davide buscaglia

Parigi - Basta accorgersene


Cinque giorni a Parigi e non ho visto la Tour Eiffel. Cinque giorni a Parigi per incontrare altro. È la prima sera, cammino per strada e mi accorgo di una sensazione particolare. Dev’essere strano vivere qui, penso. Strano in che senso? Strano nel senso che immediatamente appare come una città troppo grande, ampia, vasta e sconosciuta per poter essere percepita come propria da chi la vive, ma nel preciso momento in cui lo sostengo, mi accorgo che non è vero. Gli angoli scuri delle strade, i vertici dei tetti, i confini degli edifici, le luci calde delle finestre, le schiere di camini, le vie senza fine, tutto si presenta come familiare. Parigi ha una personalità così potente da coinvolgerti, passa inosservata suggerendoti delicate sensazioni di appartenenza. Ti sembra di riconoscere ogni suo angolo, anche se sai di non essere mai passato da lì. Riconosci qualcosa di tuo in ogni sua linea, in ogni suo punto. È un terreno inesplorato e presente, è un ossimoro, un paradosso, un elegante e ambiguo soffio di vento. Ma c’è altro: sinistra e familiare mi colpisce il fatto che difficilmente rassicura, è distante ma sai che c’è, presente nella distanza in contatto con il tuo io più profondo. È qui che me ne accorgo, è qui che si rivela a me. Ciò che sento e percepisco somiglia a una dinamica psicologica importante, onnipresente e a volte così lontana da sembrare inaccessibile: l’incoscio, l’es. Sì, quello immediatamente al di sotto della soglia di coscienza, quello che si rivela nei sogni, e in molte delle nostre azioni quotidiane. Per esplorarlo devi entrarci dentro, sicuro di incontrare il meglio e il peggio di te. Oltre alle difese Parigi ti accoglie, si espone mettendosi in mostra e se la incontri senza paura, disposto a sporcarti le mani, succede che trovi una parte di te nascosta nel buio della metropolitana, chino nell’asfalto rosso e umido. L’ho visitata soprattutto di notte, nel rosso e nello scuro delle Rue, nel rigido gelo di una giornata d’inverno. Le distanze fra gli oggetti sembrano accentuate, anche quando il confine che li divide non è davvero ampio e tutto sembra fluido e infinito. Parigi è inconscio perché ne subisci il fascino, ne percepisci il richiamo e anche se decidi di non guardare sono loro a fare la prima mossa, a venire a te. Silenziosamente arriva, lentamente ti accorgi di lei quando era già lì. C’è un pezzo di Parigi in ognuno di noi. Basta accorgersene.

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