarrò di sicuro malissimo. Con il marito fa l’artigiana, costruisce giocattoli di legno sullo stile di quelli antichi. Le chiedo di mostrarmene uno, sceglie un picchio che fa su e giù su un’astina incastrata su una scatoletta di legno. Bisogna accompagnare il picchio verso la sommità dell’astina, la forza di gravità e l’attrito fanno il resto. Scende lentamente quel picchio, in un movimento ipnotico e rilassante. Ci gioco un po’, l’impressione è che la sua funzione sia anche quella di segnare il tempo. Di fermarlo forse. Nel frattempo scopro che vive a Ormea, ma è di Imperia. E che come il marito ha lasciato un lavoro per dedicarsi a questa avventura artigiana nel laboratorio di casa. E per stare il più possibile con la figlia, nata da poco. Si chiama Nina, è un portento. Ha preso le sfumature più esplosive della mia giocosità e della testardaggine di mio marito. Mentre me la descrive, ho la sensazione che Nina sia lì, non a 80 km di distanza.

This is Lara. I notice her while she’s drinking a lemon ice tea under a gazebo. I’m struck by her profile, and the sense of freedom that surrounds her. I believe that so many have accepted partly because you titillate the narcissistic side of the people you meet. I accept, but I warn you that surely I won’t come out well. With her husband she works as an artisan, she makes antique-looking toys in wood. I ask her to show me one, she chooses a woodpecker going up and down a pole fitted on a wooden box. You need to bring the woodpecker up to the top, then it’s up to gravity and friction to play their part. The woodpecker slowly comes down, in a hypnotic and relaxing way. I play with it for a while, I think one of its functions is to keep track of the time. To stop it, maybe. In the meantime I find out that she lives in Ormea, but she’s from Imperia. And that together with her husband she left her job to focus on this artisan adventure, from the lab at their house. And to spend as much time as possible with my newborn daughter. Her name is Nina, and she’s a marvel. She has my explosive playfulness and my husband’s stubbornness. While she’s describing her, I feel like Nina is there as well, and not 80 km away.
7th Aug, 2015 | 219
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7th Aug, 2015 | 219
Lei è Cecilia. Se non puoi andare in città, la città ti porterà i suoi volti. Così dopo Milano, La Spezia, Genova, New Delhi e Savona, incontro lei, di Torino. La noto infilarsi in uno dei vicoli secondari del centro storico del paese mentre parlo con una ragazza che da poco ha conosciuto 365strangers. Interrompo di fretta la chiacchierata per raggiungerla. In quella via conosco tutti tranne lei. E tra poco tramonta il sole: per quello che mi è sembrato di vedere, potrebbe avere i colori perfetti. Accetta. È a Calizzano in vacanza, ci rimarrà fino a Settembre. Nel mezzo però ci infilo una settimana a Dublino. Guardando da vicino, mi rendo conto di aver avuto ragione poco prima. In quell’ora del giorno, con il sole che tramonta, i suoi colori si accendono in maniera ancora più intensa. Le lentiggini, gli occhi e i capelli sembrano prendere in prestito un po’ di quella caratteristica luce dorata. E in quell’atmosfera mi racconta di voler diventare neuropsichiatra infantile: mi piacciono i bambini…mi incuriosisce il loro modo di vedere e comprendere il mondo. E quando c’è qualcosa che non va, mi piacerebbe imparare ad esserci per loro.

This is Cecilia. If you can’t go to the city, the city will bring its faces to you. So after Milan, La Spezia, Genoa, New Delhi and Savona, I meet her, from Turin. I notice her when she slides into one of the secondary alleys of the old town while I’m talking with a girl who recently had come to know 365strangers. I quickly stop our conversation to reach her. In that street she was the only one I didn’t know. And soon the sun will set: as far as I could see, she might have the perfect colors. She accepts. She’s on holiday in Calizzano, she’ll stay here until September. But I’ll also go to Dublin for one week. Looking closely, I realize that I was right. This time of the day, with the sun setting, her colors become brighter, more intense. Her freckles, eyes and hair seem to borrow some of that peculiar golden light. And in this ambiance she tells me that she wants to become a Pediatric Neuropsychiatrist: I like children…I’m curious about the way they see and understand the world. And when something’s not right, I’d like to learn how to be there for them.
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Lui è Lorenzo. Lo noto mentre aspetto il mio turno rilassato e un po’ addormentato su una delle comode e scure poltroncine del barbiere che provo per la prima volta. Mi incuriosisce il coinvolgimento con cui vivo i saloni dei parrucchieri. Di sicuro il livello di coscienza diminuisce: mi perdo completamente in altri luoghi. Somiglia ad uno stato dissociato, e non riesco a dire di esserci per davvero. Mai. Lo guardo mentre inizia ad accorciarmi i capelli. Lo fa lentamente, con cura e concentrazione. L’impressione è che ci sia profondo rispetto e amore in quello cha sta facendo. E decido che oggi tocca a lui. Sei barbiere o parrucchiere? Preferisco essere chiamato barbiere. Che poi non lo considero un Lavoro: il Lavoro, per come ci hanno insegnato, è qualcosa di faticoso e logorante. Per me questo non ha nulla di tutto ciò. È un mestiere ed è quello che voglio fare. Anche se devo ancora finire di studiare. Al mattino indosso il camice da officina, al pomeriggio quello da barbiere. Ha 19 anni e studia all’ITIS. L’anno scorso ho incontrato questo mestiere incoraggiato da mio cugino. Da allora non ho più smesso e voglio migliorare. Come mio cugino. Lui è un maestro. Mi porta queste parole sostenute da orgoglio e speranza, mentre lo stesso cugino è di fianco a noi impegnato con un cliente a discutere di fantacalcio. Sono stato ad un corso di formazione. Ci hanno raccontato le origini di questo mestiere. Si pensa all’Impero Romano. E addirittura agli Egizi. Passione, freschezza, rispetto, amore, obiettivi, allegria, complicità, stimoli, gratificazione. In un’ora riassunti tra forbici e rasoi i principali aspetti di un lavoro salutare e motivante. O di un mestiere, come dice lui.

This is Lorenzo. I notice him while I’m waiting for my turn, relaxed and a bit sleepy, sitting on one of the comfortable and dark armchairs at the barber shop I’m visiting for the first time. I’m intrigued by the way I live hair saloons. Surely, my awareness level is lower: I totally lose myself in other places. It’s similar to a dissociative condition, and I can’t say I’m really there. Never. I look at him while he starts cutting my hair. He works slowly, with care and concentration. The impression is that he puts a lot of love and respect in what he does. And I decide that today it’s his turn. Are you a barber or a hairdresser? I prefer to be called a barber. And to be fair I don’t consider this a Job. I was taught that a Job is something tiring and wearing. To me, this has nothing to do with it. It’s a profession and it’s what I want to do. But I still need to finish my studies. In the morning I wear my workshop coat, in the afternoon my barber coat. He’s 19 and studies at a technical college. Last year I met this profession thanks to my cousin. I haven’t stopped ever since, and I want to get better. Like my cousin. He’s a maestro. He says these words with pride and hope, while that same cousin is engaged in a conversation about fantasy football with a client. I went to a training course. They told us about the origins of this profession. It dates back to the Roman Empire, maybe even the ancient Egypt. Passion, candor, respect, love, goals, joy, complicity, inspiration, gratification. In one hour, between scissors and razors, the description of a healthy and motiviting job. Or profession, as he says.
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Lei è Eugenia. Siamo a spiaggia, la noto sdraiata sulla sabbia con altre 3 persone. Amici. Mentre scrivo mi rendo conto che alcuni mesi fa sarebbe stato più difficile avvicinarmi. Ripenso a Lorena e alla stazione di Savona. Oggi no. Mi avvicino sereno, è importante per me avere il suo sì e il gruppo non mi intimorisce. Accetta. Vive a Genova e studia Ingegneria Edile e Architettura. Non sono tanto per la costruzione ma per la ristrutturazione. Lì in mezzo alla spiaggia, in qualche modo restiamo sospesi, le domande generano risposte poco fertili per successive domande. Sento una sorta di blocco, più o meno tra la schiena e lo stomaco. O forse nella gola. Chissà se lo sentiva anche lei. Avrei potuto chiederglielo. E mi trovo a farle un’altra domanda, questa volta quella giusta. Ho viaggiato molto nella vita. I miei da piccola mi portavano con loro nei loro viaggi. Se dovessi esprimere un desiderio dopo l’Università vorrei partire: zaino in spalla, nessuna meta particolare. È la mia condizione naturale. Sono una scout. È la mia settimana degli scout.

This is Eugenia. We’re at the beach, I notice her lying on the sand with other 3 people. Friends. Writing, I realize that a few months ago it would have been more difficult for me to approach her. I think about Lorena and the Savona train station. Today will be different. I approach them serenely, to me her acceptance is important, and the group doesn’t scare me. She accepts. She lives in Genoa and she studies Construction Engineering and Architecture. I’m not very interested in construction, I prefer renovating. There, in the middle of the beach, somehow we find ourselves hanging, the questions generating infertile answers. I feel a sort of block between my back and my stomach. Or maybe in my throat. I wonder if she felt it as well. I should have asked her. And I find myself asking her another question, this time the right one. I traveled a lot in my life. My parents when I was little used to take me with them on their travels. If I had to make a wish, I’d like to leave for a journey when I’m done with Uni: backpack and no destination in particular. It’s my natural condition. I’m a scout. It’s my scout week.
3rd Aug, 2015 | 216
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3rd Aug, 2015 | 216
Lui è Guredev. Conosce un po’ l’italiano e un po’ l’inglese, così l’incontro assume una modalità originale. Ci incontriamo nel ritmo lento di parole scandite ad una ad una e soprattutto in scambi di sguardi e gesti. Al di là del volto, della camminata molleggiata e dell’atmosfera che trasporta con sé mi colpiscono alcuni suoi oggetti. Indico il braccialetto d’acciaio senza apertura, e mi spiega che ce l’ha da quando era bambino: mi aiuterà nella vita a tenere distanti le cose nocive: alcol, tabacco, uova, carne di maiale. Indico il coltellino d’acciaio lucente che ha legato alla cintura. Devo usare in caso di difesa. Sono simboli religiosi, come il turbante e la barba. Non l’ho mai tagliata, e non lo farò mai. Crescerà naturalmente per sempre. Lavora nel maneggio della stranger incontrata alcuni giorni prima, ha lasciato l’India 4 anni fa ed è alto poco meno di 2 metri. In India ci sono mia moglie e mio figlio. Un giorno mi raggiungeranno. Mentre me lo dice, sorride appena appena e da in piedi incrocia le gambe portando le braccia dietro la schiena. Mani congiunte. L’energia che emana è dolce e tenera, sembra dirmi: ecco: sono questo. Un po’ come fanno i bambini orgogliosi di fronte ad altri sguardi. Siamo sul non verbale, lo noto più di altre volte e mi viene voglia di provare a comprendere meglio l’effetto che quella posizione ha su di me. Così la faccio mia. Sa di timidezza, di protezione, di brio, ma anche di voglia di essere visti. Tutte cose mie, non le ho esplorate con lui.

This is Guredev. He knows a bit of italian and a bit of english, so this encounter assumes an original flair. We meet in the slow cadence of individually articulated words, but most of all in our exchanges of looks and gestures. Besides his face, his springy stroll and the aura he brings with him, I’m struck by some of his things. I point at his steel bracelet with no opening, and he explains that he’s had it since he was a child: it’ll help me in life to stay away from harmful things: alcohol, tobacco, eggs, pig meat. I point at the shimmering steel knife hanging from his belt. To use for personal defence. They are religious symbols, like the turban and the beard. It’s never been cut. I’ll never do it. It’ll grow naturally, forever. He works at the stables of the stranger I met a few days ago, he left India 4 years ago and he’s almost 2 metres tall. In India I have my wife and my son. Someday they’ll come here as well. While he’s telling me this, he smiles and, standing, crosses his legs and brings his arms behind his back. Conjoined hands. The energy he emanates is sweet and gentle, as if saying: here I am, I’m like this. Almost like the children do, proud in front of strangers. All is non-verbal, I notice it more than in other occasions, and I want to try to understand the effect that this position is having on me. So I make it my own. It feels like shyness, protection, vivacity, but also longing to be seen. These are all mine, I didn’t explore them with him.
2nd Aug, 2015 | 215
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2nd Aug, 2015 | 215
Lui è Luca. È appoggiato ad un muro, sta aspettando un amico e accetta ancora prima che io riesca a raccontargli del progetto. Mi colpiscono i suoi grandi occhi azzurri e l’anello al naso. Ma anche il contrasto tra la sensazione che ho di lui appoggiato a quel muro e quella con cui me ne vado. Così forte da chiamarla trasformazione. Seriosa prima, amichevole e spassosa poi. Con mia sorella vorremmo aprire qualcosa insieme, vista la passione comune: ci piacciono le piante che fanno ridere. L’idea è quella di aprire un negozio specializzato per fumatori. Lavora alla Tirreno Power, ma è in cassa integrazione da 18 mesi. Me lo dice ed è l’unico momento in cui sorride un po’ di meno. Di meno però, con lui non ho mai smesso di sentire positività ed energia. Gli faccio notare che sarebbe un gran colpo se lo Stato legalizzasse, ma non mi sembra convinto. Mi risponde: ormai non mi fido più dello Stato. Con lui sento complicità e una sensazione gioiosa, che celebriamo con un fresco aperitivo. L’anno prossimo vengo con te a fare questo progetto…mi sembra di intuire che sia un ottimo modo per approcciare.

This is Luca. He’s leaning against a wall, waiting for a friend, and accepts before I even have the time to explain the project. I’m struck by his big blue eyes and the nose ring. But also by the contrast between the sensation I get from him leaning against that wall and the one I leave with. So strong that I may call it a transformation. At first serious, then friendly and hilarious. With my sister we’d like to open something together, we have a common passion: we both like the plants who make people laugh. The idea is to open a shop for smokers. He works for Tirreno Power, but he’s been on redundacy payment for 18 months. He tells me, and this is the only moment when he smiles a little less. But just a little, with him I never failed to feel positivity and energy. I point out how great it would be for him if the government legalized it, but he doesn’t seem convinced. He replies I don’t trust the Government anymore. With him I feel complicity and a joyful sensation, which we celebrate with a cold drink. Next year I’ll follow you with this project… it seems to me it’s a great way to meet people.
1st Aug, 2015 | 214
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1st Aug, 2015 | 214
Lei è Simona. La noto a pranzo seduta al tavolo con la famiglia. È girata di schiena, cerco di guardarla meglio per capire se sia una donna matura o una giovane ragazza. Più tardi avrò la risposta. Mi colpisce il modo in cui indossa l’eleganza in pochi e semplici dettagli: camicetta bianca, una lunga e velata gonna blu, orecchini di perla. Pochi ma essenziali elementi. Ho in mente una parola: classe. La incontro di nuovo, alcune ore più tardi, in una via del paese mentre passeggia con una sua zia. La zia non accetta, lei sì. Studia giornalismo a Milano, la sua passione è la moda. Sento che è la mia strada. Con i miei avevamo concordato un anno di prova, io sono molto determinata. Così a settembre inizio il secondo anno. Siamo seduti sotto alcuni tigli e l’impressione è che sia lì, in quell’ombra, in contatto con quegli elementi della natura e con qualcos'altro di più sottile che ci incontriamo, sostenuti da un piacevole e fresco clima confidenziale. Poi una verde cavalletta le si posa sulla gonna blu. E ci resta lì, immobile. Lei reagisce con una lieve e buffa smorfia. Gliela sposto delicatamente chiedendole il permesso. E dopo poco ci salutiamo. Tutto naturale e spontaneo. Me ne vado con la risposta alla mia prima domanda: è entrambe le cose.

This is Simona. I notice her at lunch, sitting at the table with her family. She’s sitting with her back towards me, so I try to have a better look to see if she’s a mature woman or a young girl. Later I’ll have my answer. I’m struck by the way she manages to look elegant with a few simple details: a white blouse, a long, veiled blue skirt, pearl earrings. Few but essential elements. I’ve got a word on my mind: class. I meet her again a few hours later in the street while she’s having a walk with her aunt. Her aunt doesn’t accept, she does. She studies Journalism in Milan, her passion is fashion. I feel this is my path. With my parents we had agreed for a one-year trial period, I’m very determined. So in September I’ll start my second year. We’re sitting under some linden trees, and the impression is that it’s there, in that shadow, in touch with nature and with something fainter that we meet, sustained by a fresh and pleasant intimacy. Then, a green grasshopper lands on her blue skirt. And stays there, still. She reacts making a delicate funny face. I move it aside asking for her permission. And after a while we say goodbye. Everything normal and sincere. I leave with an answer to my first question: she’s both.
31st Jul, 2015 | 213
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31st Jul, 2015 | 213
Lui è Francesco. Ha la classica divisa da boy scout, non mi sono mai confrontato con uno di loro direttamente, e decido di farlo. Stava accompagnando un ragazzo dalla guardia medica, si era appena rovesciato dell’acqua bollente su una gamba. Una volta usciti si avvicina e mi dice dai, ci hai aiutati e noi aiutiamo te. Rimango subito colpito dalla professionalità con cui mi racconta della vita nel campo, degli obiettivi, delle tappe e della struttura della comunità. Abbiamo ragazzini dai 12 ai 16 anni, e l’obiettivo principale credo sia quello di sostenerli nel vivere un’esperienza in autonomia. Vive a Genova, ha una laurea in Economia Marittima, nella vita si occupa del controllo qualità merci che vengono imbarcate sule navi. Ma me ne parla per pochi istanti, in un attimo finisce di nuovo agli scout, al fatto che il campo base in questo momento abbia 30 ragazzi, che tra i capi c’è la sua fidanzata. Non è semplice coniugare lavoro e quello che per noi è volontariato. Per fortuna abbiamo questa passione comune, e le ferie le passiamo così. Per noi è molto gratificante. L’impressione con lui è che le sfumature di questo impegno declinino davvero la sua vita. E mi colpisce la profonda passione con cui si racconta, calore che vedo riflesso anche negli occhi del ragazzino nel frattempo medicato dalla Guardia Medica del paese. Abbiamo uno sfondo cattolico. Gesù ci ha detto di stare insieme e trattare gli altri come fossimo noi stessi. Credo molto in questa cosa. E somiglia un po’ a quello che sta succedendo tra di noi. Tu hai aiutato noi, noi aiutiamo te.

This is Francesco. He’s wearing the classic scout uniform, I never confronted myself directly with one of them, so I decide to do it. He was accompanying a boy to the doctor on call, he had just spilled boiling water on his leg. Once outside he approaches me and tells me come on, you helped us, so we help you. I’m immediately struck by the competence with which he tells me about life in the camp, their goals, their stops, and the structure of the Community. We have young people, aged 12 to 16, and our main goal I believe is to help them live an experience on their own. He lives in Genoa, he has a degree in Maritime Economy, at work he checks the quality of the goods embarked on ships. But he tells me in just a few seconds, then he’s back to the scouts, to the fact that at the moment the base camp counts 30 people, that among the chiefs there’s his girlfriend. It’s not easy to combine our jobs and what we perceive as voluntary work. Luckily we have this passion in common, and we spend our holidays like this. We find it very gratifying. The impression with him is that this duty truly influences his life. And I’m struck by his deep passion when he talks about it, a warmth that I see reflected in the eyes of the young boy, who in the meantime has been treated by the doctor on call. Our background is Catholic. Jesus told us to stay together and treat others as they were ourselves. I truly believe in this. And it’s just as it happened between us. You helped us, we help you.
30th Jul, 2015 | 212
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30th Jul, 2015 | 212
Lui è Andrea. Mi colpiscono i suoi colori mentre sale sulla scalinata di un bar del paese. È con la compagna, stanno mangiando un gelato. Lo sapevo che avresti notato lui. Ci sono abituata. Lo fermano spesso in giro. E nel frattempo ride. È così che vengo accolto, e quando vieni accolto da sorrisi e battute, tutto diventa più semplice. Anche oggi che ho il collo bloccato. Siamo di La Spezia, passeremo le nostre vacanze qui, al fresco. Ci incontriamo con un livello di energia alto e giocoso, per alcuni istanti ho la sensazione che siano particolarmente sorpresi da questo incontro. Mi racconta di amare la cucina, non quella da baraonda, ma quella emozionale e sentimentale. Mi piace l’aspetto emotivo della cucina. il mio sogno è di aprire un ristorante per una decina di persone, e curare nel dettaglio ogni portata. Ha vent’anni e sta cercando lavoro, possibilmente lontano da La Spezia. Non credo sia indispensabile passare attraverso qualche scuola per imparare questo mestiere. Forse ha ragione lui, visti i tempi. Non ho un piatto preferito, ma se mi chiedi quello che amo di più ti rispondo il pesce. È veniale ma ti rispondo il pesce.

This is Andrea. I’m struck by his colors while he’s going up the stairs of a local bar. He’s with his girlfriend, they’re eating ice-creams. I knew you would notice him. I’m used to it. He often gets stopped when we’re out. She tells me laughing. I’m welcomed like this, and when you’re welcomed with smiles and jokes, everything gets easier. Even today that I have a stiff neck. We’re from La Spezia, we’ll spend our holidays here, where the weather is cooler. We meet at a high and playful energy level, for some time I feel like they’re quite taken aback by this encounter. He tells me he likes cooking, not the chaotic kind, but the emotional and sentimental kind. I like the emotional aspect of cooking, my dream is to open a restaurant for just 10 people at a time, and to take care of every detail of every dish. He’s 20 and he’s looking for a job, possibly far from La Spezia. I don’t believe it is necessary to study in some School to learn this profession. Maybe he’s right, considering the times we’re living. I don’t have a favorite dish, but if you ask me what I love more, my answer is fish. It’s venial, but my answer is fish.
29th Jul, 2015 | 211
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29th Jul, 2015 | 211
Lui è Edoardo. Ha una camicia nera abbottonata fino all’ultimo bottone, e passeggia tranquillo in una delle vie centrali di Savona. Vive in un collegio a Mondovì, poco distante dall’Istituto Alberghiero che frequenta. Porta con sé qualcosa di musicale; glielo dico, e mi risponde che …in effetti la cucina è una passione mi appartiene sin da ragazzino, le mie reali passioni sono la musica e la scrittura, anche se ultimamente mi sto interessando anche al teatro. E tutto questo il suo corpo lo suggerisce chiaramente. Mi racconta molte cose interessanti, sostenuto da una presenza appassionata e coinvolgente, fino a confidarmi di essere timido, e di preferire altri mezzi comunicativi al linguaggio parlato: non sono le parole il mio primo mezzo espressivo. Scrivo canzoni e testi. Con un’amica abbiamo un accordo, lei mi suggerisce dieci punti-stimol e io a partire da quelli costruisco storie. Dal primo momento che l’ho visto l’ho immaginato come un musicista, e mi colpisce il modo con cui aspetti classici e contemporanei abbiano trovato il modo di convivere in lui. Un buon mix, che mi porta a fantasticare sulle sue potenzialità artistiche. Non ne posso fare a meno e, se è così, deve avere un senso. Ci salutiamo, dopo aver conosciuto e incontrato i suoi genitori. E mentre mi allontano mi accorgo pensare a chi mi ha detto che spesso la timidezza non è altro che il modo che abbiamo trovato per sopravvivere a chi ci ha imposto di fare silenzio.

This is Edoardo. He’s wearing a black buttoned-up shirt, and he’s walking quietly in one of the central streets of Savona. He lives in a boarding school in Mondovì, not far from the Catering Institute where he studies. He carries with him something musical, I tell him and he replies that …in fact, cooking used to be a passion of mine when I was younger, my real interests are music and writing, even if lately I’ve developed an interest for the theater as well. And all of this is perfectly reflected by his body. He tells me many interesting things, supported by a passionate and engaging presence, and then he reveals to me that he’s shy, and that he prefers other communicative means rather than the spoken language: words are not my chosen means of expression. I write songs, and lyrics. With a friend we have come up with an agreement: she suggests ten points-stimuli and I make up stories starting from them. From the very moment I saw him I’ve imagined him as a musician, and I’m struck by the way classic and modern aspects somehow coexist in him. A good mix, which inspires me to daydream about his artistic potential. I can’t help it, and if it is so, it must mean something. We say goodbye, after meeting his parents. And while I leave I find myself thinking about someone who told me that often shyness is nothing but the way we found to survive to those who silenced us.
28th Jul, 2015 | 210
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28th Jul, 2015 | 210
Lei è Eleonora. Con il compagno gestisce un allevamento di cavalli. La noto all’int